Superati i ricoveri di marzo in Veneto, ospedali in allarme rosso

Oltre 2700 degenti tra area non critica e rianimazioni, stretta sull’attività clinica Zaia: «Minaccia in agguato, è illusorio sperare che l’epidemia svanisca a breve»  

VENEZIA. A dispetto della fascia gialla di “rischio moderato” riconosciuta al Veneto, la pressione sul sistema di cura non concede tregua e valica l’entità di ricoveri registrati nel marzo scorso, all’apice della prima ondata Covid.

Nelle ultime ventiquattr’ore i degenti hanno superato complessivamente quota 2700 e il loro afflusso nell’area non critica ha superato le 2400 unità, elevando così al grado rosso l’allerta del sistema ospedaliero. È la soglia massima contemplata dal piano di sanità pubblica e prevede, tra l’altro, la sospensione dell’attività ordinaria negli “hub” dei capoluoghi, chiamati a fornire ulteriori posti letto agli infetti garantendo esclusivamente l’attività di emergenza.

«Questa dinamica è la risposta più esauriente a quanti persistono nel sottovalutare la minaccia e magari festeggiano lo scampato pericolo. Abbassare la guardia in questa fase sarebbe un errore fatale», è il commento di Luca Zaia in apertura del briefing a Marghera.


Certo, il raffronto con la prima fase dell’emergenza spaventa e così l’entità dei contagi (oltre 125 mila quelli “scovati” finora dai tamponi, con incrementi quotidiani nell’ordine delle 2-3 mila unità) tuttavia a determinarne l’espansione concorre un fattore primario: «A primavera due mesi abbondanti di lockdown ridussero la circolazione e i rapporti sociali, riducendo lo spazio vitale al Covid. Cadute le barriere, il pericolo di affollamenti è in agguato e gli esercenti mi segnalano clienti che trascorrono ore al bar a chiacchierare senza la mascherina, sprigionando un aerosol infettivo. È vero che il 97% dei positivi al test è asintomatico ma, visti i grandi numeri, la quota restante è sufficiente e innescare focolai».

Nel tentativo di prevenirli, oggi il governatore prorogherà al 3 dicembre l’ordinanza concordata con Friuli ed Emilia che prevede la chiusura dei negozi nei festivi e degli outlet per l’intero week end: «Nessun divieto ulteriore, semmai qualche aggiustamento, domani si conclude la fase di test con i medici di base e cerchiamo di reinterpretare al meglio le misure nel rispetto di chi lavora ma anche della salute pubblica». Probabile qualche spiraglio sul versante commerciale.

Pausa natalizia? Curva in rallentamento? Zaia ventila una terza ondata: «È un virus stile montagne russe, aggredisce, si placa e riappare, illusorio sperare che svanisca nel breve periodo». Nel frattempo vi sono località sottoposte a vilaganza speciale, da Auronzo alle vallata vicentine dell’Agno, dove la promiscuità riaccende il contagio: «Il numero di positivi è preoccupante, ne ho parlato con i sindaci, non escludiamo il ricorso a microzone rosse temporanee accompagnate da screening di massa».



Certo è che l’epidemia consegna un’eredità tragica - oltre 3300 le vite spezzate - e in proposito, Azienda Zero ha diffuso un report che puntualizza la “mappa” dei decessi dal 21 febbraio al 17 novembre: a spiccare è la mortalità in area ospedaliera non critica (oltre il 56% del totale) che include tuttavia molti anziani provenienti dalle case di riposo dove, peraltro, l’incidenza diretta sfiora il 23%; sensibile ma contenuta la mortalità nelle rianimazioni (14,2%); modeste, nell’ordine dei due/quattro punti, le percentuali riguardanti i malati negli ospedali di comunità e quelli, perlopiù cronici, curati a domicilio.



La speranza, allora, è rivolta al vaccino, una partita decisiva che vedrà protagoniste personalità venete quali Giorgio Palù (il virologo designato alla presidenza dell’Agenzia del farmaco) e Francesca Russo, il capo del dipartimento prevenzione inclusa nel comitato “strategico” del commissario Arcuri. Così il governatore ribadisce la volontà di sottoporsi a vaccinazione ma, a fronte del rifiuto espresso al riguardo dal microbiologo Andrea Crisanti, spegne ulteriori motivi di attrito: «La mia decisione non è assolutamente una risposta al professore e lo dico anche nel rispetto delle sue posizioni. Dispiace che una scelta convinta e personale sia stata malamente fraintesa». —


 

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