Stop alla guerra: su Tik Tok è il momento del beauty attivismo, truccarsi è un atto politico

Stop alla guerra: su Tik Tok è il momento del beauty attivismo, truccarsi è un atto politico

I tutorial di make-up su Tik Tok sono diventati un mezzo per inviare messaggi impegnati: la Gen Z sta usando un gesto apparentemente "frivolo", come quello di truccarsi, in un atto politico. Tra ombretti e mascara si invoca la pace in Ucraina, si diffondono istanze femministe e si raccontano drammi che riguardano i diritti umani

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Chi conosce Tik Tok solo per i balletti e le challenge potrebbe essere portato a pensare che sia un social particolarmente superficiale, dai contenuti ultra-leggeri e spesso addirittura sciocchi. Ma questa lettura non è del tutto aderente alla realtà: il linguaggio di chi lo usa, tendenzialmente giovani e giovanissimi della Generazione Z, può apparire frivolo, ma il contenuto di ciò che viene postato non sempre lo è. Anzi: i recenti sviluppi della guerra in Ucraina hanno mostrato al mondo intero come i video di pochi secondi possano raccontare con drammatica veridicità ciò che sta accadendo.

Un eccellente esempio di come la piattaforma stia diventando un mezzo per diffondere messaggi impegnati, tra politica e attivismo, pur vestendoli di un’apparenza leggera e divertente, sono i beauty tutorial. Per la precisione make-up tutorial che, mentre mostrano come e dove stendere ombretti e mascara, svelano messaggi dal contenuto politico e sociale.

Da Black Lives Matter alle istanze femministe, dall’ecologia ai temi LGBTQ, i Tik Tokers (e in particolare le Tik Tokers) stanno mostrando un modo di usare il trucco tutt’altro che frivolo. I tutorial diventano veicoli di denuncia e danno vita ad una corrente di attivismo beauty che l’attuale conflitto in Ucraina ha contribuito particolarmente ad espandere.

Sotto gli hashtag #Ukraine makeup, o #makeup Ukraine, o ancora #pray for Ukraine e #makeup for peace, si trovano migliaia di video di ragazze e ragazzi che, mentre si truccano, diffondono messaggi che invocano la pace. Non spiegano il conflitto, non si addentrano nelle cause storiche o in disquisizioni sulle strategie belliche: chiedono semplicemente che la guerra finisca, che si trovi un modo di tornare a vivere pacificamente. Spesso sono tutorial di trucco teatrale, altre volte si tratta di suggerimenti di make-up semplice ma d’impatto, ma in ogni caso riprendono i colori giallo e azzurro della bandiera Ucraina per puntare i riflettori su quello che sta succendo nel Paese.

@creationsbycarter Showing my support for Ukraine through makeup ???? Praying and sending love to all ! Check out #supportukraine on cartersbeautydeals.com to learn how you can help! ? #urkrainemakeup ? Aglow (Intro) - Karamel Kel

Mentre diverse influencer ucraine hanno dovuto rinunciare ai loro contenuti di lifestyle e hanno deciso di usare la loro visibilità per lanciare accorati appelli, fare drammatiche denunce, oppure hanno scelto di mostrare la loro attuale condizione di vita sotto i bombardamenti, i Tik Tokers di tutto il mondo le supportano attraverso una diretta ed efficace manifestazione del proprio pensiero: il make-up.

Purtroppo non sono messaggi che arrivano in Russia, dove il social non è attivo: l’unico che è rimasto funzionante è Tinder, e anche lì non mancano persone che sfruttano il potenziale della dating app per mostrare cosa sta succedendo in Ucraina, aggirando la censura. È il caso di Kinga Szostko, una donna polacca che ha creato un finto account in cirillico nel quale, al posto delle sue foto, mostrava immagini delle città distrutte dai bombardamenti.

Ma tornando ai tutorial di trucco, la prima volta che questo "beauty attivismo" ha davvero mostrato le sue potenzialità è stato nel 2019, quando la giovane americana Feroza Aziz ha beffato la censura di Pechino ed è riuscita a denunciare la repressione degli Uiguri in Cina: mentre mostrava come piegare e allungare le ciglia, commentava "Ora posate il piegaciglia e usate il telefono che avete in mano per cercare che cosa sta succedendo in Cina, dove i musulmani sono messi nei campi di concentramento. Questo è un altro Olocausto e nessuno ne parla".

Il video fece il giro del mondo, e fece scoppiare un vero e proprio caso internazionale - anche perché Tik Tok, che è di proprietà cinese, inizialmente lo rimosse, ma poi dovette ripubblicarlo visto il clamore che aveva sollevato - e soprattutto mostrò come i giovani fossero in grado di impiegare i social come strumenti politici.

@lauriehernandez_

I had to do it. I wonder how AOC feels knowing most of gen z thinks she’s iconic? (disclaimer to the parents: foul language.)

? REGISTER TO VOTE aoc x humble - kasey

Lo sa bene Alexandria Ocasio Cortez, che non solo è stata una delle prime a parlare di patriarcato e misoginia in un video dedicato alla sua beauty routine, ma è diventata protagonista di un tormentone social nel quale le ragazze si cimentavano in make-up tutorial che avevano come sottofondo le sue più sentite invettive al Congresso.

Rivendicando il diritto a truccarsi senza per questo essere giudicate frivole, le ragazze della AOC challenge hanno portato una ventata di femminismo su Tik Tok: quei video di pochi secondi, che per molti utenti sono più fruibili e accessibili di un lungo articolo di giornale o di un documentario, sono diventati una sorta di finestra, un affaccio su un mondo più consapevole.

@alex__maher #DECADECHALLENGE feminist edition: The 50s ? Celebrating the legend that is Rosa Parks this #blackhistorymonth #brushout #vintagehair #retromakeup #fy ? original sound - Alex Maher

Tra video di make-up dedicati alla storia del femminismo, alle ingiustizie sociali, ai diritti umani, all’inclusività, la Generazione Z sta sfruttando l’irresistibile l’attrazione verso il mondo beauty degli utenti social per veicolare concetti che, in questo modo, non appaiono né aggressivi, né minacciosi, né troppo complessi.

Sono leggeri, ma fanno riflettere. Non pretendono di spiegare come il va il mondo, a volte possono apparire superficiali e solo a caccia di like, ma offrono uno spunto di riflessione su temi importanti utilizzando il linguaggio preferito delle nuove generazioni, quello divertente e leggero dei social.

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