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Parte la chiamata al papà mentre fa sesso con l’amico. Ragazza trevigiana inventa uno stupro

Ha azionato inavvertitamente il cellulare durante un momento "hot" alla festa di fine anno scolastico. Quando il papà ha sentito i suoi gemiti lei ha negato di essere stata consenziente e ha accusato un compagno di classe di averla violentata

Marco Filippi
2 minuti di lettura
TREVISO.
 
Voleva salvare la faccia davanti ai genitori che l’avevano scoperta, in un modo molto particolare, nel bel mezzo di un amplesso sessuale con un ragazzo. Per questo motivo ha detto di essere stata abusata dal suo coetaneo, facendo così partire un’inchiesta della procura per violenza sessuale.
 
Ma il giudice delle indagini preliminari l’ha archiviata: l’accusa della ragazza non aveva fondamento come dimostrano le visite ginecologiche e i messaggi intercorsi tra lei e gli amici i giorno successivo al fatto. Ora la giovane rischia un’accusa di calunnia.
 
La vicenda risale al 25 maggio dell’anno scorso quando in un centro della provincia di Treviso un gruppo di giovani, tra i 17 e i 19 anni, si trovano a casa di uno di loro per una grigliata di fine anno scolastico. La serata calda diventa per alcuni di loro bollente quando a coppie si appartano in una stanza per consumare dei rapporti sessuali. In particolare due coppie.
 
Ma nel corso dell’amplesso di una delle due coppie succede un imprevisto quasi da film. Una ragazza, inavvertitamente, aziona il cellulare e telefona al padre. Soltanto dopo quasi due minuti e mezzo, se ne accorge e lo spegne andando nel panico, rivestendosi in fretta e uscendo dalla casa dove il padre la sta aspettando. 
 
Naturalmente l’uomo ha capito cos’è successo. È molto arrabbiato e glielo fa subito intendere. Ma la ragazza nega di aver fatto sesso con un amico e dice di essere stata violentata. 
 
A quel punto il genitore la porta dai carabinieri e sporge denuncia contro il presunto violentatore. I militari dell’Arma, che conducono le indagini, coordinate dal pubblico ministero Massimo Zampicinini, sentono i ragazzi che hanno partecipato alla festa e naturalmente il giovane accusato di aver violentato la ragazza che, difeso dall’avvocato Benedetto Pinto, nega tutto sostenendo che si era trattato di un rapporto sessuale consenziente.
 
Nel frattempo la voce della denuncia si sparge a macchia d’olio e tra la ragazza e alcune amiche che hanno partecipato al party intercorrono dei messaggi nei quali la giovane dice di essersi ubriacata quella sera e di non avercela con l’amico che ha accusato. Alla domanda di un’amica che le chiede se era stata obbligata ad avere quel rapporto sessuale lei risponde con un secco “no, no”.
 
Sono tutti messaggi che verranno poi acquisiti dai carabinieri e che costituiranno una fonte di prova dell’indagine. Come anche la visita ginecologica disposta nell’immediatezza dei fatti che non aveva rilevato segni di violenza sul corpo della ragazza. 
 
Il giudice Francesco Sartorio, nelle motivazioni con cui archivia l’indagine per violenza sessuale, spiega che «i genitori della ragazza avevano reagito particolarmente male alla vicenda». E alla fine conclude sottolineando come la ragazza abbia dovuto «accreditare l’ipotesi di essere stata espressamente dissenziente al rapporto sessuale» con il giovane «per salvare la faccia di fronte ai genitori».
 
Ora, la palla passa alla difesa del giovane, rappresentata dall’avvocato Benedetto Pinto, che potrebbe querelare la ragazza per il reato di calunnia. Una bugia che potrebbe pagare, dunque, a caro prezzo.—
 
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