Il Comisso a Franzosini e Armeni

Edoardo Franzosini e Ritanna Armeni

La giornalista prima nella sezione biografie, lo scrittore lombardo in quella della narrativa

TREVISO. C’è una donna sepolta davanti alle mura del Cremlino, per volere di Lenin: è Inessa Armand, personalità eccezionale in vita, quando era adorata dal leader della Rivoluzione bolscevica (che la incontrò a Parigi) e poi cancellata dalla storia ufficiale del comunismo, perché colpevole di una relazione adultera (Lenin aveva una compagna ufficiale). Ritanna Armeni, giornalista firma del “Foglio” e scrittrice, sottrae dalla “damnatio memoria” la vicenda d’amore e ardore politico di Inessa e Lenin, ricostruendola nel libro “Di questo amore non si deve sapere” (Ponte Alle Grazie). Opera che le ha valso la vittoria nella sezione Biografia del Premio Letterario Giovanni Comisso - Regione del Veneto Città di Treviso, trentacinquesima edizione.

Premio che incorona, nella narrativa, “Questa vita tuttavia mi pesa molto” (Adelphi) di Edoardo Franzosini. Il verdetto è stato annunciato al termine della cerimonia che si è svolta nel Salone dei Trecento e in cui sono stati presentati i sei finalisti che erano stati selezionati (tra 93 opere pervenute da 55 case editrici) dalla giuria tecnica, presieduta da Rolando Damiani.

La scelta definitiva è stata operata in sala dalla Grande Giuria, che ha espresso i suoi voti con le schede nelle due urne. La vita della “dimenticata” Inessa (ricostruita da Armeni attraverso lettere, fotografie, testimonianze e scritti) ha avuto la meglio con 19 voti su due figure dell’antichità: “Ponzio Pilato. Un enigma tra storia e memoria” (Einaudi) di Aldo Schiavone (13) e su “Tucidide” di Luciano Canfora (Laterza), che ha avuto 12 voti a favore.

Franzosini, raffinato scrittore lombardo, tra realtà e finzione rievoca la storia di Rembrandt Bugatti (1856-1940), fratello del fondatore della mitica casa automobilistica e divenuto celebre per i suoi bronzi “animaleschi”. Il suo romanzo vince con 20 voti, sorpassando di cinque Gian Piero Bona autore di “L’amico ebreo” (Ponte alle Grazie) e staccando nettamente “Animali e no” (Bompiani) di Umberto Pasti (9 voti).

Questa edizione del “Comisso” ha segnato ufficialmente anche il passaggio di consegne tra Neva Agnoletti, che per un decennio ha guidato il premio organizzato dall’Associazione Amici di Comisso, e la nuova presidenza di Ennio Bianco. Un cambio di guida che ha dato anche più inpulso alla diffusione nei social media della manifestazione (la finale è stata trasmessa in streaming) per avvicinare nuove generazioni di lettori.

Il premio, come ha detto Ennio Bianco, la scorsa primavera si è dibattuto in un difficile momento economico. «Ci siamo chiesti se chiudere o andare avanti», ha detto Bianco. «Ma ho interpellato molti amici imprenditori e professionisti che ci hanno detto di proseguire e dato sostegno». Una lunga lista di “benemeriti” del mondo produttivo trevigiano, ringraziati dal presidente del Premio pubblicamente, che si sono andati ad aggiungere ai sostennitori Regione Veneto, Comune di Treviso, Provincia, Camera di Commercio, Fondazione Veneto Banca, Unindustria Treviso.

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