Psicologia
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Piacere a tutti i costi: la paura dell’impopolarità e come superarla

C'è chi vive cercando sempre di non deludere le aspettative degli altri, anticipando le richieste, rendendosi disponibile al punto da svilire la propria persona. A partire dalla storia vera di Paola, analizziamo il timore di essere impopolari e le sue conseguenze nel lavoro e nell'amore con la guida di Roberta Milanese, autrice, psicologa e psicoterapeuta

6 minuti di lettura

Dalla ricerca spasmodica dei like e dei follower sui social, al bisogno incontrollato di avere sempre l’approvazione degli altri, nella sfera privata e nel lavoro. Tutti l’abbiamo vissuto, almeno una volta nella vita, questo desiderio di sentirsi accettati, amati e benvoluti dagli altri, per avere la loro considerazione e, in maniera più ampia, riconoscimento sociale. È nella natura umana, è normale desiderarlo. Ma alcune volte questa necessità di piacere a tutti e a tutti i costi diventa ricerca incessante di conferme, si trasforma in paura del rifiuto e così si inizia a vivere in base alle aspettative degli altri. In questo modo si perde il giusto equilibrio tra il dare e il ricevere, il giusto limite tra noi stessi e gli altri. Tutto si sbilancia, perché si mettono davanti a tutto le esigenze degli "altri" e ci si dimentica delle proprie, iniziando a “mendicare” amore e attenzioni mossi dalla paura di deludere, dal timore di perdere quelle relazioni.
 

La storia di Paola, che accetta di cambiare per amore

Proprio come è successo a Paola, che pur di stare con Alessio, si adatta e si “deforma” in base alle sue esigenze. Così accetta di passare i fine settimana in montagna che lei non ama, paga i conti perché lui è in difficoltà economiche, trova sempre una giustificazione alle sue dimenticanze, ai suoi cambi di umore e di atteggiamento e non ha la forza di portare avanti le sue richieste e le sue proteste. Perché davanti al “io sono fatto così” di Alessio, cede, si adatta con compiacenza, speranzosa che tutta questa dedizione le garantisca una relazione di successo.

Paola non si "piega" solo in amore; la sua disponibilità a dire sempre sì è un leitmotiv dei suoi rapporti anche nel lavoro e nelle amicizie. Fortunatamente, davanti all’ennesima sparizione di Alessio, Paola ha un moto di rabbia: gli dice che non ci si comporta così quando si sta con una persona e lui gli risponde “Ma quale coppia, la nostra è solo una bella amicizia!”. Una pugnalata che l’aiuta però a cercare l'appoggio di una psicoterapeuta. L’esperta che la assiste e l’aiuta a guarire è Roberta Milanese, autrice del libro L’ingannevole paura di non essere all’altezza. Strategie per riconoscere il proprio valore (Ponte alle Grazie), saggio ricco di testimonianze che portano alla luce questa “epidemia di insicurezza”, una sensazione generalizzata di cui molti soffrono. Paura di non sentirsi all’altezza, di essere inadeguati, meno degli altri, declinata in tutti gli ambiti della vita. Tra queste c’è anche la paura dell’impopolarità, di cui abbiamo parlato con la dottoressa Milanese, a cui abbiamo chiesto dei consigli su come identificarla, affrontarla e superarla.

Paura dell'impopolarità come superarla in poche mosse

Cos'è la paura dell'impopolarità?
“È la paura di fare o dire qualcosa che ci faccia perdere l’approvazione o l’affetto delle persone a cui teniamo", spiega la dottoressa Milanese. "Può trattarsi solo della cerchia più intima di affetti o riguardare qualunque tipo di relazione, personale o professionale. Il bisogno di fondo è quello di sentirsi amati, benvoluti o comunque apprezzati dagli altri, a qualunque costo”.

