Scoppia la guerra delle Dolomiti: ambientalisti contro Fondazione

A dieci anni dal vincolo Unesco, le associazioni parlano di "consumo indiscriminato" del territorio. Tonina: banalizzano con facili slogan

BELLUNO. "Oggi intendiamo presentare al giudizio dell’UNESCO una riflessione sullo stato di attuazione degli obiettivi strategici della Fondazione Dolomiti Unesco. Siamo oltremodo preoccupati dall’avanzare del consumo indiscriminato di aree del patrimonio di inestimabile valore storico, paesaggistico, geologico e naturalistico. Non vogliamo sminuire la complessità del lavoro svolto dalla Fondazione Dolomiti Unesco nella raccolta di dati, nel monitoraggio delle diverse situazioni a rischio, nel tentativo di uniformare norme tanto diverse (tre Regioni fra le quali due a statuto speciale, cinque Province fra le quali due autonome) in materia di tutela naturale e paesaggistica, negli sforzi per mettere in piedi programmi di formazione condivisi".

Lo scrivono in un dossier di nove pagine le seguenti associazioni ambientaliste:

  • Mountain Wilderness
  • Amici della Terra
  • Italia Nostra
  • Legambiente
  • Lipu
  • federazione Pro Natura
  • WWF
  • Dachverband
  • Lia per Natura
  • Peraltrestrade
  • Ecoistituto Alex Langer

Il documento, suddiviso in 9 capitoli, "ripercorre la storia del successo di Siviglia del 26 giugno 2009 iniziata da Mountain Wilderness, Legambiente e SOS Dolomites nel 1993 a Cortina e poi coltivata con un rigoroso impegno durato 26 anni: un impegno di proposta e critica teso alla conservazione di uno dei più importanti siti naturalistici e paesaggistici del mondo. Dopo anni di tentativi falliti di interlocuzione con la Fondazione, le Associazioni, loro malgrado, hanno deciso di presentare un dossier dettagliato degli impegni non rispettati direttamente alla Sede Centrale di Parigi".

Le associazioni firmatarie parlano di "preoccupante assenza di iniziativa realizzativa, diffuse incoerenze fra

quanto scritto nell’atto programmatico di gestione e le scelte politiche attuate nei territori. Aree sciabili, recupero dei paesaggi, gestione della mobilità e degli accessi in zone delicate (passi dolomitici, mobilità pubblica, ferrovie, accessi in zone fragili, parcheggi in quota), fauna selvatica, alpeggi e selvicoltura, manifestazioni turistiche e sportive aggressive, eliturismo sono tutti temi divenuti un miraggio da libro dei sogni".

La Fondazione, dicono le associazioni, "sembra investa in un unico settore: la promozione di manifestazioni che abbiano un immediato ritorno di promozione turistica evitando di affrontare la complessità di quanto UNESCO ha richiesto fin dall’accettazione della candidatura nel 2009 e ha poi ribadito nel dettaglio con la visita commissariale del 2011. Le Associazioni unite chiedono alla Fondazione Dolomiti UNESCO e ai soci fondatori, Regioni e Province autonome, di riprendere le fila del progetto cominciando fin da subito a rendere esigibile quanto sottoscritto nel piano di gestione, rispettandone la tempistica e mantenendo coerenza con la conservazione dei beni nelle scelte dello sviluppo dei diversi territori.

"Purtroppo - si legge nell'atto d'accusa, a dieci anni esatti dal riconoscimento Unesco - i risultati sono stati fino ad ora del tutto insoddisfacenti. Sembra di essere ancora al nastro di partenza, salvo che molte speranze di rafforzare la tutela di questi ambienti unici al mondo sono state disattese. La pressione delle convenienze politiche locali, non esenti da tentazioni mercantilistiche e demagogiche, ha spinto la Fondazione a ripiegare spesso su iniziative marginali, a volte al limite del folklore, costringendola nel contempo a non ribellarsi di fronte a disegni di sviluppo e fruizione oggettivamente in contrasto con il significato e gli scopi di un monumento WH".

Secondo le associazioni firmatarie, la Fondazione dovrebbe faresuoi almeno tre snodi strategici:

A) la determinazione di non permettere che le attuali aree sciabili subiscano ampliamenti (né all’interno del “core” né ai suoi confini), anche quando tali ampliamenti vengano spacciati come alternative “ecologiche” al dilagare della mobilità automobilistica;

B) che al di sopra dei fondovalle sia vietato ogni ulteriore potenziamento della ricettività alberghiera (rifugi privati) e del ristoro;

C) che la pressione turistica, soprattutto se motorizzata, venga drasticamente tenuta sotto controllo, non arretrando di fronte alla necessità di porre divieti e limitazioni, anche radicali ed impopolari. Sono tre punti di partenza che non esauriscono i problemi (e lo vedremo fra breve), ma fungono da pietre miliari per indirizzare un percorso che si vorrebbe virtuoso.

