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Partito ieri, il tour di Ditonellapiaga (nome d’arte di Margherita Carducci, 1997) toccherà molte città italiane.
Partito ieri, il tour di Ditonellapiaga (nome d’arte di Margherita Carducci, 1997) toccherà molte città italiane. 

Ditonellapiaga: "Che io sia empowering è il complimento più bello"

La cantante porta in tour tutti i suoi 'Camouflage'

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L’appuntamento con Ditonellapiaga è in un bar milanese per chiacchierare sul suo tour estivo. Nell’accomodarci a un tavolino, lei fa un balzo; sulla parete c’è un ritratto di Madonna ultra pop: tiene in braccio una maxi-confezione di Prozac. Niente male come coincidenza: Prozac è uno dei pezzi più ipnotici, acidi, elettro-cubisti del suo album Camouflage – in cui dice: “Giuro se la stappi non scappi non scacci la sete di farmaci e whisky sour/Dimmi che ore sono, dove sono, sono isterica/Tutta bianca tipo cadaverica”. 
A questo punto, Ditonellapiaga ordinerebbe un Moscow Mule; ma «un tè col miele» è la scelta che fa chi sta dietro quel nome d’arte: Margherita Carducci. Classe 1997, ci snocciola la sua evoluzione musicale, da quando ascoltava i dischi soft jazz della mamma alla fase rock del liceo. «Sono diventata una fan degli Oasis l’anno in cui si sono sciolti, un tempismo perfetto. Provavo a cantare Janis Joplin, ricordo che quando ho preso lezioni di canto in terza liceo l’insegnante mi ha sentita e ha detto: “Adesso facciamo Arisa per due mesi”, perché urlavo troppo». 
Che genere fa oggi Ditonellapiaga? Soul, elettronica? In realtà, trattandosi di soggetto volutamente eclettico, la sua musica è più personalità che suoni precisi. Per questo si è data un nome d’arte. Eppure, racconta, c’è un sacco di gente che le chiede se è parente del Carducci: «Pensi che su YouTube gira ancora il video postato con un’amica a 14 anni: lei rappava e io facevo le rime di San Martino sul beat. Una trashata incredibile. Mia nonna aveva una lettera del Carducci e sosteneva che fossimo parenti, non ne sono sicura ma mi piace pensarlo». L’altra nonna, quella materna, è sulla copertina di Camouflage con le amiche, tutte in tailleur rosa, viola e lilla, paiono appena tornate da un cocktail. 
L’ironia è nel Dna del personaggio. «Mi viene spontanea, credo sia un approccio divertente alla scrittura. Non bisogna sempre stare lì a struggersi di malinconia, a parte che io non lo sono nella vita e quindi sarebbe strano che lo diventassi nelle canzoni». Anche la provocazione «è un linguaggio ricorrente, mi piace perché crea un legame diretto con chi ascolta. Ma è leggera, non sto a polemizzare e provocare su tutto altrimenti sarei infrequentabile». Se Camouflage fosse un film, dice, per lei sarebbe Tonya, la storia della bad girl del pattinaggio americano: «Film bellissimo, dark, mi piace quando lei ogni tanto guarda in camera e ti parla direttamente». Archiviato Sanremo («la cosa che non mi aspettavo? Che Donatella Rettore fosse dolcissima con me. Quasi materna. Giuro, mi ha spiazzata»), i live le stanno dando un’energia che non immaginava. «La cosa che mi piace di più è quando le ragazze vengono a dirmi cose come “ogni volta che ti ascolto mi sento forte, più figa”. Che io sia empowering è il complimento più bello». Partito ieri, il tour di Ditonellapiaga toccherà Livorno, Bologna, Cagliari, Cremona... Tutte le date sul sito magellanoconcerti.it.

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