Parchi, legge in Consiglio l’ira delle opposizioni

La discussione fino a tarda ora, polemica sulle nomine decise dal governatore Azzalin: «La Regione non può condizionare in questo modo gli organi di gestione»

VENEZIA. Il rilancio dei parchi veneti scatena l’ira della minoranza che grida al “neocentralismo regionale”. Si parla di riorganizzazione, ma la partita si gioca sul metodo di nomina degli organi di gestione. Una nomina “amica e blindata” secondo Pd e LeU, in una legge definita “monca”: di tutto si parla, questa la denuncia, tranne che di preservare il verde. Per la maggioranza, invece, è una riforma necessaria, che “rispetta l’equilibrio tra governance e rappresentanza”.

Dopo l’accesa discussione in Commissione, ieri nell’aula di palazzo Ferro-Fini è iniziato il confronto sul progetto di legge regionale di riorganizzazione dei cinque parchi regionali. Un confronto fiume, dal primo pomeriggio e proseguito fino a tarda sera. «Un’urgenza», così il relatore Francesco Calzavara (Lista Zaia) definisce la riforma. Risale a 34 anni fa, infatti, l’ultimo provvedimento sui cinque parchi dei Colli Euganei, della Lessinia, delle Dolomiti, del fiume Sile e del Delta del Po. In tutto, 170 km quadrati pari al 3% dell’intero territorio del Veneto. «I commissariamenti degli ultimi anni sono la dimostrazione che c’era da mettere mano sull’argomento», continua Calzavara, «rispetto alle nomine il nostro obiettivo è dare governabilità senza dimenticare la rappresentanza». L’opposizione non ci sta, e in aula i toni si alzano. Di «occasione persa» parla Gaetano Azzalin. Il consigliere dem si scaglia contro «l’”invaghimento di possesso della Giunta». «Questa legge è in stridente contraddizione rispetto a quanto è previsto per i parchi statali, dove lo Stato ha un ruolo di designazione ma non di condizionamento assoluto degli organi di gestione».


Per Andrea Zanoni (Pd) si tratta invece di legge “monca” perché «di tutto si parla tranne che di tutela della natura». La legge prevede pieni poteri alla Giunta nelle nomine. Potrà, infatti, designare tre membri della Comunità, mentre il quarto è il sindaco del Comune il cui territorio è ricompreso nel parco. I cinque membri del Consiglio direttivo sono scelti così: due dal governatore, un sindaco scelto sempre dal presidente della Giunta e due componenti individuati dalla comunità del parco. In pratica, una maggioranza perenne.

«Perché le nomine non passano attraverso il Consiglio Regionale?», chiede Piero Ruzzante (LeU) durante la discussione. E il presidente del Parco? Nominato sempre da Zaia tra i componenti del consiglio direttivo. Tra gli emendamenti approvati, sale a due il numero dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste nella Consulta del Parco. Lo completano esponenti del mondo animalista, scientifico, turistico, venatorio e del volontariato. Infine, il parco della Lessinia vedrà tra i suoi rappresentanti quei proprietari che detengono il 60% del terreno.

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