Maniero ora teme l’ex sodale che ha tradito: «Pandolfo è un mezzo pazzo, ho paura per mia figlia»

Faccia d’angelo parla dell’ex vice uscito dal carcere ormai da un anno: «È il più pericoloso di tutti». Il timore: «Quelli possono trovarla facilmente: è come una bambina di due anni, non ha malizia»

BRESCIA. «Mori, le devo fare una domanda personale. Lei teme qualcosa per sua figlia? Perché io so che qualcuno dei suoi vecchi compagni che stanno per uscire di galera gliel’hanno anche giurato». Felice Maniero, alias Luca Mori, riflette un attimo, prende fiato: «Eh, non lo so, la polizia mi aveva garantito che non avrebbero messo il fatto nei giornali proprio per proteggere mia figlia. Io gliel’avevo detto: sapete che rimane sola? Quella non è una malavitosa. La prendono come una bambina di due anni, non ha le malizie di guardare, di fare. Il giorno dopo è scoppiata la bomba».

È uno degli stralci dell’interrogatorio reso dall’ex boss della Mala del Brenta, che introduce uno dei suoi incubi attuali: Antonio Pandolfo, libero ormai da un anno. Lui è uscito dopo quasi trent’anni di galera e Felicetto è tornato dentro dopo un ventennio da uomo quasi libero. «La polizia ha intercettato che mi volevano ammazzare ma c’è la dichiarazione di un pentito che dice che sarebbe stato meglio torturare mia figlia, perché così avrei sofferto di più». Altra domanda: «Lei sa che Pandolfo sta per uscire? (l’interrogatorio risale all’anno scorso).

«Lo so, è il più pericoloso di tutti però non credo che arrivi a... Non lo so, non sono nella sua testa dopo che ha passato trent’anni in carcere, non so che testa avrà, perché ha la mia stessa età e a questa età non sei più... Può fare quello che vuole, qualsiasi cosa, perché è un mezzo pazzo quello».



«Pandolfo è finito in carcere a seguito della sua collaborazione? ».

«Sì, l’ho accusato di omicidi».

La preoccupazione di Maniero è, quindi, tutta per la figlia. E sempre la figlia e il suo futuro sono anche l’origine dei problemi tra lui e la compagna che ora lo accusa dei maltrattamenti. Non a caso i dissidi, i litigi e le violenze iniziano nel 2016, anno in cui fallisce la società Eni Acqua da lui amministrata. Fine dei guadagni, in un momento cruciale come quello degli studi universitari della figlia.

Maniero vuole garantirle un futuro pagando i suoi studi in una facoltà scientifica del nord Italia ma i soldi non si vedono e così vacilla anche il rapporto con le donna che gli sta accanto. Uno dei litigi più violenti vede, ancora una volta, proprio la figlia al centro. Felice Maniero e la consorte stanno andando alla fiera del Mobile di Milano. Utilizzano l’auto della figlia. C’è traffico e non si trova parcheggio.

A un certo punto Faccia d’angelo la sistema in divieto di sosta ma la compagna si oppone con fermezza, perché la vettura è intestata alla figlia. Lui la aggredisce, la insulta, lei lo minaccia di correre a chiedere aiuto ai carabinieri. Un altro furioso litigio scoppia nel momento in cui Maniero ipotizza di intestare alla figlia una ditta. «Solo per avviarla, poi se qualcosa va storto la intesto a me», dice alla compagna, che però si oppone fermamente. E quando la figlia stessa gli dirà di non essere intenzionata a figurare come amministratrice della nuova società, l’ex boss avrà l’ennesima reazione rabbiosa nei confronti della cosorte. Macerie su macerie. –

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