Sharenting o no? Due mamme influencer raccontano come gestiscono la visibilità social dei figli

Quello dello sharenting, ovvero del condividere immagini dei propri figli sui social, è un terreno scivoloso. Abbiamo chiesto a due celebri mamme influencer come gestiscono la visibilità online dei propri figli, e a una psicoanalista qualche consiglio

5 minuti di lettura

Con le vacanze, la tentazione di postare le foto dei propri bambini è tanta. Ci sono molti genitori celebri che hanno fatto dello sharenting, ovvero del condividere sui social le immagini della loro quotidianità con i figli, un marchio di fabbrica. Alcuni sono diventati famosi proprio per questo tipo di contenuti: sono i seguitissimi family influencer, i cui account vantano centinaia di migliaia di followers. Ma condividere in maniera massiccia sui social immagini dei minori è, a detta di molti esperti, un terreno scivoloso, se non addirittura pericoloso (vi abbiamo spiegato tutto quello che c'è da sapere sullo sharenting in questo articolo): abbiamo quindi chiesto a due mamme influencer che cosa pensano dell’argomento, e come gestiscono la visibilità mediatica dei loro bambini.

Un'importante premessa

Innanzitutto, una precisazione: quando si parla di sharenting si intende un fenomeno a cui viene data la connotazione negativa di eccesso di condivisione, e spesso i genitori che lo praticano, rilevano molti studi, non hanno una particolare dimestichezza col digitale, fattore che rende la condivisione potenzialmente pericolosa. Tuttavia, ci fa notare la psicoanalista Adelia Lucattini, questo metro di misura non andrebbe applicato alle famiglie o alle mamme influencer: “Occorre distinguere i genitori che usano i social a scopo ricreativo da quelli che li impiegano per lavoro. I secondi non dovrebbero essere presi come esempio di sharenting perché loro sono sovraesposti di mestiere, sanno gestire la loro immagine pubblica e una privata, e, solitamente, sanno formare i figli, che sono partecipi all’impresa familiare”.

I blogger, le celebrità, gli influencer sanno come utilizzare il mezzo digitale (o chi per loro), e propongono una narrazione della loro vita ben precisa, mostrano solo ciò che vogliono, e, probabilmente, sanno anche spiegare ai figli la differenza tra ciò che si può condividere e cosa no. “Quello che postano è solo quello che vogliono far vedere” spiega Lucattini. “I loro bambini, di solito, sanno quello che fanno, è un gioco. Sono liberi di fare scelte diverse da adulti. Il problema dello sharenting nasce quando il genitore disinformato li imita, ma anziché mettere online una versione della propria quotidianità ci mette tutta la sua vita”.

Cosa ne pensano le mamme influencer

La lettura della psicoanalista viene confermata da Ilaria di Vaio, influencer da 141 mila followers, mamma di due bambine, Matilde (6 anni) e Adelaide (3), che chiama #perleadorate, e attualmente in dolce attesa: “Ho cominciato quando ero incinta di Matilde, perciò la comprensione da parte sua di cosa faccio sui social è stata graduale. Quando Matilde ha iniziato ad essere più partecipativa, con perspicacia ha compreso che il mezzo utilizzato (il cellulare nello specifico) era un tramite di condivisione con più persone, e che non si limitava a quelle in presenza. Il mio parlare in plurale, il mio rivolgermi ad altri rendeva chiaro il messaggio. Lei oggi sa bene che ci sono molte persone al di là dello schermo. Entrambe le #perleadorate sono inoltre molto affezionate alle ragazze che lavorano con me e spesso desiderano venire con noi in ufficio, in magazzino o sul set fotografico, comprendono che si tratta anche di lavoro. Da parte di Matilde (Adelaide ancora è piccina) c’è curiosità ed entusiasmo per ogni mio progetto”.


Anche Eleonora Valli, 300 mila followers e due figli, Carlo Alberto (2 anni e mezzo) e Ludovica Allegra (meno di 1 anno), sottolinea come già da piccoli i bambini comincino a comprendere l’argomento: “I miei figli sono ancora piccoli, ma credo non sia mai troppo presto per iniziare a spiegare e ‘consapevolizzare’ riguardo il tema dell’esposizione sui social media. Carlo Alberto è un bambino molto sveglio. Ha già iniziato chiaramente a esprimere le sue preferenze in vari ambiti della vita e a mostrarci le sue attitudini, che noi vogliamo rispettare al 100%. Quasi sempre si diverte e apprezza i momenti davanti alla macchina fotografica. Quando non ha voglia, lo rispetto e lo lascio in pace perché non posso pretendere da lui qualcosa che non vuole fare. Ho iniziato a spiegargli che, quando ‘parlo con il telefono’ e quando viene la fotografa a casa, si tratta di lavoro. So che a quell’età non si ha ancora la concezione di cosa significa, ma sono fiduciosa che, crescendo, capisca il significato e a quel punto sarà più semplice accettarlo, avendoglielo trasmesso fin da piccolo”.

