Stile Regency: le ragioni per vestire "alla Bridgerton", ancora oggi

Ne ‘Il piccolo libro di Bridgerton’ Charlotte Browne mette a nudo l’epoca Regency tra codici comportamentali, canoni stilistici e rituali di corteggiamento, che passavano anche per ventagli e fazzoletti. Un viaggio attraverso usi, costumi e tendenze dell’alta società di un’epoca tornata ad affascinare grazie alla celebre serie televisiva. Alla fine del quale scoprire a quale personaggio assomigliate di più: fai il test

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Tiare e boccoli, ventagli e fazzoletti, piume e mussolina: lo stile dell’epoca Regency non ha mai smesso di affascinare, ed è tornato deliziosamente in auge grazie a Bridgerton, la serie televisiva che con 82 milioni di account raggiunti è diventata la serie originale Netflix più vista di sempre, di cui si attende a breve la seconda stagione. I rituali di corteggiamento che hanno unito Daphne, la protagonista, e il duca di Hastings, le vite delle sorelle e dei fratelli Bridgerton, le vicende dell’alta società britannica del XIX secolo, hanno catturato gli spettatori non solo per gli intrecci della trama, ma anche per gli elaborati costumi di scena, le splendide acconciature, i leziosi e studiatissimi atteggiamenti dei personaggi (quasi sempre) ligi all’etichetta.

In effetti, l’epoca in cui è ambientata è una delle più affascinanti della storia del costume: è la cosiddetta età della Reggenza, un momento storico che la scrittrice Charlotte Browne ha deciso di mettere a nudo partendo proprio dalla serie televisiva nel volume intitolato ‘Il piccolo libro di Bridgerton’, edito da Sonzogno. Attraverso ricostruzioni storiche, aneddoti curiosi, giochi e persino test attitudinali, l’autrice ci accompagna alla scoperta di usi e costumi di una Londra in cui scapoli e debuttanti si giocavano il tutto e per tutto pur di conquistarsi un’adeguata posizione in società e un futuro felice, ‘battaglia’ che combattevano a suon di regole comportamentali e codici stilistici emblematici.

Gli abiti

Come spiega l’autrice del libro, gli abiti in stile impero, con la loro vita alta e le gonne dalle linee morbide, erano senza dubbio in più in voga tra le dame dell’età della Reggenza. Quest’epoca infatti si stava lasciando alle spalle il pomposo Barocco in favore di un più semplice e pulito Neoclassicismo. In un interessante capitolo Charlotte Browne mette ordine nella storia del costume dell’epoca, spiegando quali eventi storici influirono su questo repentino cambio di estetica, dalla Rivoluzione Francese (che spazzò via dai guardaroba delle élite tutto ciò che rendeva la loro estrazione sociale troppo evidente) alla scoperta di Pompei (che fece innamorare l’aristocrazia britannica di tutto ciò che evocava il classicismo e l’arte greco-romana).

“Verso la fine del Settecento, i paniers e le crinoline che fino ad allora avevano enfatizzato l’ampiezza degli abiti femminili vennero abbandonati a favore di vestiti che lasciavano intuire e valorizzavano le forme naturali del corpo”, scrive Browne. Non si tratta comunque di un periodo ‘austero’: il Romanticismo è alle porte e ben presto porterà con sé ricami e ornamenti.

Ma cosa indossavano, dunque, le donne dell’epoca? E il ritratto stilistico che ne fa Bridgerton è accurato? La risposta è nì. Come accennato, gli abiti in stile impero, realizzati principalmente in mussolina, divennero estremamente popolari, ma “venivano solitamente indossati di sera, quand’era accettabile lasciare scoperte le braccia, il collo e il décolleté: di giorno ci si aspettava che le donne portassero – a tutela e a riprova della loro modestia (un valore fondamentale per l’epoca, ndr) – vestiti accollati e a maniche lunghe”.

Tuttavia secondo l’autrice i creatori dei costumi di Bridgerton pur essendosi ispirati al periodo storico in questione hanno voluto creare dei capi “che potessero piacere anche al pubblico contemporaneo. Così hanno rivisitato lo stile impero classico aggiungendo elementi moderni e colori sgargianti, sulla scia delle collezioni realizzate da Christian Dior negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Alla mussolina hanno preferito il velluto o stoffe semirigide e trasparenti come l’organza e il tulle, che potessero conferire più movimento e una particolare fluidità agli abiti. Anche i cappellini, imprescindibili nella moda Regency, sono stati messi al bando nella serie e rimpiazzati con elaborati fascinators, ovvero accessori per capelli fatti di paglia e decorati con fiori, penne e piume”.


Un’altra licenza creativa che si sarebbero presi gli autori di Bridgerton riguarda la scelta dei colori: “Gli abiti di una dama dovevano essere raffinati, eleganti e sobri come il suo contegno e, più che promuovere le mode, dovevano seguirle senza portarle all’eccesso… (si consigliava) di preferire sfumature e colori abbinati all’incarnato. Il bianco, per esempio, era ritenuto adatto alle giovani”, spiega Browne. Che aggiunge “Nel caso volessero scegliere qualche altra tinta, i manuali di etichetta suggerivano alle donne esili di vestire con toni di verde, giallo, lilla e rosa chiaro, mentre quelle con una figura più piena potevano osare con l’audace cremisi, il rosso scarlatto e le sfumature più intense del viola e del giallo. Per chi non era molto alta, poi, meglio lasciar perdere i motivi troppo grandi e le passamanerie elaborate”. Insomma, commenta l’autrice, un esperto di etichetta dell’epoca “sarebbe inorridito di fronte al guardaroba sfoggiato dalle sorelle Featherington”.

