Veneto Banca, 16 milioni a Ferrarini a pochi giorni dalla liquidazione

L’accordo è del 31 maggio del 2017, quando nessuno dei risparmiatori veniva rimborsato

MONTEBELLUNA.

A poche settimane dal decreto del governo che mise Veneto Banca in liquidazione coatta amministrativa, un ristretto gruppo di azionisti trovò un valido motivo per sorridere. Il 31 maggio 2017 (il decreto sarebbe arrivato il 25 giugno successivo) la famiglia Ferrarini, il colosso reggiano dei prosciutti, firmò un accordo transattivo con gli allora vertici dell’ex popolare di Montebelluna per ben 16,5 milioni di euro comprensivi di interessi. E questo mentre altri ex azionisti non riuscivano a rivedere un euro del loro investimento.


la vertenza

Al centro c’erano ovviamente le “operazioni baciate”, contestate dalla famiglia Ferrarini a Veneto Banca poco prima della liquidazione dell’istituto trevigiano. Gli industriali reggiani infatti erano al contempo clienti e azionisti della banca. Il maxi rimborso da 16,5 milioni di euro rappresenta ora una vittoria per i Ferrarini, capitolo finale di un braccio di ferro con Veneto Banca, che proprio in quei mesi stava cominciando ad affondare. Come molti altri ex azionisti i Ferrarini avevano inviato diffide tramite il loro avvocato, Giovanni Maccagnani, affermando che le azioni in loro possesso sarebbero state acquistate in parte con l’assistenza finanziaria della banca stessa, che avrebbe finanziato poi società della galassia reggiana. In tutto la famiglia Ferrarini (i fratelli Maria Licia, Luca, Lucio, Lia, Lisa), la madre Lina Botti e le due casseforti lussemburghesi Agri Food Sa e Elle Invest Sa, avevano oltre un milione di azioni Veneto Banca per un valore all’epoca di 43 milioni di euro.

l’accordo

Va ricordato che due mesi prima la stipula dell’accordo transattivo si era chiusa l’Offerta pubblica di transazione (che escludeva le società) che riconosceva 9 euro per ogni azione acquisita dal 2007, di fatto il 15% dell’importo investito. Per i Ferrarini le cose andarono però meglio: ammisero che “solo” 150mila delle loro azioni erano frutto di “baciate” mentre le altre (686mila per un controvalore di 27milioni) erano frutto di acquisto effettuato con soldi della famiglia. Altre 300mila azioni, però, in capo alle due società lussemburghesi, risultarono oggetto di assistenza finanziaria. In tutto, quindi, fa 450mila azioni con assistenza finanziaria, per un controvalore di 16,1 milioni di euro, finiti nel maxi rimborso accordato dalla banca in aggiunta al quale è stata inserita una quota di interessi (quasi 322 mila euro). Si è così giunti («anche grazie al tramite dei buoni uffici dei legali», come viene riportato nell’atto notarile) alla transazione che ha permesso di chiudere la vertenza. Una vicenda che darà nuovo slancio alle polemiche sui diversi trattamenti riservati agli azionisti. Soprattutto alla luce delle date in diversi si chiedono come mai non ci sia stata alcuna riserva a firmare un atto transattivo di questa entità quando, pochi giorni dopo, il governo avrebbe emanato anche un decreto che congelava la scadenza di un Bond Veneto Banca su “sollecitazione” proprio del board dell’ex popolare montebellunese. —


 

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