1982, ai giochi di Braemar (Inghilterra), la regina Elisabetta II, il principe Carlo e Diana  

Lady Diana, l'unica sconfitta di Elisabetta II

A distanza di tanti anni dalla morte della principessa del Galles, e di 40 dal suo matrimonio con il principe Carlo, Sua Maestà ancora si domanda: “Dov’è che abbiamo sbagliato?”

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Nell’agosto del 1981, al castello di Balmoral in Scozia dove sempre passa l’estate con la famiglia, la regina Elisabetta si era confidata con uno dei suoi pochi amici. Parlavano di Lady Diana, la giovane sposa del principe Carlo, che il mondo intero già amava dopo il matrimonio da favola nella basilica di St Paul, celebrato alla fine di luglio. Sembrava che tutto sarebbe andato bene, ma quella ragazza non si comportava come ci si sarebbe aspettati: “Sta sempre seduta in un angolo a guardarci in cagnesco – disse la Regina -. Non può continuare così, deve darsi una regolata”.  

Dopo il viaggio di nozze sullo yacht reale Britannia, Carlo aveva avuto la pessima idea di portare Diana a Balmoral, in un ambiente frequentato da persone anziane, che non appartenevano al mondo pop della moglie e alla swinging London degli anni 60 e 70 nella quale lei era cresciuta. A tavola, la sera, la principessa del Galles non sapeva mai cosa dire, o diceva cose stupide che causavano imbarazzo. Non sopportava la pioggia scozzese, i cavalli, i cani, le battute di caccia, le ore che Carlo passava a pescare nel fiume Dee, il tempo che lui trascorreva a leggere libri o a parlare con gli amici filosofi che invitava al castello. Sul Britannia era andata un po’ meglio. Carlo stava sempre sulla veranda di poppa a leggere, ma spesso lei arrivava in sottoveste e gli diceva: “Ehi, tu, vieni a fare il tuo dovere”. Diana gli aveva proposto di lasciare la Scozia e tornare a Londra, ma lui aveva risposto che nessun reale aveva mai interrotto il viaggio di nozze, e non sarebbe stato lui il primo.  

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Diana cominciò a piangere in quei giorni. Lo faceva per ore, anche davanti al segretario di Carlo, con il quale si sfogava. Quando finalmente partirono, il principe gli lanciò l’anello di fidanzamento della moglie, chiedendogli di farlo restringere. Dal giorno in cui glielo aveva regalato, Lady Spencer era dimagrita di diversi chili.  

La regina Elisabetta è sempre informata di tutto quello che avviene intorno a lei. Si diverte a farsi raccontare le cose, poi aggiunge qualche particolare per rivelare che lo sapeva già. Sapeva tutto anche di Diana e di come il matrimonio stava andando a rotoli già pochi giorni dopo essere stato celebrato. Nell’approvarlo, aveva dato retta a sua madre Elizabeth, che a sua volta era stata convinta dalla propria dama di compagnia e grande amica, Lady Fermoy, la nonna materna di Diana, che la scelta giusta per Carlo era una delle sorelle dell’antica e nobile famiglia dei conti Spencer. Alla Regina era sembrata una buona idea. Diana da piccola aveva abitato nella tenuta reale di Sandringham, veniva spesso a giocare con Andrea e ogni tanto vedeva arrivare Carlo, più grande di lei di 13 anni, che non la degnava di uno sguardo: era solo una mocciosa che giocava con suo fratello.  

La differenza di età e di livello culturale si erano rivelati alla prova dei fatti un abisso incolmabile. Diana e Carlo non avevano niente da dirsi, e poi c’era sempre il fantasma di Camilla ad agitare i sonni della principessa. Disperata, Diana aveva cominciato a chiamare Buckingham Palace, chiedendo di poter parlare con la suocera. All’inizio, la Regina ha avuto un atteggiamento tollerante nei confronti di queste intrusioni nella sua agenda, ogni giorno fitta di troppi impegni. “Diana era di umore molto migliore quando partiva rispetto a quando arrivava”, ricordano ancora oggi i collaboratori della Regina. Con il tempo, però, Elisabetta cominciò a provare un certo disagio per quelle visite improvvise. Le raccontavano: “Lady Diana ha pianto tre volte in mezz’ora mentre aspettava di vederla”. E lei rispondeva: “Io l’ho avuta per un’ora, e ha pianto dall’inizio alla fine”.  

Per Elisabetta, Diana era come “un cavallo da corsa ombroso”, che aveva bisogno di una attenta manipolazione, non di una dura disciplina. Ma lei non poteva occuparsi di queste cose. Non toccava a lei assistere le donne che sposavano i suoi figli e spiegare loro come sopravvivere al Palazzo e alle sue regole. Diana immaginava che sarebbe andata come nei romanzi di Barbara Cartland, che erano gli unici libri che avesse mai letto, nei quali la fanciulla sposa il principe che si occupa di lei per tutta la vita, rendendola felice. Carlo aveva invece mille altre cose da fare e bisognava che lei si convincesse che la realtà era molto diversa dalle favole.  

