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Foto © Mahouka
Foto © Mahouka 

La dea LiSA: un documentario racconta la vita dell'autrice delle canzoni delle serie anime più famose

Così milioni di fan nel mondo chiamano la cantante giapponese dei record: "dea". E ora la sua vita, pubblica e privata, diventa un doc

3 minuti di lettura

Quando il segretario di Stato americano Antony Blinken ha pubblicato la sua playlist di Spotify, un brano ha attirato l’attenzione: Homura cantato da LiSA, forse la popstar giapponese più famosa oggi. A colpire non è tanto la scelta esterofila, quanto il fatto che il brano appartenga alla colonna sonora di Demon Slayer - Il treno Mugen, film tratto dall’omonima serie e diventato lo scorso dicembre la pellicola straniera di maggior successo negli Stati Uniti (il brano, dal canto suo, è stato il più veloce a raggiungere i 100 milioni di streaming, battendo Dynamite dei Bts). Ovvio, hanno commentato i fan: nemmeno Blinken può resistere alla dea. 
La dea. È così che gli appassionati chiamano LiSA, e se l’appellativo ai profani può apparire un filo esagerato, per chi la ama non lo è per niente. LiSA rappresenta un caso unico nello showbiz mondiale: le canzoni più belle delle serie anime più famose sono, immancabilmente, le sue. Lei è la voce della migliore animazione nipponica e, se si pensa all’immenso successo globale di anime (ne parliamo nelle pagine precedenti) e compagnia, si capisce anche come mai Netflix stia lavorando a LiSA Another Great Day, documentario dedicato all’artista, in arrivo il prossimo autunno. Per ora se ne sa poco o nulla, salvo che le riprese sono state effettuate l’anno scorso, in occasione delle celebrazioni per i suoi 10 anni di carriera solista e che, stando alle parole del regista Taketoshi Sado, il film mostrerà la vita della LiSA quotidiana e quella della venerata star internazionale, e gli ostacoli che entrambe devono affrontare. 


Prima di tutto, va chiarita una cosa: Risa Oribe, 34 anni, originaria della prefettura di Gifu, crescendo sogna il pop e il rock, non gli anime. Quelli sono arrivati dopo, quasi per caso. Il suo idolo è Avril Lavigne, tanto che da adolescente fonda una cover band dedicata a lei. Nel 2005 si diploma, comunica ai genitori che non andrà all’università per dedicarsi alla musica, e fonda un gruppo indie rock, Chucky. Le cose non funzionano, e lei se ne va da sola a Tokyo. Nella capitale fonda un’altra band, Love is Same All, da cui prende il suo nome d’arte. Ma la fortuna gira nel 2010, quando viene ingaggiata per cantare nelle Girls Dead Monster, gruppo immaginario di Angel Beats!, serie anime molto amata. E sarà pure una band di fantasia, ma tanto le basta per farsi notare dalle case discografiche: le viene offerto di registrare un mini album, Letters to U. Lo fa e il primo singolo, nel 2011, Oath Sign, viene scelto per un altro anime, Fate/Zero, arrivando al quinto posto in classifica. Inizia così una sequenza che si ripeterà puntualmente: LiSA pubblica un album, una serie o un film di animazione utilizzano uno o più dei suoi brani, questi ultimi esplodono in classifica, con numeri da primato – è stata la prima artista donna ad arrivare al milione di download con un solo pezzo –, e riconoscimenti a pioggia. I suoi concerti sono sold-out ovunque, che sia il Nippon Budokan o le convention di manga a Los Angeles. 

La cantante LiSA, acronimo di una sua vecchia band, Love Is Some All. Il suo vero nome è Risa Oribe, ha 34 anni ed è nata nella prefettura giapponese di Gifu. Foto China Visual China Group/Getty
La cantante LiSA, acronimo di una sua vecchia band, Love Is Some All. Il suo vero nome è Risa Oribe, ha 34 anni ed è nata nella prefettura giapponese di Gifu. Foto China Visual China Group/Getty 

La trasformazione in dea risale però al 2019, quando un suo brano, Gurenge, fa da apertura a Demon Slayer: è la tempesta perfetta. La canzone è già forte di suo, e la serie diventa la più vista, citata e amata della sua generazione. Per fare un paragone, se la gioca con Dragon Ball e Sailor Moon. E LiSA è una parte fondamentale del fenomeno. La cantante è ormai così famosa da firmare anche una linea d’abbigliamento, Roy Reflect Overjoy, un bel mix tra punk e streetwear. Certo, non è tutto rose e fiori, e sotto i riflettori ci finisce pure la sua vita privata. Nel 2020 si sposa con Tatsuhisa Suzuki, celebre doppiatore di anime; per i fan, il loro è un matrimonio reale, ma la favola finisce quando la scorsa estate emergono le foto di lui in hotel con un’altra donna: apriti cielo. L’indignazione collettiva è tale che Suzuki viene tagliato dal cast di Tokyo Revengers, la serie per cui lavora, con tutto che il suo personaggio, Ken “Draken” Ryuguji, è tra i più popolari. Non ci si mette contro la dea. E, soprattutto, contro i suoi fan. 


LiSA allora compie l’inosabile, per un giapponese: il 4 agosto interrompe il tour per i 10 anni di carriera per risolvere privatamente la questione, riprendendo a esibirsi dopo 20 giorni. Sarà interessante vedere se e come la faccenda sarà affrontata nel documentario, visto che quello è il periodo su cui è incentrato. Ma, al di là del gossip, il nocciolo della questione nel caso di LiSA sembra essere un altro, e cioè l’avere una vita indissolubilmente connessa a un genere tanto specifico: lo si capisce quando, nelle poche interviste rilasciate, spiega che quello che la rende più felice è vedere come il pubblico, attirato dagli anime, finisca per appassionarsi a tutte le sue canzoni. Non si fatica a crederle: per quanto sia un fenomeno immenso, quello dell’animazione giapponese pare un mondo a sé, con confini non valicabili. Probabilmente, LiSA ha accettato di girare il documentario per “spezzare” il circolo: se è così, la sua è una mossa coraggiosa. 

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