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Governo, Galan lascia il ministero dell'Agricoltura e va ai Beni culturali

Su proposta del premier Berlusconi il presidente Napolitano firma "con riserve" anche il decreto di nomina di Romano - indagato dai magistrati di Palermo - in sostituzione dell'esponente padovano del Pdl

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Giancarlo Galan 
ROMA. Giancarlo Galan da ministro delle Politiche agricole a ministro dei Beni culturali. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato i decreti con cui si accettano le dimissioni di Sandro Bondi e si nomina l'esponente padovano del Pdl al dicastero che a suo tempo fu guidato da Giovanni Spadolini.

Subito dopo Napolitano, sempre su richiesta del presidente del consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, ha firmato anche il decreto di nomina di Francesco Saverio Romano alla carica di ministro delle Politiche agricole in sostituzione di Galan, che era entrato nel governo Berlusconi dopo quindici anni alla testa della giunta regionale del Veneto.

Tutte le decisioni sono state prese al termine di un incontro che si è svolto stamattina al Quirinale. Il capo dello Stato ha ricevuto Berlusconi, che era accompagnato da Gianni letta, sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri. Presente anche il segretario genrerale del Quirinale, Donato Marra. Nei giorni scorsi Galan aveva fatto sapere che avrebbe accettato il "cambio" di ministero solo a patto che fossero ridotti i tagli alla cultura previsti dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e accettati dal governo.

Dopo la firma dei decreti di nomina, il Quirinale ha diffuso un nota con la quale si esprimono pesanti riserve sull'incarico a Romano, siciliano, uno dei capofila dei Resposabili che hanno garantito la sopravvivenza del governo Berlusconi da metà dicembre in avanti, il quale è indagato dalla magistratura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. "Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - dice la nota - dal momento in cui gli è stata prospettata la nomina dell'on. Romano a ministro dell'Agricoltura, ha ritenuto necessario assumere informazioni sullo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni".

"Essendo risultato - prosegue il documento - che il giudice delle indagini preliminari non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Palermo, e che sono previste sue decisione nelle prossime settimane, il capo dello Stato ha espresso riserve sull'ipotesi di nomina dal punto di vista dell'opportunità politico-istituzionali". "A seguito, dell'odierna formalizzazione della proposta da parte del presidente del Consiglio, il presidente della Repubblica ha proceduto alla nomina non ravvisando impedimenti giuridico-formali che ne giustificassero un diniego. Egli ha in pari tempo auspicato - conclude la nota - che gli sviluppi del procedimento chiariscano al più presto l'effettiva posizione del ministro".

Galan tra rimpianto e paura.
"Come vivo questo passaggio? Citando Manzoni posso dire che "il cuore di un uomo è un guazzabuglio" e sono questi i miei sentimenti, un misto di rimpianto e di paura per l'immensità del compito che mi aspetta". Così Giancarlo Galan si commiata dal ministero delle Politiche agricole per assumere l'incarico di ministro dei Beni culturali. "Mi accingo, però, anche con molto entusiasmo ad affrontare il nuovo compito che mi aspetta - aggiunge l'esponente del Pdl - negli ultimi venti giorni credo di aver fatto quello che non è riuscito in tanti anni ai miei predecessori sulla vicenda Federconsorzi che grazie al mio impegno dovrebbe presto vedere la sua conclusione".

Quanto al nuovo incarico e ai nuovi impegni in un ministero che ha risentito in modo pesantissimo dei tagli, Galan afferma: "Dobbiamo credere nella forza delle idee, dobbiamo lavorare fin da subito per progetti effettivamente sostenibili, dobbiamo puntare a traguardi effettivamente raggiungibili, perché è con le idee e con i progetti che troveremo i finanziamenti necessari e indispensabili per ridare senso e vitalità alla cultura italiana''.

Il neoministro esprime quindi "soddisfazione per quanto approvato oggi dal consiglio dei ministri a proposito dei finanziamenti per il Fondo unico per lo spettacolo e per quanto stanziato a vantaggio della conservazione e della tutela dei beni culturali e per le attività promosse dagli Istituti culturali".
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