L’accusa 5 Stelle: «Zaia ha tradito il Veneto e affossata l’autonomia»

Toni durissimi nella lettera aperta dei consiglieri regionali al governatore: «Lui complice di Salvini, la sua Lega interpreta il lato peggiore dell’Italia»

VENEZIA. «Caro presidente Zaia, la realtà è spesso più semplice di quanto si voglia far credere. Salvini ha tradito il patto che aveva sottoscritto con gli italiani, con i veneti, e lei se ne fa complice».

A lungo sospeso tra l’incudine sudista di Luigi Di Maio e il martello autonomista brandito dai lighisti, il M5S del Veneto prova a uscire dall’angolo e lo fa per voce dei suoi consiglieri in Regione – Erika Baldin, Jacopo Berti, Manuel Brusco, Simone Scarabel – autori di una lettera aperta al governatore dai toni acuminati.

E se quest’ultimo aveva additato l’(ex) alleato come “partito del no” responsabile della paralisi governativa sui versanti cruciali dell’autonomia e delle grandi opere, ben diversa è la lettura grillina degli eventi, giudicati «una colossale commedia» laddove Zaia «autore di un attacco scomposto» ai 5 Stelle, «recita una parte da protagonista».


I traguardI federalisti

A cominciare dall’autonomia differenziata, un traguardo «caro a tutti noi veneti», dove le responsabilità dello stallo nella trattativa vengono ribaltate: «Non ce la raccontiamo, la Lega ha governato in passato per otto anni, quando l’autonomia era non solo una richiesta, ma una vera e propria rivendicazione, anche con toni estremi. Non è mai arrivata. Ora governa da un anno, ma anche il più piccolo sbarco di migranti, uno scippo da parte di uno straniero, sono più importanti dell’autonomia. Non scherziamo, il Movimento 5 Stelle non c’entra nulla. Sarebbe bastato discutere di appena due materia su ventitré, per averla, subito. Sedersi attorno a un tavolo, seriamente, per mezza giornata. I veneti vogliono poter disporre dei soldi che sono il prodotto del loro ammirevole impegno, non per avere le lezioni di lingua veneta alle elementari o la precedenza ai medici veneti negli ospedali».

Una requisitoria che evoca più circostanze: le reali priorità salviniane, ben diverse dal totem federalista sbandierato da Zaia; i sensibili progressi compiuti nel negoziato Stato-Regione (con l’eccezione dei capitoli riguardanti istruzione e infrastrutture) vanificati dallo strappo; l’approccio strumentale alla questione, spesso deformata in chiave propagandistica .

Rispetto degli impegni

Poi la bordata al Carroccio: «Far saltare il Governo del Paese con motivazioni ridicole è stato un gesto di grande continuità nella storia leghista. È uno storico marchio di fabbrica con cui hanno tradito dal ’94 in poi governi, indipendentisti, elettori, nordisti, terroni, autonomisti, chiunque potesse portare un po’ di potere è stato usato e poi tradito. La Lega interpreta il lato peggiore dell’Italia, quello che spesso ci rende poco affidabili quando facciamo affari e stringiamo rapporti con altri Paesi. Non saper onorare i contratti, gli impegni presi. E quando a farlo è un partito di governo, a danno di milioni di cittadini, non si tratta di una brutta figura, ma di una delle più grandi porcherie che la politica possa metter in atto».

Contratto gialloverde

Il leimovit del messaggio è l’irresponsabile demagogia leghista contrapposta alla lealtà del movimento all’alleanza gialloverde: «Noi non abbiamo cambiato di una virgola il nostro impegno. È sotto gli occhi di tutti. Non siamo mai usciti dai binari stabiliti nel contratto né abbiamo mai messo sul tavolo altri temi, per farne fumo da gettare gli occhi dei cittadini. Ci siamo assunti la responsabilità anche di perdere consenso, pur di rimanere coerenti all’impegno preso per condurre il Paese fuori dalla crisi e abbiamo accettato di mandare giù qualche boccone amaro, per di continuare ad onorare i patti». Morale dell favola: «Caro presidente Zaia, davvero vuol fare credere che il motivo per far saltare il governo sia un voto sulla Tav che noi abbiamo rivendicato da sempre? Ma chi vogliamo prendere in giro? ».

Iva, Giovani, grandi navi

Così, ribaditi gli effetti negativi dello strappo – «gli imprenditori si ritroveranno a pagare il 25% di Iva, scaricandola sulle famiglie» mentre «il nostro territorio vive una vera emergenza ambientale che ne fa il più inquinato d’Europa» con «i costi delle grandi opere che lievitano negli anni gonfiando le solite tasche» e «il record di giovani laureati che lasciano per sempre la regione» – i 5 Stelle evocano le Grandi navi a Venezia spezzando una lancia in favore del contestato ministro Toninelli («Si era vicini ad una soluzione a questa follia ma per i capricci di Salvini bisognerà aspettare ancora») riservando la stilettata finale al governatore di Palazza Balbi: «Comprendiamo che il suo compito sia di scodinzolare al fianco del suo leader, ma si limiti a quello. Lasci perdere le invettive e scelga da che parte stare: con i veneti perbene o con Salvini che vuole uno stato centralista e che svende gli interessi del nord per cercare consensi a sud». —
 

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