“Ho fatto la cam girl. Ecco quel che ho vissuto e le insidie dietro un gioco che può diventare pericoloso”

Si chiama Grazia Scanavini e ha raccolto la sua esperienza nelle video chat a pagamento in un libro in cui racconta quello che ha scoperto sulle altre donne e quello che ha capito degli uomini vivendo in questo universo parallelo. Per mettere in guardia sulle insidie che lo avvolgono. “Non sono pentita, ma sicuramente la maggior parte delle persone non ha consapevolezza del mondo in cui sta entrando”, racconta. Una testimonianza qui commentata dall’esperta di cyber security Sofia Scozzari

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“Non sono pentita, ma sicuramente la maggior parte delle persone non ha idea né consapevolezza di come funzioni il mondo in cui sta entrando”. Ne è sicura Grazia Scanavini, autrice del libro Ho fatto la cam girl (Edizioni Effetto). L’autrice, che da anni lavora a reportage sulla prostituzione e si occupa di tematiche legate alla sessualità e all’assenza di giudizio, si è affacciata in questo universo parallelo tra il 2014 e il 2016. “Ero entrata nei siti per capire come funzionassero le cam”, racconta, “però non capivo bene i meccanismi, in veste di osservatrice”. Così ha fatto un passo in più, si è iscritta come “cam girl” e ha iniziato a fare le sue performance, aggiudicandosi un discreto pubblico fidelizzato e lauti introiti. La cam girl è infatti una donna che si esibisce in spettacoli erotici o pornografici in veste non professionale, raggiungendo i clienti attraverso una webcam direttamente da casa propria.

“Quello che mi chiedevo era perché le persone fossero attratte da questi siti in diretta e spesso a pagamento nonostante la grande quantità di pornografia disponibile online”, spiega. “Poi ho iniziato a capire. Le persone, anche lì, cercano di relazionarsi con gli altri. Non è un guardare passivo, dall’altra parte c’è qualcun altro che è lì come te e che pian piano, sia masturbandosi che parlando in diretta, fa emergere anche il suo carattere, la sua personalità. E questo crea un legame, che poi magari prosegue nella vita reale o sui social. Ho avuto tanti avvocati, commercialisti, persino il rettore di un’università del sud che mi auguravano il buongiorno e la buonanotte e che si preoccupavano se non entravo in diretta”.

La tentazione dei soldi "facili"

Una sorta di mondo parallelo, in cui si parte dalla nudità e dalla sfera sessuale per arrivare, in alcuni casi, al caffè al bar. “Lo so che sembra strano, ma è così. Io ho mantenuto dei contatti con queste persone e ho intervistato tante altre donne che fanno o che vorrebbero fare le cam girl. In questi mesi, soprattutto durante il lockdown, mi hanno riempito di richieste di informazioni”. Sì, perché alla fine quello delle cam girl è un sistema che paga bene e subito. Sono i cosiddetti “soldi facili”. E la tentazione è forte quando si perde il lavoro, soprattutto se consideriamo che durante la pandemia l’Istat ha rilevato che su 101 mila nuovi disoccupati, 99 mila sono state donne. Ecco che allora mettersi davanti a una telecamera, non considerando i rischi che comporta l’esporre spesso anche il proprio volto, può sembrare l’unica soluzione per fare la spesa.

“Questi sono alcuni esempi dei messaggi che ho ricevuto ultimamente: 'Grazia, mi vergogno da morire, ma ti scrivo per chiederti se puoi darmi consigli su come fare le cam a pagamento. Purtroppo con il Covid ho perso il lavoro perché facevo le pulizie in un ristorante che adesso è chiuso e il gestore sta pensando di non riaprire proprio. Mi pagava a ore, quindi oggi sono disperata. Ho due figli, sono separata, il mio ex marito è in attesa dei ristori e io non ho i soldi per fare la spesa'. Oppure: 'Buongiorno Grazia, volevo chiederle come si inizia l’attività di cam. Sono una donna di 54 anni, ma ho capito che non è necessario essere giovani e belle, giusto? Sono rimasta senza lavoro con il Covid e non so più come fare. Dai tuoi post su Facebook avevo capito che i guadagni si incassano in fretta, è corretto?'”.

Un mondo dove l'aspetto fisico non conta

Tutto corretto. Compreso il fatto che, come racconta Scanavini, l’aspetto fisico non è assolutamente rilevante. Anzi, le persone che secondo gli stereotipi sono considerate brutte, le anziane e le persone grassottelle sono quelle che guadagnano di più. “È come se gli spettatori qui ricercassero quello che nella vita al di là dello schermo consideriamo difetti. Il concetto del bello qui si ribalta totalmente. Il gioco sta tutto nell’attirare e mantenere alta l’attenzione di chi guarda. Nell’incuriosirlo, nel decidere di fare le cose richieste in chat solo una volta che sia arrivata una certa somma di denaro. Come in tutte le cose della vita, è la persona a fare la differenza. Quindi il guadagno dipende da come ti poni tu e dalla compatibilità dei tuoi follower”.

Eh sì, perché gli spettatori possono chiedere alle performer e ai performer di fare delle cose, e questi possono scegliere di farle solo una volta arrivati dei pagamenti. “A volte di sessuale nelle mie dirette c’era ben poco, magari 10 minuti su un’ora e mezza di trasmissione. Ero molto ironica, giocavo sul fatto di essere scoperta, magari dicendo che ero in macchina con un tassista, e invece a guidare era mio marito, che stava al gioco. In altri casi si chiacchierava per ore e poi solo alla fine c’era la parte sessuale”.

