CASAMATTA
Partire è la più coraggiosa di tutte le azioni
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Partire è la più coraggiosa di tutte le azioni

Ci vediamo quando torni, se torni. “Una voluttuosa malinconia”

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Sulla distanza, sul partire. Ho spedito un pacco dall’altra parte del mondo, in Australia, ma non ci credevo. Non credevo che arrivasse davvero una scatola di cartone chiusa con il nastro adesivo, con il nome del destinatario scritto a mano, tutti oggetti di un altro tempo: il nome e certo l’indirizzo, con quel c/o che sta per care of ma io non lo sapevo, nell’ignoranza rotonda di ogni cosa che giorno dopo giorno si riempie di coriandoli nuovi, mai abbastanza – certo. Rotonda resta. 
Non credevo possibile che un gesto del secolo scorso, da privato a privato (no Amazon) fosse ancora possibile in questo secolo qui. Una sfiducia insensata, perché è chiaro che anche se esistono le email si possono ancora scrivere le lettere, ma nessuno lo fa: solo bollette e multe, arrivano per posta. Si può ancora accendere il fuoco sfregando le pietre e andare a suonare al citofono a qualcuno per vedere se è in casa senza averlo chiamato prima al cellulare, ma nessuno lo fa. Dunque come tutte le cose che cadono in disuso, pensavo: non funzionerà. Mi chiameranno per dire che il pacco è fermo alla dogana, che si è perso, lo vedrò – se ho fortuna – tornare indietro dopo un mese. Invece è arrivato, ovviamente. Era pieno di oggetti semplicissimi e domestici che avrebbero fatto felice una persona amata e lontana, immaginavo da molte e molte settimane prima di decidermi a inviarlo, e così è stato. Una telefonata con voce di cristallo ha annunciato la buona notizia: grazie. Non c’è molto altro da dire, in effetti. Quando ero bambina arrivavano dall’America i pacchi degli zii, una volta all’anno, pieni di vestitini di colori al neon e i fiocchi sulle spalle, e noi sempre ci riunivamo accanto al telefono – quello grigio, il disco che girava sui numeri, per ascoltare tutti bisognava tenere la cornetta al centro e avvicinarsi un po’ a turno, è arrivato dunque? Sì zia è arrivato, grazie. Veniamo a trovarti appena possibile, ancora grazie. Non siamo andati mai.
«Preferisco non mescolare i mondi», mi ha detto la persona a cui chiedevo: vuoi che venga? Tu sei li, io sono qui. Non mescolare i mondi. Quando i miei figli erano bambini viaggiavo molto ed ero sempre intristita che non volessero parlarmi al telefono. Rispondevano a monosillabi. Ma lo capivo: sentire la voce di chi vorresti che fosse lì con te non fa che acuire la nostalgia, il dolore della mancanza. Se sei andato sei andato. Ci vediamo quando torni, se torni. “Una voluttuosa malinconia”. C’è un capitolo bellissimo nel nuovo libro di Pietro Del Soldà, La vita fuori di sé. Una filosofia dell’avventura, dedicato a Isabelle Eberhardt. Nata a Ginevra nel 1877 da una nobilbonna russa in esilio e padre “di identità controversa”, esploratrice spesso vestita da uomo “perché la vita esterna sembra fatta per l’uomo, non per la donna”, morta a 27 anni. “Partire è la più bella e coraggiosa di tutte le azioni”, ha scritto. E Poi. “Penso con voluttuosa malinconia a tutta la stranezza della mia vita in questi scenari fuori dal comune… Come sempre quando sono in viaggio, nel deserto, sento una grande calma scendere nel mio animo. Non rimpiango niente, non desidero niente, sono felice”. 

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