Curioso è l’aneddoto che racconta la nascita del cappotto femminile: “Agli esordi del Diciannovesimo secolo, le donne furono vittime di una vera e propria epidemia, nota con il nome di ‘malattia della mussolina’: l’abitudine di trascorrere molto tempo all’aperto, esposte a temperature rigide ma vestite solo con abiti leggeri e impalpabili, fece sì che molte di loro morissero per via dell’influenza o della polmonite. Per evitare questa infausta eventualità, le dame del periodo Regency cominciarono a indossare un soprabito, più o meno pesante, dal taglio in stile impero ma a maniche lunghe”.

Gli accessori: ventaglio e fazzoletto

Nessuna signora dell’alta società inglese si sarebbe mai azzardata a uscire di casa senza ventaglio. Non solo per la sua ovvia funzionalità, ma perché era un utilissimo strumento di comunicazione. “Dalle dame del tempo ci si aspettava che fossero pudiche e discrete, quindi ogni loro condotta apertamente civettuola sarebbe stata a dir poco malvista. Tuttavia, sventolare il ventaglio con un po’ di malizia era un metodo ingegnoso e comunemente accettato per attirare attenzioni, scambiare messaggi e tenere a bada la concorrenza”. Nel suo volume, Charlotte Browne propone un divertente esercizio di ‘traduzione’ dei messaggi segreti che si potevano lanciare attraverso un ventaglio: lo sapevate, per esempio, che farlo roteare con la mano destra voleva dire ‘sono occupata’, mentre lasciarlo scivolare lungo la guancia era una promessa d’amore?

Anche i fazzoletti, oggi considerati un accessorio tutt’altro che romantico, servivano un tempo a comunicare con i pretendenti: “nel periodo Regency”, scrive l’autrice “per le dame era consuetudine impreziosirli ricamandoci sopra simboli o messaggi d’amore, per poi regalarli a chi aveva conquistato il loro cuore. Alcune usavano perfino i propri capelli al posto del filo da ricamo!”. Come i ventagli, i fazzoletti si potevano utilizzare per lanciare messaggi: passarlo sotto gli occhi, ad esempio, era una richiesta di perdono, mentre avvolgerlo attorno al dito serviva a comunicare ‘sono occupata’.

Beauty

Le riviste femminili e i manuali d’etichetta per le signore di buona società dell’epoca Regency consigliavano alle donne come conquistare il miglior partito senza mai cedere alla tentazione di mettersi in mostra, preservando la modestia e la pudicizia che le doveva contraddistinguere. Arrossire era considerato un elemento che indicava una donna ‘virtuosa’ secondo i canoni dell’epoca: “Se si mostrava ‘pronta e propensa al rossore’, gli uomini potevano tirare un sospiro di sollievo: l’involontario imporporarsi delle guance indicava senza dubbio una mente innocente”, spiega Browne. “Arrossire in risposta agli sguardi di ammirazione veniva interpretato come prova di modestia, riserbo e semplicità”.

Ecco dunque che uno degli stratagemmi beauty più usati dalle donne dell’epoca era quello di tingersi le guance con il fard rosato, come fa Daphne quando chieda alla sua cameriera, Rose Nolan, di truccarla mentre si prepara per uno dei primi balli della stagione. Il rossetto, invece, era out: le donne che lo utilizzavano “erano giudicate vanitose o bramose di mettersi in mostra: entrambe caratteristiche disdicevoli”.

Acconciature

Le pettinature dell’epoca Regency sono grandi protagoniste della serie televisiva, e anch’esse furono influenzate dall’antichità greco-romana, scrive Charlotte Browne. Tuttavia, morbidi boccoli che incorniciavano il viso, chignon, trecce, code, oppure chiome sciolte ma accuratamente arricciate, richiedevano una certa maestria. “Chi ambiva a sfoggiare un’acconciatura à la Meduse (ispirata cioè a Medusa, il mostro della mitologia greca con serpenti al posto dei capelli), ma non poteva contare su riccioli naturali, doveva per forza ricorrere a ferri, piastre o bigodini di carta. Molte dame dell’alta società avevano cameriere personali, incaricate di pettinarle e aiutarle a essere sempre impeccabili e all’ultima moda”.

In Bridgerton tuttavia l’acconciatura con frangetta e riccioli di Daphne ricorda più la Audrey Hepburn della versione cinematografica di 'Guerra e pace' del 1956, riflette Browne. “Tenere i capelli raccolti sottolinea la sua condizione di ragazza in età da marito e le permette di mettere in risalto il collo, che era considerata la parte più elegante del corpo femminile”.

Infine, importanti elementi delle pettinature dell’epoca Regency erano tiare, cerchietti e accessori per capelli vari, che in Bridgerton non mancano. “Era molto di moda indossarli nelle occasioni formali, per esempio ai balli o agli eventi mondani. Una delle creazioni più complesse realizzate per la serie è l’acconciatura che l’intrigante Cressida Cowper sfoggia per catturare l’attenzione del principe Federico. L’ossessione di Cressida per lo status e la gerarchia si riflette nella sua elaborata ‘corona’ di trecce, fissate a un supporto insieme a fili di perle e nastri intonati all’abito”.