Frequentando questa chat Grazia Scanavini è riuscita a entrare in contatto con altre donne, a scoprire che alcune lo facevano per un’esigenza economica, altre per libera scelta, per il desiderio di essere guardate. “Se c’è una cosa che queste cam riescono a fare bene è far crescere l’autostima. Io prima avevo molto più imbarazzo a mostrare il mio corpo. Non sono assolutamente una modella, né una giovanissima, e le prime volte in cam non ero a mio agio. Poi ho capito che alle persone piacevo così com’ero, mi riempivano di complimenti”.

E così è con tutti. “Ci sono delle donne e uomini con disabilità che hanno i propri profili professionali. È una sorta di riscatto, perché probabilmente nella vita reale fanno un po’ più fatica ad avere incontri reali, anche se questo è in parte un pregiudizio. Con le cam hanno scoperto che non è così, che il loro corpo può essere molto apprezzato e che possono ottenere anche appuntamenti all’esterno della chat. Io ho conosciuto anche un moderatore con disabilità. Non era un performer, ma si faceva amare dalle donne per cui faceva il moderatore della chat e lì aveva un ruolo che nella vita non riusciva ad avere: è amatissimo dalle donne e le protegge dagli uomini che le insultano, bannandoli”.

Il rovescio della medaglia: lo sfruttamento e la reputazione online

In questo mondo parallelo però sono tante anche le insidie. “Quello che ho scoperto e che ancora non riesco ad accettare è che i miei video siano stati registrati e messi a pagamento su altri siti, senza che io abbia mai dato il mio consenso. Neppure mettendo un avvocato è stato ancora possibile farli rimuovere, perché non posso dimostrare che i diritti siano di mia proprietà. Quindi i miei video sono online, anche se io sul mio profilo da cam ho tolto tutto. Questo molte persone, me compresa, non lo sanno nel momento in cui trasmettono. Sono convinte che quella diretta scomparirà una volta conclusa la trasmissione e forse, proprio per questo, lasciano che si veda benissimo anche il loro viso. Ma non è così, il loro viso, se fanno una ricerca attraverso il loro nickname, potrebbe essere ovunque, dai siti pornografici alle pagine dedicate solo a loro e alla vendita dei loro video. Questo è sfruttamento, per nulla autorizzato quando ci si iscrive”.

La perdita totale di privacy, accettata per scherzo, diventa condanna definitiva quando il contenuto viaggia in rete senza controllo. Cosa che può avere conseguenze gravi, per il futuro di una persona. Ecco che le donne protagoniste delle lettere mostrate sopra, costrette a fare le cam girl dalla necessità del momento, potrebbero vedere la loro reputazione online danneggiata per sempre proprio a causa di filmati sfuggiti al loro controllo.

Un pericolo per i minorenni

Ma c’è anche un’altra insidia, davvero grave. “Molto spesso in queste chat ci sono dei minorenni e delle minorenni, dai 12 anni in su. Magari bambine che sono dall’amichetta a fare i compiti e attivano la videocamera mentre sono in una stanza da sole. Nel sito di cam che utilizzavo io per iscriversi era necessario mettere il proprio viso accanto a un documento d’identità con la foto. Ma questa regola i minorenni la aggirano facilmente, utilizzando magari il documento della sorella maggiorenne e cambiando la foto”. Bisogna considerare infatti che molti di questi siti non hanno un accesso a pagamento né filtri. Chiunque, digitando le url, può accedere e vedere i contenuti, anche senza pagare nulla.

C’è anche un mercato dietro, quello di chi chiede alle ragazze di diventare cam girl e organizza stanze che trasmettono 24 ore al giorno a turnazione. “La cosa buona di chi decide di fare la cam girl in autonomia è che può decidere quanto farsi pagare, cosa fare, chi escludere dalla chat, con chi incontrarsi in privato. Ma quando diventa un mercato sommerso le cose si fanno più torbide. Ho scritto questo libro senza giudizio, c’è stato un lungo periodo di sedimentazione delle informazioni raccolte. L’ho ripreso durante il lockdown, quando il numero di dirette e di iscritti sul sito è aumentato incredibilmente. Il mio intento è quello di rendere le persone consapevoli”.

“Il mio non è certo un invito a fare la cam girl”, conclude l’autrice, “piuttosto uno studio sul campo per capirne i rischi. Le conseguenze potrebbero travolgerle. Gli articoli su come diventare cam girl online sono tantissimi, e questo spaventa ancora di più. Non molti ti mettono in guardia dalle insidie che corri. Usato consapevolmente può essere uno strumento valido per fare soldi e aumentare la propria autostima, ma è bene che le persone si lascino guidare dal buon senso e abbiano chiari tutti i meccanismi”. 

L’esperta: "Attenzione, l'identità digitale vale quanto quella reale"

Sofia Scozzari fa parte del Direttivo Women For Security e del Comitato Scientifico Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica.

“Da questa vicenda emergono analogie tra il mondo delle cam a pagamento, i social media e il fenomeno del Revenge Porn. In ognuno di questi casi bisogna considerare che, una volta condivisi e pubblicati i contenuti, se ne perde la paternità in quanto diventano di proprietà della piattaforma che li ospita, e comunque si rimane in balia di chi li ha scaricati, dal momento che non è in alcun modo possibile controllare, limitare o impedire la loro successiva diffusione o le modalità di ulteriore utilizzo.

Quindi è difficile (quasi impossibile), una volta cambiata idea, eliminarli o bloccarne la circolazione. Come sempre, la migliore difesa è una combinazione di buon senso e prevenzione: sarebbe meglio non produrre contenuti che possano metterci a rischio e ricordare che la rete è un luogo pubblico, non ha limiti, né conosce oblio. Le tecnologie digitali oggi sono diffuse a tutti i livelli, le usiamo sia in ambito personale che professionale, ma manca ancora una sufficiente consapevolezza del fatto che la nostra identità digitale sia importante tanto quanto quella reale”.