CASAMATTA
Qualcosa di autentico: il testo di una drammaturga spagnola
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Qualcosa di autentico: il testo di una drammaturga spagnola

"Non devi far altro che morire nell’arena", s’intitola questo suo testo: la frase che Valle-Inclán disse a Juan Belmonte, qualcosa più che un torero

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Se solo sapessero che getti nella spazzatura senza nemmeno leggerli tutti i loro biglietti di ringraziamento, perché non racconti questo? I cestini degli hotel ingoiano senza perdono telefoni, indirizzi, recapiti, curriculum e biglietti di ringraziamento, tutta la spazzatura che quegli imbecilli consegnano nelle tue mani con il fatuo e inutile desiderio di catturare la tua attenzione, imitatori da sagra, venditori ambulanti, falsificatori e caricature, gentaglia priva di qualsiasi talento, petulanti appiccicosi, instagrammer social-totalitari di merda, fan di merda che in un nonnulla trasformano la loro ammirazione in calunnia attribuendosi un protagonismo che non hanno, avvoltoi mediocri, futuri professori o presidi di scuola, destino naturale, anonimo e grigio dei né carne né pesce tediosi, latrine dell’ambizione, investigatori, dicono, pronti a dar lezioni morali come sputi lanciati in una bacinella piena di urine. E infine, gli attori. Li ripugni. Ti fanno schifo. E ti ritrovi solo con l’amore di tutti questi mentecatti, donne e froci, idioti, babbei, un amore che ti rende enormemente frustrata e che non  fa che ricordarti il vero amore, ossia l’amore che ti manca, l’amore carnale, l’amore che si da tra un uomo e una donna, quell’amore che ti permette di vedere nell’altro il volto di Dio”.
“E mi puoi spiegare cos’è successo quando hai ricevuto tutti quei premi, dopo aver raggiunto l’apice della tua fama? Mi puoi spiegare cos’è successo? È successo che ci sei arrivata mentre toccavi anche il culmine della tua disperazione e iniziasti a provare una svogliatezza mortale e un agghiacciante sconforto all’idea di star facendo qualcosa di stupido e senza senso, e all’improvviso tutto si è convertito in responsabilità, responsabilità verso il tuo nome, verso il pubblico, verso il lavoro, ma in mezzo all’esibizione ti rendevi conto che la responsabilità non ti serviva a nulla. Inizia a mancarti quell’istante sublime, la trasfigurazione, lo straripante entusiasmo, il fervore e l’illuminazione, in altre parole quello slancio lirico che solo l’amore procura. Avevi sostituito la tragedia con il senso del dovere. E ciò ti causava una tristezza insuperabile”. 


Vi presento Angélica Liddell. Nata nel 1966 a Figueras, performer scrittrice e drammaturga. "Non devi far altro che morire nell’arena", s’intitola questo suo testo: la frase che Valle-Inclán disse a Juan Belmonte, qualcosa più che un torero. Ha debuttato l’anno scorso al festival di Avignone ed è stato rappresentato in Italia una sola volta, un solo giorno, il 29 aprile di quest’anno all’Arena del Sole di Bologna. «Il teatro è fatto anche per essere perso», come ogni incontro, mi ha detto una volta un’amica e niente ti può restituire quel che è perduto. Ma questo testo – un soliloquio fluviale, imperiale e disperato – è pubblicato da Luca Sossella editore nella traduzione di Silvia Favina. Cercatelo, se avete voglia di fare esperienza di qualcosa di autentico, che è cosa diversa dall’essere credibile. “Capita spesso che i nostri doni diventino il nostro castigo”. Qualcosa di vero, non saprei come altro dire. “Solo chi si abbandona può dimenticarsi di se stesso e trascendere se stesso: diventare sacro”. Vedere nell’altro, in quell’istante, il volto di Dio. 

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