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Mazzacurati pretende altri 836 mila euro

L’udienza del processo Mose: il Coveco finanziò Lia Sartori, Zoggia, Marchese, Tiozzo e il Marcianum con i fondi del Cvn

di Giorgio Cecchetti
2 minuti di lettura

VENEZIA. Nonostante sia incapace di intendere e volere, l’ingegnere Giovanni Mazzacurati dalla California ha spedito un decreto ingiuntivo al Consorzio Venezia Nuova: vuole gli 836 mila euro che i commissari voluti dal presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone hanno congelato. Il Consiglio direttivo del Consorzio aveva deciso che, dopo le sue dimissioni, doveva avere sette milioni di euro di liquidazione, per ora ne ha incassati solo sei e ora vuole il resto. Ma, ieri in aula, l’avvocato del Consorzio Paola Bosio, viste le condizioni mentali dell’ingegnere si è chiesta se sia stato indotto a firmare, magari da qualche parente.

Lia Sartori 

E l’udienza è terminata con la testimonianza del contabile del Coveco di Marghera, il mestrino Enrico Provenzano. Stimolato dalle domande del pubblico ministero Stefano Ancilotto ha spiegato che tutti i finanziamenti del Consorzio veneto delle cooperative (il presidente Morbiolo ha patteggiato un anno e mezzo e19 mila 500 euro di multa) utilizzati per i finanziamenti ai politici per le campagne elettorali non venivano dalle casse delle aziende consorziate, ma arrivavano dal Consorzio Venezia Nuova e a ordinarli era Savioli. Così, sono finiti 25 mila euro per la campagna elettorale europea a Lia Sartori del Pdl, 33 mila euro ciascuno agli esponenti del Pd Lucio Tiozzo (ex capo gruppo in Consiglio regionale) e Giampietro Marchese (responsabile organizzativo del partito uscito dal processo con un patteggiamento di 11 mesi e 20 mila euro), infine 40 mila euro a Davide Zoggia (ex presidente della Provincia e ora deputato Pd). E le cooperative rosse hanno finanziato anche il Marcianum del patriarca Angelo Scola per almeno 400 mila euro, utilizzando sempre i fondi giunti dal Consorzio e giustificati con fatture fasulle o sovradimensionate.

Alle domande del pubblico ministero Stefano Buccini, invece, ha risposto l’ex presidente del Magistrato alle acque Patrizio Cuccioletta (che dal Consorzio ha preso almeno 4 milioni di euro ed è uscito dal processo patteggiando due anni e pagando 750 mila euro). Ha spiegato che con Mazzacurati erano diventati amici, come del resto le rispettive mogli. «Una sera eravamo a cena al ristorante “alla Madonna” a Venezia e mi fece cenno che anche Maria Giovanna Piva, che è stata il mio successore, era stata pagata». Cuccioletta ha poi sostenuto di essersi stupito della cifra che l’ex presidente del Consorzio gli aveva elargito perché «era troppo». Anche perché ha aggiunto che lui «non ha mai fatto alcun atto contrario al dovere d’ufficio». «Ho perso la mia dignità» ha spiegato, quindi ha raccontato che gli consegnavano i soldi a Roma, a casa sua arrivavano con le “24 ore” prima Luciano Neri, poi Federico Sutto, braccio destro di Mazzacurati, lo stesso che ha dichiarato di aver consegnato il denaro all’ex sindaco Giorgio Orsoni per la sua campagna elettorale.

Infine, ha testimoniato il colonnello della Guardia di finanza Roberto Ribaudo, che ha coordinato le indagini: ha ricordato che tutto è partito con la verifica fiscale il 6 marzo 2008 alla Coop San Martino di Chioggia e con la scoperta della contabilità parallela e i fondi neri. Quindi, da settembre dell’anno successivo le intercettazioni su Mazzacurati, Savioli e altri. Infine, la verifica fiscale l’11 giugno 2010 al Consorzio e quattro mesi dopo quella alla Mantovani.

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