Autoerotismo e come praticarlo: Claudia e Anna raccontano le loro esperienze così diverse

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Due donne con una visione differente della masturbazione si confidano con noi. Mentre Lyona, autrice di un libro sul tema, suggerisce come viverla al meglio per riconquistare il 'piacere perduto'
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“Io raggiungo l’orgasmo solo masturbandomi”. “Io non mi masturbo mai”. Anna e Claudia sono due donne che hanno un rapporto diametralmente opposto rispetto all’autoerotismo: per una è la fonte primaria del piacere, per l’altra un’attività che non suscita alcun interesse, anzi, persino un pizzico di vergogna. A ben vedere, le loro posizioni si originano nello stesso contesto sociale e culturale: quello che per secoli ha volutamente ignorato il piacere femminile. Ecco che per Anna questo si manifesta attraverso partner raramente capaci di condurla al piacere, troppo concentrati sul proprio e poco educati a conoscere, ad ‘ascoltare’ l’altro. Per Claudia invece si traduce in una serie di chiusure, di tabù, vergogne che da sempre permeano la vita sessuale delle donne.

 

L'autoerotismo secondo Anna, 38 anni

“Ho avuto il primo orgasmo da sola, casualmente, stupefacendomi della sensibilità di quella parte del mio corpo. Mi aveva sconvolto quell’immenso piacere, ma anche un po’ spaventato: ero strana? Ero magica? Succedeva anche alle altre?” racconta Anna. “Ricordo di essermi guardata la vulva allo specchio presa dalla curiosità di capire cosa ci fosse di tanto potente da farmi vedere le stelle (ero in piena pubertà), ed essermi spaventata: non l’avevo mai vista così aperta, così turgida, così gonfia, e ho temuto che non fosse normale, pensavo di averla danneggiata toccandomi”. In Italia l’educazione sessuale non è prevista dal programma scolastico, al contrario di quello che accade nella maggior parte dei paesi europei, e tra le conseguenze di questo vuoto c’è una grande ignoranza dell’anatomia genitale, specialmente quella femminile (ce lo ha confermato anche l’ostetrica e divulgatrice Violeta Benini).

Tavola tratta da "Come Godo" di Lyona 

“Negli anni, man mano che scoprivo la sessualità e iniziavo ad avere rapporti con partner” continua Anna, “aspettavo sempre con ansia che anche loro, le loro mani, il loro corpo mi portasse a provare quell’incredibile piacere che riuscivo a provocarmi da sola. E invece non succedeva mai”.

“Ancora oggi, che sono una donna adulta posso contare sulle dita di una mano gli uomini che mi hanno fatto raggiungere un orgasmo degno di questo nome. Ecco perché continuo a masturbarmi, sia nei periodi da single che durante quelli in coppia: solo io riesco a darmi il piacere con la 'P' maiuscola”. “Mi tocco principalmente stimolando la clitoride, cosa che i miei partner molto spesso hanno dimenticato di fare o a cui hanno dedicato pochi minuti disattenti, frettolosi di arrivare alla penetrazione”. “Uso anche sex toys, ne ho un bell’arsenale", ride, "specialmente quelli per la stimolazione esterna. A volte li propongo ai miei partner e se sono curiosi di 'giocare' il rapporto si può fare molto, molto interessante”.

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L'autoerotismo secondo Claudia, 42 anni

Anche l’esperienza di Claudia comincia con un timido, fortuito, sconvolgente orgasmo avuto da ragazzina. Una sensazione bellissima, che ha provato a replicare in altre occasioni. Ha avuto però la malaugurata idea di raccontarlo a delle compagne di classe, che non hanno colto né la riservatezza dell’informazione, né avuto l’empatia di proteggere la confidenza: la voce si è diffusa nella scuola e per tutti gli anni delle medie è stata derisa e additata come quella che faceva ‘quelle cose’. Anche se lei, a quel punto, aveva smesso di farle: “L’umiliazione per me è stata un insegnamento: non si fanno quelle cose. Come mi era venuto in mente? Ho pensato di aver fatto qualcosa di sbagliato, e soprattutto qualcosa di cui era meglio non parlare”, racconta Claudia. “Crescendo, sviluppandomi, ho iniziato ad avere i primi incontri erotici con altre persone e a trovare la soddisfazione sessuale nei rapporti di coppia, ma a quel punto per me la masturbazione era più che un tabù, era un divieto”.

“Ora sono adulta (ha 42 anni, ndr), lo so che non c’è nulla di male, anzi. Ma non ho perso la confidenza con il mio corpo, con la mia vulva. Fatico ad eccitarmi da sola, non so come toccarmi e quando lo faccio provo un senso di vergogna, mi sento scema, mi imbarazzo. Ho una vita di coppia appagante, non raggiungo sempre l’orgasmo durante il sesso ma non sento il bisogno di masturbarmi: mi rendo conto che forse ho un blocco profondo su cui dovrei lavorare, ma in fondo sto bene così”. “I sex toys? Non saprei, l’idea di comprarne uno mi mette a disagio”.