Il documento contesta anche il luxury brand di alcune rinomate località turistiche dolomitiche: "Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo aumento del lusso offerto dalle strutture e infrastrutture in quota;
ciò comporta aumenti di cubatura delle strutture ricettive, la trasformazione di rifugi di montagna in alberghi e resort e l’ammodernamento di impianti di risalita. Questi non solo sono dotati di seggiovie/cabinovie riscaldate con sedili in pelle, alcune delle quali portano addirittura il simbolo Dolomiti UNESCO, ma sono anche progettati per un incremento della capacità oraria, con conseguente aumento della pressione antropica sulle aree delicate di alta quota".

Leggi qui il documento integrale, l'articolo prosegue più sotto

La replica di Tonina. “Quelle mosse da alcune associazioni ambientaliste in questi giorni sono polemiche strumentali. Basti solo ricordare che Federica Corrado, presidente di CIPRA Italia, una delle associazioni sostenitrici della Fondazione Dolomiti UNESCO, ci ha scritto in questi giorni rinnovando l’adesione della sua organizzazione e esprimendo apprezzamento per quanto fatto finora. Se chi ci critica intende presentare un Dossier all’UNESCO di Parigi sul nostro operato, la cosa non ci spaventa, anzi. Una visita ispettiva di IUCN/UNESCO nelle Dolomiti sarebbe un’importante occasione di confronto e ci permetterebbe di illustrare al meglio il grande lavoro fatto in questi anni. Se egli ambientalisti ci aiuteranno ad ottenere una visita, saremo i primi a ringraziarli”.

E’ questa la replica del vicepresidente e assessore all’ambiente della Provincia autonoma Mario Tonina, che dall’ottobre di quest’anno è il presidente della Fondazione Dolomiti UNESCO.

“La gestione di un bene complesso come le Dolomiti, che coinvolge territori e amministrazioni diverse e mette in gioco molteplici problematiche, interessi ed equilibri – sottolinea Tonina - non può essere banalizzata con facili slogan. Va compreso inoltre che, al di là dell’importante lavoro che stiamo facendo, disporre di una ‘piattaforma comune’ come la Fondazione è già un grandissimo risultato e soprattutto ci consente di guardare al futuro delle Dolomiti in maniera aperta e propositiva”.

E ancora: "Promuoviamo e coordiniamo un ricchissimo programma di educazione permanente, rivolto a svariati target: scuole, università, musei, operatori economici, comunità e cittadini nel senso più ampio del termine, che ci è stato riconosciuto anche recentemente dalla Commissione italiana UNESCO. Ma facciamo anche altro. Sul tema del paesaggio, ad esempio, abbiamo appena adottato un documento che fotografa la distribuzione delle strutture obsolete sul territorio dolomitico, sollecitando un impegno delle amministrazioni ad iniziare ora la fase operativa della rimozione.

"Nel campo della gestione della mobilità e dei flussi turistici è  in fase di ultimazione la piattaforma comune per la consultazione degli orari del trasporto pubblico in tutta l’area (Piattaforma DIVA – Rete della Mobilità coordinata dalla Provincia di Bolzano), stiamo perfezionando l’azione di monitoraggio e gestione dei  Big Data per supportare lo sviluppo ulteriore di politiche territoriali sostenibili, e abbiamo realizzato o perfezionato gli strumenti di presentazione congiunta delle Dolomiti (ad esempio il portale visitdolomites.com o la guida Lonely Planet),  allo scopo di distribuire i flussi in maniera più uniforme sull’intero territorio, andando ad aiutare le aree strutturalmente più deboli e cercando di togliere la pressione eccessiva agli hotspot più frequentati.

"La Fondazione non ha poteri coercitivi e non vuole nemmeno averne, considerato che la gestione di questo patrimonio, nel rispetto delle normative nazionali e internazionali, deve coinvolgere innanzitutto le comunità locali e deve essere da queste condivisa. Interessi e sensibilità possono essere diversi, ma disporre di una ‘piattaforma comune’ come la Fondazione è già un risultato straordinario e soprattutto ci consente di guardare al futuro delle Dolomiti in maniera lucida, aperta e  propositiva”.

 


 



 

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