La rabbia di un papà: «Mio figlio è guarito con la plasmaferesi»

La Regione: sei mesi fa abbiamo informato il ministro Lorenzin Zanoni (Pd): manca ancora il parere del comitato di bioetica

PADOVA. Dopo lo scontro sui vaccini e sul rating della sanità, sui Pfas e la plasmaferesi si è aperto il terzo fronte di guerra tra Regione Veneto e ministero della Salute. Ieri, l’assessore Luca Coletto con il suo staff è tornato alla carica per precisare che la procedura di “pulizia” del sangue è stata adottata nel giugno scorso con il relativo dossier inviato a Roma.

Nel “Protocollo di screening della popolazione esposta a sostanze perfluoroalchiliche e del trattamento di soggetti con alte concentrazioni di Pfas” si gioca la difesa di Palazzo Balbi. «Siamo sorpresi» ha dichiarato il direttore generale della sanità, Domenico Mantoan, dopo la visita dei Nas in Regione, «tutto l’iter legislativo sui Pfas è stato via via reso noto con tempestività e trasparenza, inviato alle Istituzioni competenti e alla magistratura, e pubblicato sul sito web della Regione. Non occorreva scomodare i Nas, bastava ci chiedessero e avremmo inviato tutto senza alcun problema».

Venerdì mattina, i carabinieri dei Nas hanno fatto capolino negli uffici della Direzione e prevenzione, a Venezia, per acquisire tutta la documentazione. Gli accertamenti sono avvenuti mentre venivano presentati a Padova i risultati del primo ciclo di trattamenti. Una bufera che ha costretto la Regione Veneto a sospendere ogni tipo di terapia a data da destinarsi.

In un quadro di aspre critiche e dichiarazioni pungenti, gli unici a rimanere inermi e confusi sono i cittadini. Come dimostrano le parole di un papà residente a Vicenza: «Mio figlio ha 18 anni e si è sottoposto al trattamento di plasmaferesi, venerdì pomeriggio avrebbe dovuto sottoporsi alla quinta seduta ma è arrivata la comunicazione dall’Ospedale San Bortolo che la terapia è stata sospesa. Le istituzioni così dimostrano poca responsabilità verso la salute dei nostri figli. Le dichiarazioni del ministro Lorenzin mi hanno fatto perdere quella poca fiducia che già nutrivo nel ministero della Sanità e nell’Istituto superiore di sanità. La plasmaferesi è un trattamento a basso rischio e sono convinto che valga la pena portare avanti degli studi al riguardo. So che è una sperimentazione, c’è una logica da convalidare, ma penso sia una pratica che possa dare buoni risultati».

La Regione Veneto aveva già messo in chiaro le cose a luglio e, non ricevendo risposta, ha proseguito per la sua strada. I trattamenti sui primi pazienti sono iniziati ad ottobre. Ad oggi sono in terapia un centinaio di persone.

Il Partito Democratico però evidenzia la mancata autorizzazione dell’Istituto superiore di sanità e del Comitato etico. «La sospensione della procedura rappresenta un dietrofront che dimostra tutta la sconsideratezza adottata fino a questo momento», commentano i consiglieri regionali Cristina Guarda (AMP) e Andrea Zanoni (PD), «Da mesi denunciamo il fatto che la Regione ha voluto procedere con la plasmaferesi bypassando ogni limite di buon senso e di sicurezza per la salute dei cittadini e dei più giovani. Non è stato coinvolto l’Istituto Superiore di Sanità, addetto all’autorizzazione della sperimentazione clinica. A ciò si aggiunge la mancanza di condivisione del parere del comitato etico, che ad oggi risulta essere fantasma, visto che non è giunto nemmeno in Commissione Pfas».

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