Ma se una volta compreso il tutto, da grandi non gradissero l’esposizione mediatica? Eleonora Valli ammette “Il dubbio mi viene, assolutamente sì. Da una parte faccio fatica a pensare che le nuove generazioni rifiuteranno l’esposizione sui social media. Sono nati in un’epoca in cui i social media non rappresentano l’eccezione ma la normalità. Per questo da una parte penso non si offenderanno e non si sentiranno violati. Dall’altra parte ovviamente il pensiero ogni tanto ce l’ho. Credo continuerò a comportarmi come sto facendo, rispettando le loro volontà, non forzandoli a mostrarsi, ma soprattutto ascoltando le loro esigenze e dando le mie motivazioni sul perché l’ho fatto. Penso e spero che costruirò un rapporto di fiducia con i miei figli e saranno comprensivi sul perché la loro mamma ha agito in determinati modi. Inoltre sui social racconto la mia vita, la mia quotidianità, e i miei figli sono tutto questo, non potrei tenerli fuori. Ma ripeto, rispetto e rispetterò le loro decisioni”.

“Matilde e Adelaide un giorno mi potranno rimproverare tante cose: perché le ho cresciute cristiane, perché ho permesso loro di mangiare carne, perché ho scelto per loro determinate attività piuttosto che altre” riflette Ilaria di Vaio. “Il punto di partenza dal quale cominceranno a fare le loro valutazioni in merito alle nostre scelte per loro sarà, necessariamente, il nostro modo di ‘essere’. Sapranno chi avranno di fronte, conosceranno bene il mio atteggiamento nel vagliare, nel selezionare, il mio sostenere ciò in cui credo o la mia ricerca continua di ciò che possa garantire il meglio e promuovere la versione migliore di noi nella vita. Questi saranno i cardini che permetteranno loro di comprendere le mie scelte. Io non ho fatto una colpa a mia madre per le scelte che ha preso per me nel corso della mia vita. So che mia madre mi ama e che nonostante sia fallibile, il suo amore ha operato in ogni ambito per potermi garantire quello che a lei risultava essere una scelta giusta e ponderata. Quindi credo che sarà l’amore a renderle consapevoli spontaneamente, e se questo non dovesse avvenire, sarà comunque il punto dal quale partiranno per risolvere quelle che saranno curiosità piuttosto che enigmi”.

Il tema della sicurezza

La condivisione di immagini social ha delle implicazioni per la sicurezza dei minori, e diversi studi sostengono che nel corretto utilizzo del mezzo digitale stia la chiave per un’esposizione tutelata. “Mi sento di dire che sono abbastanza fortunata da avere una community vera” spiega Eleonora “Sono molto attenta a chi mi segue, chi mi commenta le foto e in generale teniamo sotto controllo la followbase, che almeno per ora, è fatta di persone e famiglie vere, con cui ho uno scambio quotidiano. Ma naturalmente, qualora dovessi notare un arrivo massiccio di profili fake, agirei di conseguenza. Non trovo molto efficaci interventi grafici sulle foto dei bambini (tipo mettere il proprio nome graficamente sulla foto), se una persona malintenzionata vuole rubarla per scopi personali, lo fa e basta”.

“Tutto passa attraverso la supervisione di mio marito e dei suoi collaboratori” commenta invece Ilaria. “Lui è un avvocato specializzato nella proprietà intellettuale. È specializzato nel tutelare l’attività creativa e non solo nel web. La mia esposizione, la mia immagine, i profili, i lavori, i contratti, la condivisione delle immagini, mie e delle mie figlie, passano tutte attraverso una sua supervisione e il suo know-how, che ha permesso a me di poter vivere in piena consapevolezza e con la giusta tutela la condivisione dei miei interessi on line e il mio lavoro”.

Sarebbe da ipocrita da parte mia dire che bisognerebbe usare con moderazione i social per esporre i propri figli. Io lo faccio, d’accordo con il mio compagno, principalmente per lavoro”, conclude Eleonora. “Perché c’è da dire che il ‘lavoro’ sui social, non consiste solo nel contenuto adv per una determinata azienda. I nostri profili sono lavoro, devono essere curati, studiati e in linea con la nostra comunicazione. Parlo di family, non potrei tenere nascosti la mia famiglia e la nostra quotidianità. Non sarebbe realistico e corretto”. Tuttavia consiglia ai genitori “A chi non usa questa piattaforma per lavorare, suggerisco comunque di porsi dei limiti. Spesso si vedono immagini di bambini troppo nudi (che in realtà ultimamente Instagram rimuove) e questo non va bene. Ok essere ‘ingenui’ ma purtroppo ormai siamo tutti consapevoli di quello che può succedere e non possiamo chiudere gli occhi, ma anzi essere sempre allerta per tutelare i nostri figli”.