 

Le storie (a fumetti) che raccontano il piacere femminile

Quelli di Anna e Claudia non sono aneddoti rari, sono storie di vita sessuale piuttosto comuni. Sembrano agli antipodi, ma hanno in comune la stessa matrice: il piacere femminile è ancora un tabù, che si porta dietro stereotipi, pregiudizi, inesattezze da tempo immemore. Ci sono molte donne che non si masturbano (o che lo fanno ma si vergognano a dirlo), mentre per altre è l’unico modo di raggiungere il culmine del piacere. “Uno dei motivi per cui le donne non hanno orgasmi è che nessuno ci ha insegnato ad avere orgasmi” scrive Lyona, nome d'arte di Marta Puig, regista e illustratrice spagnola celebre per i suoi cartoni femministi, che ha pubblicato un libro incentrato sul piacere femminile. Si intitola Come Godo, è edito da Vallardi ed è un volume in cui, attraverso delle ironiche vignette, si ripercorrono tutte le ‘tappe’ della tradizione maschilista che ha deciso di oscurare i desideri e gli impulsi delle donne, perpetrando stereotipi e tabù di cui ancora oggi, spesso, siamo vittime. Dedicarsi al proprio piacere è un modo di abbatterli.

La copertina di "Come Godo"  

 

L'autoerotismo come strumento di potere

Come Godo è un libro che in modo molto diretto, ironico e irriverente, parla di come la società (la chiesa in primis, ma anche la scienza ci ha messo del suo) abbia sempre incentrato l’atto sessuale sul piacere maschile, ignorando per secoli tutta quella complessa e multisfaccettata generatrice di piacere che è la clitoride “l’unico organo del corpo umano la cui sola funzione è quella di generare piacere”, scrive Lyona. L’autrice ci porta indietro nel tempo, all'epoca di Ippocrate, per ricostruire i momenti cruciali della storia durante i quali il piacere femminile è stato ‘cancellato’, in favore di quello maschile. Dalle posizioni di antichi pensatori a quelle della Chiesa, fino ai primi Illuministi e arrivando a Freud, Lyona elenca tutte le teorie che hanno portato a considerare il piacere femminile come di scarso valore, addirittura inesistente. Era un modo di reprimere le donne, di sottometterle, di impedirne l'emancipazione, l'autostima, perché il piacere è uno strumento potente di scoperta di noi stesse, dei nostri desideri, è un atto liberatorio.

Tavola tratta da "Come Godo" di Lyona 

Ma tra accuse di peccato e isteria, le donne sono state allontanate in tutti i modi dal loro organo più sensibile, e di conseguenza anche gli uomini hanno disimparato a conoscerlo, come conferma l'esperienza di Anna e di moltissime altre donne. Per fare un esempio, Lyona invita a riflettere sulla parola ‘preliminari’, coniata per intendere “le carezze, i baci, tutti i passi che ‘precedono’ il coito, come se fossero solo un antipasto, mentre per le donne possono essere il piatto forte”. “Anche se viviamo in una società ipersessualizzata, siamo circondati da tabù e leggende che impediscono alle donne di godere pienamente della loro sessualità”.

Molto spesso, sostiene l’autrice, i giovani imparano il sesso dalla pornografia, ma “Imparare a fare sesso con il porno è come imparare a guidare con 2 fast 2 furious”. Un apprendimento tanto fuorviante che “Oggigiorno molti ragazzi prendono il Viagra perché la realtà non li eccita abbastanza. O perché sono abituati a raggiungere l’orgasmo con molta rapidità e hanno paura di non riuscire a trattenersi. Anche loro subiscono una pressione sociale che contempla un solo tipo di mascolinità”.

 

Alla ricerca del piacere perduto

Ma torniamo all’autoerotismo. Non esiste un unico modo di provare piacere: ognuna deve trovare il suo, e lo può fare solo esplorando il proprio corpo. Nel capitolo dedicato alla “Ricerca del piacere perduto” l'illustratrice suggerisce innanzitutto di imparare a conoscersi, magari proprio davanti a uno specchio, come aveva fatto Anna. Porta come esempio “Le donne lesbiche (che) raggiungono l’orgasmo nell’86% dei casi”, scrive l’autrice, un dato ben più alto delle donne eterosessuali. Secondo lei questo avviene proprio perché “hanno dovuto esplorare di più il proprio corpo, e conoscere meglio la propria anatomia e le zone erogene. Le coppie non eterosessuali devono rifiutare la norma e ripartire da zero”, e grazie a questo percorso imparano a godere di più.

Tavola tratta da "Come Godo" di Lyona 

Conoscersi dunque è il primo passo per un erotismo e autoerotismo soddisfacente: consiglia di provare a toccarsi con le dita, ma se non si ha confidenza con la propria vulva (sottolinea che un altro stigma culturale inculcato nei secoli è quello secondo cui i genitali femminili sono 'sporchi' o hanno un odore sgradevole) si può optare per un sex toy, oppure provare a stimolarsi con il getto della doccia, con il cuscino, con un frutto. Non occorre andare direttamente alla zona X: l’eccitazione per molte donne aumenta se prima ci si accarezza il viso, il corpo, l'inguine.

Destigmatizzare l’autoerotismo significa anche concedersi il tempo di capire cosa ci piace. “Ci vuole soprattutto pazienza. Prenditi il tuo tempo, rilassati, prova posizioni diverse, toccati, stimola la tua clitoride, prova con i sex toys, esplorati”. È importante riuscire a capire cosa ci eccita: leggere un racconto erotico o guardare un film (di porno femminista o pensato per le donne ormai c’è un’ampia offerta)? O magari lasciar correre la fantasia verso immaginari erotici mai esplorati? Le fantasie sessuali non sono per forza cose che si farebbero davvero nella vita reale: lo dice il nome stesso, è fantasia. Che sia super wilde, che infranga dei tabù, che sia ambientata in un mondo immaginario, se funziona per arrivare al piacere è valida e non bisogna vergognarsene. È il proprio, privatissimo coadiuvante di piacere: “Anche il cervello è una zona erogena!” conclude Lyona.