La rivolta all’Arpav in causa 650 addetti reclamano 15 milioni

Il giudice del lavoro si dichiara incompetente e rimanda al Tar L’origine della vertenza vent’anni fa alla migrazione dalle Usl

VENEZIA

Dipendenti Arpav in causa con la stessa Agenzia ambientale o meglio con la Regione. Circa 650, su 800, sono a carte bollate in tutti tribunali veneti. Reclamano in totale circa 15 milioni di euro, all’incirca 2 mila euro lordi all’anno a dipendente. Soldi che loro sostengono dovrebbero essere finiti nello loro buste paga e invece non è stato così. La vicenda è annosa e risale al 2000 proseguendo fino ad oggi. Quando nel 1999 nasce l’Arpav, l’azienda “assume” dipendenti delle Usl che quindi rimangono dipendenti regionali ma cambiano lavoro. Il contratto di lavoro prevede che lo stipendio è costituito dall’eventuale posizione organizzativa, dalla progressione della carriera e dagli straordinari. È previsto che quello che non viene utilizzato finisca in un fondo che l’anno successivo deve essere suddiviso tra i dipendenti. Cosa però che non è stata mai fatta. Anzi a dire il vero sono stati risarciti solo i dirigenti. Gli anni sono passati e nel 2015 Arpav ha nominato un esposto che avrebbe sancito che quel denaro andava dato ai dipendenti. Nel 2017 era stato fatto un accordo per la transazione ma poi non se n’è fatto nulla. Quindi 315 dipendenti si sono rivolti ai rispettivi tribunali del lavoro con un legale di Brescia, altri 73 con un legale di Roma e 250 con i sindacati. I tribunali di Venezia (65 lavoratori) e Vicenza (19) si sono già espressi dichiarando la loro incompetenza e rimandando la decisione al Tar. Le sentenze sono già state impugnate in Appello. Molti ricorrenti non sono favorevoli a ricorrere al Tar visto che non ci sono delibere da impugnare. Nel frattempo in molti sono pure andati in pensione. —






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