Laura: "Ho cercato un figlio troppo tardi, la menopausa a 50 anni mi ha spinto a rivedere i miei piani"

Fare i conti con l'età e i sogni irrealizzabili e poi ricevere una nuova spinta ad andare avanti, alla progettualità, dal profondo cambiamento innescato dalla menopausa. Così Laura racconta la sua esperienza
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“La menopausa è stato il regalo per i miei cinquant’anni”, racconta Laura Torretta e mentre lo dice, dalla sua casa di Genova, non pensa minimamente a Steve Jobs sebbene nelle sue parole, in trasparenza, risuoni un'eco del famoso commencement speech alla Stanford University: "Puoi collegare i puntini soltanto guardando indietro".

A 58 anni, Laura ha un lavoro come counselor sistemico relazionale e una specializzazione come Chief Happiness Officer per aiutare le aziende a prendersi cura del benessere dei dipendenti. Una donna attiva e felice che riflette sulle tappe che l’hanno portata dalla vita fertile alla menopausa e a una nuova stagione di 'fertilità'. “Mi sono laureata in economia e commercio, dopo dieci anni in una PMI ligure fallita per uno sterile innesto generazionale, mi sono trasferita a Milano nei fasti di una multinazionale della tecnologia. Erano gli anni Novanta, il futuro sembrava una grande promessa, ma qualcosa dentro di me arrancava. Non lo sapevo ancora, ma erano i semi di un disequilibrio dell’esistenza”. Un mix di passività sul piano personale e determinazione al cambiamento a livello professionale. “Per tenere insieme le cose, recitavo un copione: ero la brava bambina della mamma e il soldatino di papà. Fino al giorno in cui ho detto basta”.

 

Cinque parole indelebili

La svolta è cominciata con un risveglio amaro. “Passati da un po' i quarant’anni, avevo finalmente trovato una persona con cui stavo bene e, anche se tardi, ho accarezzato l’idea della maternità. Il sogno è durato fino a quando il mio ginecologo ha detto cinque parole indelebili: 'Lei ha le ovaie stanche'”. Cosa si risponde a una frase così?”. Laura capisce che è fuori tempo massimo. “Non volendo forzare la natura, ho preso atto del fatto che la mia parentesi fertile si fosse conclusa, non sarei mai diventata madre. In quel momento, è come se fossi entrata in una sorta di menopausa di fatto, prima ancora che biologica”.

La crisi, inattesa, scuote le sue radici. “La nostra relazione è finita e io ho iniziato lentamente a cambiare pelle, a prendere confidenza con una nuova realtà”. Per caso, un giorno accompagna un’amica in una clinica estetica. “Mentre aspettavo, ho fatto l’elenco delle parti di me che avrebbero avuto bisogno della mano del chirurgo. Era un elenco particolarmente lungo”. Pur non avendo preclusioni verso la chirurgia, Laura fa un’osservazione. “Mi sono detta: se devo cambiare così tante cose, vuole dire che non mi accetto e forse è meglio che cominci a farlo”. Da questa riflessione sono nate tre cose: una nuova consapevolezza, un album fotografico e una svolta: “Ho capito che il cambiamento era l’unica costante e, invece di lottare per conservare il mio corpo come era, ho cristallizzato la sua forma con un servizio fotografico. Poi, ho detto addio a una promettente carriera di dirigente e per dare nuovo senso alla mia vita mi sono iscritta a un corso triennale di counseling”.

 

Una nuova fase di vita

La premenopausa è arrivata un paio di anni più tardi. “È strano, perché da adolescente avevo sempre detto che a cinquant’anni avrei liberato l'altra metà del mio essere, avrei cambiato vita, e così è stato. La menopausa è stata un vero punto e a capo”. Il passaggio però è stato graduale. “Mi ero sviluppata precocemente e non ho mai avuto problemi o dolori con il ciclo. Sarà che avevo l’esempio di mia mamma che vendeva frutta al mercato ed è andata al lavoro fino al giorno prima che io nascessi, ma non ho mai rinunciato a nessuna attività”. L’unico segnale di un aggiustamento da parte del corpo alla menopausa sono stati ultimi cicli molto abbondanti. “Per limitare il disagio il ginecologo mi ha prescritto un farmaco antiemorragico, ma oltre a integratori per l’ipotiroidismo non ho assunto altro”.