E poi era il principe Filippo che doveva occuparsi delle questioni famigliari e dei problemi dei figli. Il duca di Edimburgo stava dalla parte di Diana, perché anche lui aveva sperimentato le difficoltà di inserirsi in un ambiente difficile come quello di Buckingham Palace, e anche perché aveva una pessima opinione di suo figlio, “l’unico reale che non riusciva a tenere segreta un’amante”. Ma cercarono tutti di aiutare Diana, e di sconfiggere le sue paranoie. La portarono da molti psichiatri, ma lei non li ascoltava, preferiva le cartomanti e le astrologhe. Soffriva, dicono oggi gli esperti che hanno letto le sue biografie, della sindrome borderline di personalità, che spinge alla disistima di se stessi, all’autolesionismo, alla convinzione che tutti ce l’abbiano con te. 

La Regina fece quel che poteva per evitare che l’unione si rompesse. Chiese a Carlo e Diana di fare pace per amore dei figli, si appellò al loro senso del dovere, sperò fino all’ultimo che le cose si sistemassero. Nel 1992, quando uscì il libro “Diana la vera storia” di Andrew Morton, Elisabetta parlò a lungo con Filippo e con Carlo per decidere che cosa fare. Era sbalordita che Diana avesse lavato i panni sporchi in pubblico in quel mondo: anche se lei non era mai citata come fonte del libro, era chiaro da molti particolari che aveva parlato con Morton, violando il sacro principio di riservatezza che ogni royal dovrebbe rispettare. Ma anche in questo caso gravissimo la Regina cercò di ricucire lo strappo, ordinando alla coppia un periodo di riflessione di sei mesi che Carlo e Diana accettarono.  

La Regina era sicuramente informata anche del fatto che Carlo, dopo la nascita di Harry, aveva ripreso a frequentare Camilla, e di tutti gli amanti di Diana: la guardia del corpo Mannakee, il campione di rubgy Carling, il venditore di auto Gilby, l’ufficiale di cavalleria Hewitt, l’antiquario Hoare. Ma si sarebbe potuto passare sopra anche a questo, se non se ne faceva scandalo. Fu l’intervista concessa dalla principessa a Martin Bashir della BBC a rompere definitivamente ogni rapporto tra Diana, la Regina e Filippo. Non era tollerabile che lei insultasse in quel modo davanti a milioni di persone la famiglia reale e dicesse che non riteneva Carlo adatto a regnare.  

Era stato passato il segno, e il divorzio era ormai inevitabile. Un anno dopo, quando Diana morì con il suo amante Dodi Al-Fayed nel tunnel dell’Alma a Parigi, la Sovrana era a Balmoral con Filippo, Carlo, William e Harry. Per lei Diana era ormai una estranea: aveva lasciato la famiglia, conduceva una vita libera che lei non approvava ma non giudicava di certo in pubblico. Era addolorata per la tragica e precoce fine della sua vita, ma la famiglia non era responsabile di questo. Pensò che l’unica cosa da fare fosse proteggere i bambini: fece togliere dalle loro camere la radio e la tv, proibì che venissero lasciati incustoditi i giornali nelle stanze del castello. Era la prima volta che anteponeva gli interessi della sua famiglia ai suoi doveri pubblici e venne subito criticata per questo dai giornali che la presero di mira: perché non torna a Londra? Perché non c’è la bandiera a mezz’asta su Buckingham Palace? Com’è noto, Elisabetta recuperò l’ondata di impopolarità che rischiava di sommergerla con il ritorno a Londra anticipato di un giorno, uno solo, rispetto al previsto, con il discorso alla tv e con la leggera flessione del capo che compì al passaggio del feretro della principessa.  

Diana è stata l’unica persona che Elisabetta non ha mai imparato a gestire. Né la pazienza, né la silenziosa disapprovazione che la Regina sa dispiegare con lo sguardo avevano alcun effetto sulla principessa, che ha così potuto violare tutti i vincoli e le convenzioni che hanno mantenuto la monarchia al suo posto nei secoli. La triste vicenda di Diana ha segnato profondamente la casata dei Windsor, con Carlo e Camilla ancora impegnati a risalire la china dell’impopolarità e con la fuga di Harry e Meghan, motivata dallo stesso tipo di difficoltà che Diana aveva incontrato a Palazzo e nel rapporto con i giornali. E, quando ne parla con le Lady in waiting più fidate, Elisabetta ancora si domanda: “Dov’è che abbiamo sbagliato?”.