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Il ministro Toninelli boccia il Mose: «Efficacia dubbia, io non l’avrei fatto»

Nei prossimi giorni riunione tecnica. E sulle navi apre a Gentiloni: «Le più grandi verranno spostate a Marghera»

Alberto Vitucci
2 minuti di lettura

VENEZIA. «Il Mose è un’opera che ha costituito un’enorme sentina di sprechi e corruttele. E sulla cui efficacia si nutrono forti dubbi. Di certo, se ci fossimo stati noi al governo sin dall’inizio, non sarebbe mai nata in questo modo». Il ministro Danilo Toninelli esce per un attimo dall’emergenza di Genova e accetta di rispondere ad alcune domande sul Mose e sui temi veneziani, come grandi navi e moto ondoso.

(ansa)


Il Mose è la grande opera per eccellenza. La “madre di tutte le convenzioni e concessioni” costata allo Stato italiano fino ad oggi almeno 5 miliardi di euro. Ferma a un passo dalla conclusione e non ancora affidabile. Incognita anche sui costi della sua gestione e manutenzione futura. Toninelli ha appena ricevuto dalla laguna le segnalazioni del Provveditore alle Opere pubbliche del Veneto sui “buchi neri” del Mose e sui rischi del blocco dei lavori. Ieri ha studiato il dossier con i suoi collaboratori. E annuncia che a breve si occuperà del “caso Venezia”. «Il Mose è questione estremamente complessa», scandisce, «al netto degli intoppi che continuano a verificarsi, ormai manca poco al suo completamento. Sono emerse delle criticità, che andranno risolte». Nei prossimi giorni, annuncia il ministro, sarà convocata una riunione tecnica sul tema. Non escluso il “blocco” dei cantieri e le divergenze di vedute tra i commissari straordinari e gli uffici del ministero.

Del dossier Venezia fa parte anche il tema delle grandi navi in laguna. Anni di proteste dall’Unesco e dai comitati di cittadini, progetti che si inseguono. Ma le navi continuano a passare davanti a San Marco e nel cuore della città, attraverso il canale della Giudecca.

«Non è accettabile», continua il responsabile delle Infrastrutture e di Trasporti, «che uno scrigno di tesori come Venezia sia lambito e minacciato da città galleggianti che pesano centinaia di migliaia di tonnellate. È chiaro che le navi oltre le 130 mila tonnellate andranno dirottate su Marghera attraverso il Canale Nord, con accesso attraverso la bocca di porto di Malamocco e il grande canale di navigazione Malamocco-Marghera».

Un’apertura sulla soluzione presentata nel luglio scorso dal governo Gentiloni e approvata dal Comitatone. «Ma bisogna mantenere la centralità dell’esistente Stazione Marittima per le unità di medio-piccole dimensioni», continua, «valutando il passaggio delle navi attraverso il canale Vittorio Emanuele III, naturalmente dopo un’attenta valutazione ambientale e sui rischi». «Rispetto alle navi maggiori», precisa il ministro, «in attesa che la soluzione su Marghera sia praticabile, ricordo che la Capitaneria di porto di Venezia ha adottato ad aprile scorso un’ordinanza che disciplina il passaggio delle grandi navi nei canali lagunari di San Marco e della Giudecca secondo criteri sempre più stringenti. La fruizione turistica è importante, ma il turismo deve essere sostenibile e rispettoso delle stesse bellezze di una città che è un unicum mondiale».

Legato al turismo anche il problema del moto ondoso. Vera emergenza della città. «Le norme ci sono, sia sotto forma di regole internazionali della navigazione che nelle ordinanze che disciplinano la navigazione a livello locale», dice il ministro, «so bene che la questione è particolarmente sentita a Venezia e che esistono più organi a gestire competenze su acque molto ristrette e trafficate, come ad esempio il Canal Grande e il Canale della Giudecca. La nostra Capitaneria di Porto, ma anche le altre Forze di Polizia, effettuano già controlli sul rispetto dei limiti di velocità, avvalendosi anche dei laser. Quello che va fatto è valutare un incremento ulteriore di questi controlli e una stretta ulteriore alle sanzioni, cosa che mi risulta verrà fatta a breve in un tavolo convocato dalla Prefettura».
 

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