Con l’ingresso nella menopausa vera e propria, la prospettiva di Laura cambia definitivamente: “Riconoscevo in me una grandissima energia di progettazione. Sono stati momenti preziosi in cui è iniziata la seconda metà della mia vita, una stagione in cui non dovevo più dimostrare niente a nessuno”. Per il diploma di tesi in counseling, Laura scrive dei cicli dell’adultità di Daniel Levinson, uno degli psicologi fondatori del campo di sviluppo adulto positivo. “È stata l’occasione per dare un nome a quello che sentivo. Di solito, per paura, soffochiamo la spinta interiore al cambiamento, ma se accogliamo la spinta alla progettualità, questa ci rivitalizza”. Da questa esperienza è nato il libro “Ricomincio da me con il counseling - Spazi di trasformazione per tornare al centro del tuo benessere” e un programma a sostegno dell’evoluzione positiva delle PMI, con un focus sull’imprenditoria femminile.

 

Concentrarsi sulla parola "pausa"

Poi, ci sono le parole. “Chissà perché, quando diciamo menopausa, pensiamo sempre a quel meno, come se fosse una specie di svalutazione”. Sarà una deformazione professionale, ma Laura preferisce concentrarsi su pausa. “Nel counseling le pause sono importantissime, sono il preludio a un cambiamento. Una condizione di passaggio in cui si vede la fase che si chiude e si intravede quella che si apre. Le pause, inoltre, sono un tempo in cui sostare, ma anche so-stare, cioè saper accettare e accogliere un nuovo ciclo. Mi piace pensare alla menopausa come a una grande pausa in cui ci ri-orientiamo nella vita”.

Nel caso di Laura è stato il momento per onorare il suo perché: “Dentro di me c’è sempre stato il desiderio di accudimento, del prendersi cura. Non sono una madre biologica, ma mi sento molto fertile nell’accoglienza, nell’ascolto, nel desiderio di riattivare le connessioni delle persone e dei sistemi (di persone) nella vita e sul lavoro”. Non a caso, il logo della sua attività è proprio una matrioska: “È stato un regalo che mi ha fatto papà quando ero piccola e adesso è la mia immagine, una simbologia per tutta la vita”. Alle donne che non si sono (ancora) date il permesso di cambiare, Laura ricorda che la menopausa è un tempo di ri-generazione: “È un tempo di maternage per noi stesse, di empatia, di consapevolezza, in cui si capitalizza il passato per progettare il futuro, mobilitando il proprio valore”.

 

I progetti per il futuro

Ogni dieci anni, Laura fa una grande festa. “In una società che ha perso molti riti di passaggio, le decadi scandiscono un inizio. Sono un momento da onorare e io lo faccio sempre con una grande festa in cui ci sono gli amici di sempre e quelli nuovi”. Queste feste sono anche un’occasione per riconsiderare le variabili in sospeso. “Invece di preoccuparci di quello che non c’è più, abbiamo la possibilità di concentrarci sulle cose su cui abbiamo influenza, collegando i puntini in sospeso, riempiendo gli spazi vuoti. E io, dopo che mi sono liberata da pesi che mi portavo appresso, da un bagaglio che non mi serviva più, mi sono riscoperta per quella che, alla fine, sono sempre stata, con leggerezza, con ironia, fuori dagli schemi”.

Per il nuovo decennio, Laura ha - ovviamente - progetti. “Mi piacerebbe incontrare l’amore con la A maiuscola. Sento che c’è spazio per una relazione adulta e consapevole, per lo scambio e la voglia di progettare insieme. Del resto, con una manciata di decenni da vivere, ho ancora tutta una vita davanti per vivere felice”.