Moda

Scarti di arance, di tessuti e perfino peli di cane: la sfida ecosostenibile dei nuovi brand

La sfilata ai Mercati Traianei di Roma 
Ai Mercati Traianei di Roma 34, lo show organizzato da Sustainable Fashion Innovation Society con brand e start-up che amano l'ambiente. Dove giovani e giovanissimi stilisti hanno utilizzato materiali come scarti di arance, rose e latte, canapa e seta etica. E persino il pelo che i cani perdono naturalmente.
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Stole morbide con il pelo che i cani perdono naturalmente, abiti fluidi in seta etica (il bozzolo viene utilizzato solo quando il baco se n’è andato) e poi tessuti realizzati con fibra di arancia, canapa o rosa, con scarti di latte, di vecchie stoffe destinate al macero, poliestere riciclato. In una Roma archeologica spettacolare - i Mercati Traianei con vista al tramonto sui Fori - è andata in scena, finalmente in presenza, la sfilata green organizzata dalla Sustainable Fashion Innovation Society per valorizzare i nuovi brand ecostostenibili e accompagnare i marchi tradizionali nella svolta verde.

Ma Vie Collection 

 

“Vogliamo rendere più consapevoli i consumatori. Più siamo e maggiore sarà la possibilità che i prodotti che amano l’ambiente diventino meno costosi e quindi alla portata di tutti”, dice Valeria Mangani, l’effervescente organizzatrice della prima edizione del Phygital Sustainability Expo. Indossa maglia e pantaloni morbidi di Simone Tessadori: “È l’Oscar della Renta ecologico, lavora solo sul made to order, un 'su misura e su ordinazione' che evita gli sprechi”, racconta.

L’evento, che ha coinvolto 34 brand, ha concluso una giornata di confronti, incontri e dibattiti dedicati alla sostenibilità e al circolo virtuoso del riuso nella moda e nel design. Tanti i giovani dall’entusiasmo contagioso per un settore in cui credono profondamente e che cercano di innovare. Ne è un esempio il progetto Irene Forte Skincare, che produce prodotti di bellezza vegani realizzati anche con agrumi siciliani, la collezione Eye Of Ray – il nuovo brand di Martina Formilli Fendi che utilizza solo tessuti naturali e riciclati - oppure il brand non-binario e sostenibile Alter Design, ideato dalla designer Pauline Ducruet, figlia della Principessa Stéphanie di Monaco. Accanto ai giovani troviamo brand già noti, come Zilli, Carpisa, l’antica sartoria Pia Laura Capri, che puntano sulla riscoperta dell’artigianato e delle ecomaterie prime, oppure progetti di equità sociale come Made in Carcere.

Esgivien è diventato 100% sostenibile in seguito alla green disruption svolta da Enel X all’interno della loro filiera produttiva. Le creazioni del marchio sono interamente fatte a mano e certificate come prodotto 100% italiano. I filati sono interamente riciclati, l’economia circolare è alla base della filiera 

Tra quelli che incuriosiscono di più, c’è la start up Chiengora Project. “Era il dicembre scorso, mio padre aveva appena finito di spazzolare i nostri tre Collie e si era ritrovato per le mani un batuffolo morbidissimo di peli che stava per buttare via”, spiega Floriano Bellettini. Da qui è nata l’idea di riutilizzarlo, proprio come si fa con il pelo d’angora o seguendo l’esempio delle tribù Solish del Nord America, di scandinavi o lettoni che utilizzano questa tecnica già dall’antichità.

Chiengora Project 

Insieme a Ugo Apuzzo, Kamil Skalli e Daniela Piria hanno vinto un concorso europeo e già recuperano da un centinaio di allevamenti i peli di Golden Retiver, Samoiedo, Terranova o Mastini tibetani che finirebbero nel cassonetto; loro invece li trasformano, e li tessono insieme alla seta etica per farne sciarpe, cappelli e gonne soffici.

Per una volta, i brand green non hanno proposto capi d’abbigliamento moralmente ineccepibili ma difficili da indossare. Nello show hanno sfilato linee contemporanee e persino colori sgargianti tinti a basso impatto ambientale.

Filati e tessuti Lungomare Studio vengono declinati in colori assoluti, ottenuti tramite tinture e lavaggi che rispettano l’ambiente grazie a tecniche innovative 

Va in questa direzione il portale Talia Collective, fondato da Rebecca Prunali. Il sito, interamente dedicato allo shopping sostenibile w con foto degne di un magazine, è stato lanciato tre mesi fa per rendere “cool e aspirazionale” il fashion verde. “Il nostro approccio è volutamente colorato e appealing», puntualizza Prunali con l'orgoglio di aver lanciato una start up tutta al femminile: «Siamo gli unici ad avere avviato un vero e proprio programma di educazione al consumatore, perché devi spiegare il motivo per cui un capo costa di più rispetto a un prodotto di massa, o cosa c’è di profondamente sbagliato nel comprare una camicia a 5 euro».