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Anastasia: “Ho comprato il mio primo sex toy e mi chiedo perché non lo abbia fatto prima”

Nel pieno del primo lockdown in Italia si è registrato un aumento delle ricerche di sex toys del +110%. Anastasia, che ci ha raccontato la sua esperienza, ha vinto le sue resistenze e dopo il secondo lockdown ne ha comprato uno. Ora si domanda perché abbia aspettato tanto. Ma siamo sicuri che questo aumento di interesse e di acquisto di giocattoli del piacere sia dovuto unicamente alla pandemia? Morena Nerri, co-autrice di “Sex Toys. Alla scoperta degli oggetti del piacere. Con istruzioni per l’uso”, ci ha dato il suo parere sulla questione
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I dati diffusi a luglio 2020 parlano chiaro. Nel pieno del primo lockdown in Italia si è registrato un aumento delle ricerche di sex toys del +110%. Si tratta di un mercato sempre più ricco, vario e accessibile. Soprattutto online, dove si hanno sicuramente molte meno inibizioni. Il dato è emerso dall’ultima analisi di Idealo, portale internazionale di comparazione leader in Europa. Essendo aumentata la richiesta, i prezzi medi in quel periodo sono aumentati del 21,8%. Inoltre, secondo i calcoli di MySecretCas, primo shop online italiano per dispositivi di questo tipo, l’acquisto di sex toys è salito del 50% da parte delle coppie e dei single, proprio nei giorni successivi al primo lockdown. 

Il distanziamento a cui siamo stati costretti, e su cui tuttora l’attenzione è alta, hanno probabilmente dato vita a una riscoperta del piacere “fai da te”. Ma siamo sicuri che questo aumento di interesse e di acquisto di sex toys sia dovuto unicamente alla pandemia? Anastasia ci ha raccontato di essersi decisa ad acquistare un sex toy dopo il secondo lockdown e ora si chiede come mai non lo abbia fatto prima. Ci dà un parere su questa testimonianza, in cui potrebbero ritrovarsi molte persone, Morena Nerri, co-autrice insieme al compagno Ivano Messinese del libro “Sex toys. Alla scoperta degli oggetti del piacere. Con istruzioni per l’uso” (Odoya). Insieme hanno un blog, “Le Sex en Rose”, dove recensiscono proprio gli oggetti del piacere. 

 

Il racconto di Anastasia

 

“Non riesco quasi a descrivere la gioia che ho provato quando è arrivato quel pacco. Lo so, è una cosa che per molte e per molti sembrerà di poco conto. Ma in quell’esatto momento ho realizzato di aver fatto qualcosa per me stessa, fregandomene del potenziale giudizio altrui, e mi sono sentita libera. Cosa ho fatto? Mi sono regalata un sex toy. Un oggetto del piacere. È carino, leggero, funzionale. Soddisfa i miei desideri. Mi permette di sperimentare, di esplorare il mio corpo, di godere. E più penso a questa cosa, più mi chiedo perché abbia aspettato così tanto per comprarne uno. Mi ci sono voluti due lockdown per prendere questa decisione. Ho avuto bisogno dell’esigenza di mantenere la distanza fisica a causa del Covid 19. Eppure, anche prima della pandemia ero single. E anche prima della pandemia non avevo rapporti sessuali di frequente e mi masturbavo. Certo, manualmente, diciamo così. Ma con un vibratore tra le mani è tutta un’altra storia. Mi chiedo perché dobbiamo continuare a tenerci questo tabù, questo stigma. Finché lo fa un uomo, resta una cosa socialmente accettata, considerata normalissima. Nel momento in cui si sospetta che sia una donna a masturbarsi cambia tutto. Come se questo la rendesse sporca, sbagliata. Eppure non c’è proprio niente di male. Volersi regalare del piacere, provare un orgasmo anche quando non si ha un compagno o una compagna è qualcosa di sano. Questa cosa però sono riuscita a raccontarla solo a un paio di amiche con cui mi confido. È un argomento che viene percepito sempre come scabroso. È quasi come se nel comodino, invece di un vibratore, ci fosse un coltellaccio. La percezione è questa. La questione imbarazza così tanto che alla fine mentiamo agli altri e ci limitiamo nella nostra ricerca del piacere solo per non deluderli, per non dare un’idea di noi che gli altri considerano sbagliata. I momenti di estasi e appagamento che questo piccolo oggetto mi ha donato sono già tanti, anche se è con me da pochi mesi. Sono stati soldi ben spesi e che ho anche il desiderio di condividerlo con qualcuno quando tornerò ad avere rapporti sessuali: trovo molto eccitante l’idea di tirare fuori questa sorpresina e spero che la persona con cui mi troverò in quel momento sarà di mentalità sufficientemente aperta per apprezzarla e divertirsi con me. 

Il parere dell’esperta

Ecco cosa pensa del racconto di Anastasia l'esperta Morena Nerri, co-autrice di “Sex toys. Alla scoperta degli oggetti del piacere. Con istruzioni per l’uso”

Come ci conferma anche la testimonianza di Anastasia, siamo in una fase di cambiamento. Senza dubbio la pandemia ha accelerato questo processo, ma a livello di massa c’è bisogno di fare ancora molto per distruggere tabù e gabbie mentali. L’invisibilità della masturbazione femminile è un tema abbastanza comune. Per fortuna negli ultimi anni soprattutto le serie tv stanno iniziando a rappresentare anche questa realtà. Pensiamo, solo per citarne alcune, a Sexify, Fleabag, Sex Education o Grace and Frankie. Durante il lockdown, tramite il nostro blog “Le Sex en Rose” - in cui con il mio compagno Ivano Messinese recensiamo i sex toys - ci sono arrivati tantissimi ringraziamenti da parte delle persone, anche di donne dai 50 anni in su che raccontano di aver provato il loro primo orgasmo perché si sono concesse questo diritto di esplorare il loro corpo. La vita si è spostata molto online in questo periodo, anche per chi non aveva mai acceso un computer, e internet è pieno di siti e blog che parlano apertamente di sessualità e la incoraggiano. Pesa però ancora molto il giudizio della società, interiorizzato anche dalle donne stesse. Il tabù è legato al senso di colpa, alla vergogna e anche tra amiche spesso è difficile lasciarsi andare e raccontarsi nell’intimità. Anche dal punto di vista maschile ci sono ancora tanti tabù da scardinare, ad esempio quello di vivere la sessualità come una prestazione e, di conseguenza, vedere un sex toy come un “mezzuccio per un mezz’uomo”, per non parlare della stimolazione anale o prostatica, in cui ancora viene messa in discussione l’eterosessualità. È importante decostruire questa mascolinità tossica. Probabilmente nel primo lockdown la novità della situazione, per quanto negativa, ha spinto le persone a sperimentare, a vivere una fase di introspezione e ricerca di se stesse. Questo vale sia per i single che per le coppie che, dovendo rispettare le chiusure, ci hanno chiesto spesso informazioni sui sex toys controllati a distanza. Nel secondo lockdown il picco non è stato lo stesso, probabilmente perché le persone, anche se sembra brutto dirlo, si abituano a tutto, anche alla distanza. C’è sicuramente meno voglia di sperimentare e si tende ad abbracciare, non potendo farlo con le persone, il malessere di questa situazione prolungata. In tanti ora ci chiedono se prima o poi riusciranno a stare di nuovo insieme alle persone, se riusciremo a recuperare la socialità e il contatto fisico. Lo speriamo fortemente.