Legge sui parchi, Zaia si prende le nomine

Oggi in Consiglio inizia la discussione. Il Pd accusa: «La Lega istituzionalizza i commissariamenti»

VENEZIA. È un commissariamento definitivo delle aree protette, quello che approda oggi in consiglio regionale. Per i parchi del Veneto, già ridotti a fare i conti con governi scricchiolanti o assenti - il parco Colli è ormai stabilmente commissariato, quello delle Dolomiti attende da due anni la nomina del presidente - si annuncia ora una sorta di espropriazione di competenza da parte del presidente Zaia. Che, se passerà la nuova legge, avrà pieni poteri nelle nomine: la sua giunta potrà designare tre membri della Comunità (l’ex consiglio) e due del nuovo consiglio, mentre il governatore potrà scegliere direttamente il presidente fra i cinque componenti del direttivo (nominato a sua volta ancora dal governatore e con un componente su cinque scelto direttamente dalla giunta regionale). Grida all’istituzionalizzazione del commissariamento l’opposizione del Pd che annuncia le barricate con cinquanta emendamenti pronti. Non sarà facile fermare la legge, ma di sicuro il provvedimento non otterrà oggi il voto dell’aula. «Avremo una centralizzazione delle decisioni che rappresenta un unicum nel panorama italiano», attaccano Graziano Azzalin e Claudio Sinigaglia del Pd. «Tra l’altro vengono contraddetti i principi della legge 394 sulle aree protette, laddove il tanto vituperato centralismo romano mette un solo rappresentante, mentre gli altri sono decisi dalle Regioni interessate. Qui invece i sindaci e gli stakeholder sono tagliati fuori dagli organismi decisionali: la Regione paga e quindi decide. Zaia e la Lega però dovrebbero cambiare slogan: da “paroni a casa nostra” a “paroni a casa tua”. Le nomine si tramuteranno in una spartizione di posti, i parchi diventeranno dei neo postifici per gli amici degli amici. «Questa legge è un’occasione persa per i nostri parchi», attacca Andrea Zanoni del Pd. «È grave, per esempio, che sia considerata sufficiente una laurea triennale per entrate negli organismi come il direttivo e il comitato scientifico. Con tutti i laureati bravi che abbiamo, si fa la selezione al ribasso. Stessa cosa per la consulta: non sono state previste professionalità specifiche». Ma i punti critici della legge sono tanti. Per esempio passerà la competenza per l’autorizzazione paesaggistica, che oggi è in capo ai parchi. Ma i Comuni spesso non hanno risorse tecniche per questo compito. E c’è il rischio che ogni sindaco faccia a modo suo.

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