Nuovo dpcm: il Veneto è zona gialla, quella più soft: ecco cosa si può fare

Il premier Giuseppe Conte e il governatore Luca Zaia

Molti positivi, ma una ottima rete ospedaliera che regge ancora l'urto dei ricoveri. Zaia: "Si deve tener conto delle migliaia di test rapidi, con quelli l'indice Rt scende".

VENEZIA. Il Veneto rientra in area gialla, si tratta della misura più soft prevista. E' stata una giornata di frenetica attesa per la definizione ufficiale del colore assegnato alle Regioni. L'Italia è stata divisa in tre zone. Sparisce la verde visto che non ci sono aree d'Italia  dove la situazione non preoccupa.

Queste le misure previste dal dpcm nelle zone qualificate come «area gialla»:

Vietato circolare dalle ore 22 alle ore 5 del mattino, salvo comprovati motivi di lavoro, necessità e salute. Raccomandazione di non spostarsi se non per motivi di salute, lavoro, studio, situazioni di necessità. 

Chiusura dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi ad eccezione delle farmacie, parafarmacie, punti vendita di generi alimentari, tabaccherie ed edicole al loro interno. Chiusura di musei e mostre.

Didattica a distanza per le scuole superiori, fatta eccezione per gli studenti con disabilità e in caso di uso di laboratori; didattica in presenza per scuole dell’infanzia, scuole elementari e scuole medie. Chiuse le università, salvo alcune attività per le matricole e per i laboratori.

Riduzione fino al 50% per il trasporto pubblico, ad eccezione dei mezzi di trasporto scolastico.

Sospensione di attività di sale giochi, sale scommesse, bingo e slot machine anche nei bar e tabaccherie. Chiusura di bar e ristoranti alle ore 18. L’asporto è consentito fino alle ore 22. Per la consegna a domicilio non ci sono restrizioni. 

Restano chiuse piscine, palestre, teatri, cinema. Restano aperti i centri sportivi.

Il primo commento di Zaia

“La classificazione delle Regioni in diverse aree non deve scatenare una guerra tra poveri. Non è il caso di pensare adesso che ci siano primi della classe e sfortunati. Per quanto riguarda il Veneto, la nostra classificazione in area gialla dimostra che fino ad ora, ripeto fino ad ora, il sistema di gestione e il modello sanitario hanno tenuto”.

Inizia così il primo commento del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, sulle comunicazioni del premier Conte.

“Per tutti noi – ammonisce Zaia – non è un punto di arrivo, ma di partenza, perché il rischio che la situazione possa peggiorare è dietro l’angolo”, “Per evitare un cambio di area – aggiunge il governatore – è necessario che ci impegniamo tutti con l’uso ossessivo della mascherina, con il distanziamento evitando ogni possibile forma di assembramento, con l’igienizzazione costante delle mani".

"Sono sfide semplici da affrontare per ognuno di noi, ma che ci permetteranno di fare un grande lavoro di squadra”. “Ora la partita è nelle nostre mani – prosegue Zaia. La sanità ha bisogno di tutti noi, perché non possiamo correre il rischio di mandare in crisi gli ospedali”. “La sfida e il futuro della nostra comunità – conclude – sono in mano a ognuno di noi. Forza veneti, pancia a terra e facciamo squadra”.

Era stata una giornata a dir poco convulsa

L'indice di contagio Rt che preoccupa, ma una buona rete ospedaliera. Il Veneto è stato per molte ore in bilico tra il giallo e l'arancione e il Ministero della Salute nel tardo pomeriggio di mercoledì, stava ancora valutando questi due dati che poi sono stati sciolti dal premier Giuseppe Conte in serata. 

Proprio nella conferenza stampa di mercoledì il governatore Luca Zaia ha ribadito che la Regione ha mandato una lettera al ministero chiarendo questo concetto: in Veneto l'indice di contagio va stabilito tenendo conto delle migliaia di tamponi rapidi (che non si fanno in molte altre Regioni) e non solo di quelli molecolari. Inutile sottolineare che l'indice di contagio cambia e di molto. Così evidentemente è stato vista la decisione del premier e del ministro delle Salute.

Qui il nuovo dpcm del governo Conte

Il Veneto poteva pagare questo suo virtuosismo che tradotto significa: ovvio che se si fanno il doppio dei tamponi delle altre regioni - sempre in ralazione a tot abitanti - si trovino più positivi.

«L'RT è un indicatore di stima che arriva da modelli automatici ma da solo potrebbe essere anche fallace. Si deve vedere anche la resilienza e questo rende più sofisticato il meccanismo. Si tratta di un parametro che è un insieme di 21 indicatori compresi quelli di resilienza ed è su questo che si sta ragionando» ha dichiarato mercoledì sera il direttore della prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza.

Poi il funzionario ha parlato del Veneto: «Le regioni più colpite in numeri assoluti sono certamente la Lombardia, 7.800 casi, poi abbiamo il Piemonte e la Campania con rispettivamente 3.600 e oltre 4mila, quindi sono regioni che hanno un tasso d’incidenza piuttosto alto. Relativamente elevato anche in Veneto, 2.400 casi, e nel Lazio un leggero incremento».

Qui la nuova autocertificazione