Boccia: «Pronta a metà mese la rivoluzione dell’autonomia»

Il ministro delle Regioni parla della legge quadro: arriverà in Parlamento a fine novembre Atella e Stradiotto (Sose): i Lep si possono calcolare in tempi molti rapidi, la politica decida 

padova. «Porterò la legge quadro sull’ autonomia differenziata all’attenzione dei presidenti delle regioni a metà novembre e poi spero in parlamento entro fine mese»: il ministro Francesco Boccia ne ha parlato addirittura all’ambasciata italiana a Washington nella sua missione negli Usa. Insomma, manca solo che se ne occupi la Casa Bianca di Trump per trasformare il federalismo nella “madre di tutte le battaglie” anche oltre Oceano. Perché il ministro è così ottimista? Da erede della Dc, intende nominare Bobo Maroni e Mario Bertolissi nella commissione d’esperti che valuterà il suo operato:per evitare gli sgambetti vuole conoscere, se non frequentare, i “nemici” arruolati dalla Lega.

«Sarà una mini rivoluzione», ha promesso Boccia durante l’incontro. L'obiettivo forte è che dentro questa legge ci sia un raccordo di tutti i fondi pluriennali di investimento compresi nel bilancio dello Stato al netto di quelli Europei. Il vincolo di priorità - ha sottolineato - deve avvenire secondo la definizione dei livelli di crescita del territorio, in modo da ridurre il gap tra le aree più povere e quelle più ricche, non solo tra Nord e Sud ma anche all'interno delle singole regioni. Fatta in questo modo l'attuazione dell’ autonomia differenziata tiene unito il Paese». La riforma, ha concluso, aiuterà anche a raccordare meglio la promozione dei nostri territori, in coordinamento con la Farnesina che ha inglobato la promozione del commercio estero.


Fin qui il ministro Boccia, che non ha ancora sciolto il dilemma: sarà la Sose o il Mef a determinare i Lep con i relativi fabbisogni e costi standard? Nell’ultima audizione alla commissione Finanze della Camera dei deputati, Vincenzo Atella (ad di Sose) e Marco Stradiotto (responsabile unità Finanza Pubblica) hanno presentato un dossier che per la prima volta ha calato nel concreto la scelta dei Lep. Si tratta dei livelli essenziali delle prestazioni dei servizi sociali, acronimo che in sanità si chiama Lea e stabilisce le risorse da assegnare per garantire le cure con omogeneità da Bolzano a Trapani. La stessa procedura sarà adottata anche per le materie dell’autonomia differenziata previste dall’articolo 116 della Carta. Ci saranno quindi 23 Lea? Incluso quello per i rapporti internazionali, oggi contesi tra i ministeri e le regioni con le varie sedi di rappresentanza a Bruxelles, piuttosto che a New York? Certo che no. I Lep nella legge quadro di Boccia non saranno 23, ma riguarderanno i servizi fondamentali alla persona, come la sanità (già esistono), l’assistenza sociale, l’istruzione con i servizi a supporto, dalle mense al bus scolastico, gli asili nido per i minori, i trasporti pubblici finanziati con un contributo statale.

Dopo la relazione del professor Atella, è arrivato il contributo di Marco Stradiotto, che si può ascoltare sul sito: «I tempi possono essere davvero rapidi perché molte di queste materie sono già standardizzate con i costi quantificati dalle strutture del Mef. Non si tratta di partire da zero. La scelta finale spetta al decisore politico, che dovrà decidere quali sono i livelli dei diritti sociali e civili da garantire ai cittadini», ha detto Marco Stradiotto.

La legge quadro sui Lep verrà presentata a metà novembre, nel frattempo la Sose ha censito quanti asili nido ci sono in Italia: solo l’Emilia Romagna supera il 28% di offerta ai bimbi. Per raggiungere il vincolo indicato dal governo ci vorrà molta pazienza, ma almeno si prova a partire. —

Al.Sal.

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