Zaia: «Autonomia, ora vedo il sole Il 15 febbraio si firma o sarà crisi»

Il governatore: il mio pallino è affidare alle regioni le concessioni autostradali, con la holding a Nordest



L’autonomia del Veneto? «Ora finalmente vedo il sole. Ho parlato con il premier Conte e il ministro Stefani che ci hanno fatto un bel regalo e sono sereno: o si firma l’intesa il 15 febbraio 2019 o questo governo va a casa perché il federalismo per la Lega vale quanto il reddito di cittadinanza per il M5S, è il nostro core business. Ce la faremo. Il mio pallino è pensare che le concessioni delle autostrade diventino regionali, così potremo creare la holding del Nordest». Luca Zaia, con un look casual da eterno dj (jeans con risvolto alto, camicia bianca e giacca a quadri) improvvisa una conferenza stampa all’aperto a Treviso, il giorno dopo gli auguri ecumenici impartiti da Palazzo Balbi.


È ottimista ma non scopre le carte: solo lui sa cosa c’è scritto nella bozza depositata al ministero degli Affari regionali il 2 ottobre scorso. Lui e la sua squadra di professori. Il cuore dell’autonomia sta nella norma finanziaria, che resta top secret. Ma il titolo è chiaro: “Compartecipazione al gettito tributario” Irpef e Iva, parole che hanno fatto insorgere il Sud e i 4 ministri grillini Di Maio (Mise), Toninelli (Infrastrutture) Grillo (Sanità) e Bonafede (Giustizia) hanno tirato il freno fino a quando Matteo Salvini ha imposto la svolta, nelle stesse frenetiche ore del voto di fiducia alla legge finanziaria: basta con i veti M5S e la pigrizia della burocrazia.

Così venerdì pomeriggio il ministro Erika Stefani ha presentato il dossier al premier e poi l’ha illustrato alla stampa. Ora la road map dell’autonomia è chiara e Zaia ne ripercorre le tappe: «Entro il 15 gennaio tutti i ministeri dovranno inviare le loro proposte a Erika Stefani che ha fatto un ottimo lavoro e il 15 febbraio il premier Conte convocherà a Palazzo Chigi i presidenti di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna per firmare le intese. Segnatevi bene la data sul calendario». E poi che accadrà, presidente? Lei è davvero convinto che il Parlamento darà via libera a una riforma che cambia profondamente l’assetto istituzionale, allargando il divario Nord-Sud?

«La procedura è chiara, fissata dalla Costituzione: l’intesa firmata da Conte e Zaia viene convertita in legge e il governo la presenta prima alla Camera e poi al Senato per l’approvazione a maggioranza assoluta. Non sono ammessi emendamenti, si vota e basta. Quando dico che se non passa l’autonomia il governo va a casa, non racconto bugie: se salta la maggioranza politica su un tema così rilevante si torna a votare. La Lega non può abbandonare il federalismo. Mai».

Nemmeno i sondaggi riservati che vedono il Carroccio perdere 8 punti a Nordest (dal 49-50 al 41-42%) per la delusione creata nei ceti produttivi con la finanziaria, frena gli entusiasmi del presidente: «Di sondaggi non ho mai vissuto e poi dobbiamo vedere come sarà alla fine questa finanziaria: il tempo sarà galantuomo e sarà importante valutare le azioni di questo governo in carica da sei mesi, il cui consenso si misura sulla capacità di dare risposte ai bisogni dei cittadini, come il superamento della legge Fornero: l’autonomia è la madre di tutte le battaglie» ribatte Luca Zaia.

Resta da capire quali sono le proposte depositate e i nodi da sciogliere con i ministri grillini. «Per noi la bozza è definitiva e si può firmare anche domani. Un ruolo fondamentale sarà esercitato dal comitato paritetico, come per la province autonome di Trento e Bolzano. Vanno affinate le proposte sulla sanità, per superare i vincoli che frenano il turn-over del personale: se mancano medici è giusto allungare l’età e non mandarli in pensione a 65 anni. Il mio pallino è affidare alle Regioni le concessioni delle autostrade. Come modello di federalismo guardiamo alla Germania, alla Gran Bretagna, agli Usa e alla Svizzera, faremo un mix. E il Veneto continuerà a curare i malati di tutt’Italia, abbiamo un cuore grande». —





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