Come nasce questo tipo di paura?
“Generalmente alla base c’è una profonda insicurezza della persona relativamente alla propria desiderabilità. La premessa implicita di chi nutre questa paura è quella per cui, se la persona si concedesse di essere sé stessa fino in fondo e non assecondasse sempre i bisogni altrui, gli altri non la vorrebbero, stimerebbero o amerebbero. Queste persone finiscono quindi per essere molto abili nel tessere relazioni che in apparenza funzionano bene, ma che comportano per loro una grande fatica e la paura di non poter mai 'mollare', pena il rischio di impopolarità o, addirittura, abbandono”.


Il bisogno di piacere a tutti i costi ha un genere? Uomini e donne si comportano in maniera diversa?
"Effettivamente nella vita affettiva si riscontra più frequentemente nelle donne, che la sperimentano rispetto alle amicizie e ai partner. In quest’ultimo caso il copione risulta particolarmente fallimentare perché determina spesso uno sbilanciamento eccessivo del rapporto. Mettendo l’altro sempre al centro, infatti, la persona finisce per vivere una vita di coppia insoddisfacente e con il continuo timore di essere lasciata, o non amata nel caso in cui facesse valere i propri bisogni. Nei casi peggiori, l’essere eccessivamente disponibile impedisce addirittura la costruzione di un vero rapporto di coppia, dal momento che questa iper-disponibilità risulta paradossalmente poco attraente agli occhi del candidato partner, che finisce per prendere tutto quello che può, per poi allontanarsi. Negli uomini la paura dell’impopolarità si registra invece soprattutto in ambito professionale, dove si manifesta con il timore, quasi invalidante, di prendere decisioni che possano far perdere il consenso o l’approvazione. Le decisioni 'rischiose' vengono quindi evitate o, quando non possibile, delegate ad altri, in modo tale da mantenere intatta la propria popolarità”.

Quanto i social possono alimentare questo timore?
“Purtroppo i social hanno esteso enormemente l’ambito delle relazioni di riferimento, quindi chi vuole piacere a tutti i costi deve confrontarsi con tante più persone in diversi ambienti. E la ricerca di popolarità è un gioco che viene facile, in ambito virtuale: si posta la foto della spiaggia più bella, della silhouette più in forma, della serata più romantica, dei resort più esclusivi, della famiglia più felice... si potrebbe andare avanti all’infinito. In alcuni casi, la popolarità virtuale tampona le difficoltà o addirittura l'incapacità di creare relazioni nella vita reale e, apparentemente, soddisfa il bisogno di approvazione di chi la vive. Ovviamente, fino a quando i follower o i like diminuiscono…”.


Nel suo libro si distingue tra vari gradi 'paura dell’impopolarità'. Qual è il più diffuso?
“Parliamo di una versione light di questa paura: la provano persone molto attente alle esigenze degli altri, che si mostrano sempre disponibili anche quando non ricevono analoghe attenzioni. Solitamente finiscono per ritrovarsi in relazioni in cui il loro 'altruismo patologico' crea per complementarietà negli altri una sorta di 'egoismo insano'. Difatti, quanto più le prime sono disponibili a dare sempre e comunque, tanto più gli altri si abituano a prendere senza dare, come se fosse una sorta di diritto. La persona finisce così per trovarsi circondata da persone che ricopre di attenzioni, ma da cui non ne riceve. Amareggiata e irritata, a un certo punto può decidere di chiudere i rapporti troppo sbilanciati, ma senza una reale presa di coscienza del problema finisce poi per replicare lo stesso copione nelle relazioni successive”.

Quando questo meccanismo diventa patologico?
“Nella versione più estrema della paura dell'impopolarità, abbiamo una persona che finisce letteralmente per 'prostituirsi' di fronte alle esigenze altrui: intrappolata nel suo bisogno di essere confermata e benvoluta, è incapace di dire no a qualsiasi tipo di richiesta, fino ad arrivare a perdere di vista sé stessa o fare cose per lei decisamente sgradevoli. A volte questo copione da 'prostituta relazionale' si irrigidisce così tanto da rendere la persona decisamente poco desiderabile agli occhi altrui, soprattutto nelle relazioni sentimentali. Spesso, quindi, si sente abbandonata. In altri casi, proprio in virtù della sua estrema disponibilità, questa persona ha una vita piuttosto ricca di relazioni ed è decisamente benvoluta e apprezzata, ma quando realizza che gli altri la vogliono solo per quello che 'fa' e non per quello che 'è', finisce per scoprirsi profondamente sola. In entrambi i casi la sofferenza può divenire così acuta da portare a disturbi depressivi, anche severi”.



Quali sono gli errori più comuni commessi da chi è ossessionato dal piacere agli altri?
“Generalmente chi teme l’impopolarità tende ad assecondare e compiacere gli altri, anticipandone i desideri e i bisogni, incapace di dire 'no' alle richieste. Inoltre, evita di dire o fare cose che teme che gli altri non approvino, che si tratti di esprimere opinioni personali o di prendere decisioni che potrebbero essere considerate impopolari. Sul momento queste 'finte' soluzioni danno alla persona l’illusione di gestire bene la propria paura e le proprie relazioni mentre in realtà non fanno che aumentare sempre di più la sua insicurezza, perché continua a pensare che gli altri l'apprezzino solo se fa le cose 'giuste'”.

Come superare la paura dell'impopolarità?
“Innanzitutto, dobbiamo tenere presente due regole 'auree' per migliorare l'autostima:
1) Non si può piacere a tutti, vista l’enorme varietà di gusti, valori, opinioni e abitudini che caratterizza il genere umano. Cercare di ottenere questo obiettivo significa rinunciare a sé stessi in nome di un’illusoria approvazione, che peraltro non arriverà mai.
2) Le relazioni sono come un ballo di coppia: se vogliamo entrare in relazione con qualcuno è importante fare un primo passo, dando un segnale di interesse e apertura ma, una volta iniziata la relazione, questa deve proseguire con una sana reciprocità, un giusto equilibrio tra il 'dare' e il 'ricevere'. Come nel tango, si balla in due e ognuno deve fare i suoi passi, in sintonia con quelli dell’altro. Aspettarsi che sia il nostro partner a trascinarci nella danza, senza muovere i piedi o, al contrario, strattonarlo facendo noi tutti i passi perché abbiamo tanta voglia di ballare, come minimo farà sì che ci si pesti i piedi a vicenda e, con molta probabilità, porterà uno dei due a interrompere il ballo”.

Dal punto di vista operativo, come si procede?
“Suggerisco a chi si è riconosciuto in questo copione di iniziare a fare piccoli passi per smontare i meccanismi mentali che la paura innesca. Primo: correre ogni giorno il piccolissimo rischio di mostrare sé stessi agli altri. Si può per esempio esprimere un’opinione che di solito non esprimeremmo, avanzare una piccola richiesta e poi verificarne gli effetti. Scopriremo così che esprimere noi stessi non ci condanna inesorabilmente al giudizio o abbandono da parte degli altri, anzi, spesso accresce la nostra desiderabilità e la stima che gli altri hanno di noi. Il secondo passo è imparare a dire dei piccoli 'no' di fronte alle richieste. Si possono usare modi morbidi (tipo: 'scusa, vorrei ma non posso') e poi passare a risposte più decise: 'scusa, vorrei ma ho una cosa più importante da fare' o, infine, 'scusa, potrei ma non mi va', passo finale della meravigliosa scoperta di poter essere voluti e amati esattamente per quello che siamo. O, parafrasando Victor Hugo, a dispetto di quello che siamo”.

Nota: i post Instagram inseriti nel testo fanno riferimento all'account @mariabeatrice di Maria Beatrice Alonzi, scrittrice e business coach, autrice del libro Non voglio più piacere a tutti (Vallardi).