Una proposta di matrimonio da film: Chiara, Alessandro e un anello a New York

Per lungo tempo Chiara, giornalista e critica cinematografica e televisiva, non aveva considerato il matrimonio come un’opzione interessante. La vita e una complessa situazione familiare l’avevano portata a diffidare. Poi la stessa vita, e una buona dose di pazienza da parte di Alessandro, l’hanno fatta ricredere ed ecco, oggi è lei a raccontarci la proposta di matrimonio ricevuta nel dicembre 2013 in una Washington Square ghiacciata 
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New York, la notte di prima di Capodanno. Erano altri tempi, nel 2014, la metropoli era avvolta da lucine e scintillii, le strade popolate fino a notte nonostante il freddo, pungente, che aveva steso un velo di ghiaccio su tutto; alberi, edifici, monumenti. Chiara e Alessandro sono lì in vacanza e lui sceglie un momento speciale per chiederle di sposarlo nella maniera più romantica. ‘Da film’, la definisce lei. Questa è la loro storia. 

“Tra noi non è stato colpo di fulmine. È buffo, entrambi ricordiamo in maniera annebbiata quando il nostro amico comune, Enzo, ci presentò l’uno all’altro; eravamo a Roma, nel 2007, entrambi napoletani come lo stesso Enzo, che allora per la terza volta ci presentava (le due occasioni precedenti noi non le ricordiamo)" racconta Chiara. "È stato necessario farci conoscere presentare per la terza volta perché ‘ci vedessimo davvero’. Abbiamo flirtato un po’ in discoteca (“In realtà io speravo di ballare con te”, mi disse lui) ma non era il momento giusto; io uscivo da poco da una relazione tormentata con un americano e, come si dice a Napoli, ero un po’ una ‘capa fresca’… non volevo una relazione stabile e men che meno con una persona che avesse le mie stesse origini.  

 

Quando ho iniziato a guardarlo in modo diverso, Alessandro era già molto distante. Finché una sera, usciti come sempre in gruppo, mi offre un passaggio in macchina e mentre cambio stazione radiofonica mi accarezza la mano. Un modo molto romantico e dolce per farmi capire che ancora gli piacevo. Alle tre di quella stessa notte, molti Vodka Lemon e balli sotto le luci stroboscopiche dopo, l’ho baciato. A casa non l’ho fatto salire. Come sempre nella vita, ho bisogno di vivere i sentimenti in un crescendo perché i colpi di fulmine con me hanno sempre avuto storia breve. Ale è stato molto bravo a lasciarmi i miei tempi, per mesi non ho voluto ammettere che ‘stavamo insieme’. Per non etichettare una relazione in cui mi trovavo bene, davvero. Ci siamo conosciuti a marzo e abbiamo trascorso l’estate separatamente, restando in contatto. È un uomo paziente e intelligente, ha saputo aspettare senza forzarmi a definire le cose. A spaventarmi era anche il suo ‘profilo’: una laurea in economia, un impegno nell’ufficio finanziario di una multinazionale italiana dell’energia.. mentre io ero sempre stata attratta da artisti e filosofi rockettari, come racconto spesso citando il film Giovani, carini e disoccupati”. Quelle differenze, al contrario, li hanno uniti.   

 

La lavagnetta su cui Alessandro ha disegnato l'aereo che li avrebbe portati a NY 
  

La sorpresa 

Insospettatamente Chiara si scopre ‘felice’. Ma non per questo pronta a fare un passo in più. “L’idea di sposarmi era lontanissima dalla mia mente, l’avevo relegata nell’angolo del ‘mai’ dopo aver archiviato diverse molte relazioni non esattamente felici infelici. Non me la sentivo di indossare l'abito bianco per promettere a qualcuno che avrei speso tempo ed energie nel restargli accanto tutta la vita. La parola matrimonio mi faceva orrore e così lui non la pronunciava mai. La vita ha preso una piega strana: siamo andati a convivere, abbiamo adottato la nostra amata cagnolina Penny Lane e ma nel mentre mia nonna ci ha lasciati. Ero legatissima a lei. In quel momento di dolore Ale si è dimostrato essere quel che è: la mia famiglia. Qualcosa dentro di me si è mosso. Arriva Natale e con esso in regalo una lavagnetta con disegnato un aeroplanino e le date 27/12/2013 e 04/01/2014: ‘Partiamo per un viaggio’, mi dice, ‘Prepara la valigia pensando a un inverno molto freddo’. Custodisco ancora quella lavagna e ogni tanto ripasso con un gessetto il disegno che ha reso la mia vita ancora più bella. Speravo che la meta fossero gli Stati Uniti e ho fantasticavo sul fatto che avesse organizzato tutto per chiedermi di sposarlo finché, in aeroporto, si sono uniti a noi due cari amici. Solo a Monaco, dove abbiamo fatto scalo, la mia amica e io abbiamo scoperto la destinazione finale: New York. Emozionante. Una volta arrivati, le nostre strade si sono divise: Ale sapeva quale fosse il mio quartiere, Greenwich Village, e così aveva preso un loft tutto nostro tra Soho e Washington Square Park, vicino alla piazza con l’arco che si vede in “Harry ti presento Sally”.  

 

La proposta: come in un film 

E qui torniamo al punto di partenza del nostro racconto: alla notte tra il 29 e il 30 dicembre, quando la coppia Chiara-Alessandro si riunisce agli amici per andare a vedere tutti assieme Washington Square con il suo meraviglioso albero di Natale. “Era freddo, freddissimo. Nonostante il gelo, la tempesta di neve in corso e la temperatura di -10 gradi abbiamo girato per il quartiere finché hanno chiamato un taxi e sono andati via. È a quel punto che Ale mi dice: “Devo dirti una cosa”. Ma il tono della voce era serio, ho temuto stesse per darmi una brutta notizia. Invece, si inginocchia, mi guarda dritto negli occhi, emozionato, e mi chiede: "Chiara Nicoletti, mi vuoi sposare?". È stato un momento magico. Il cuore mi batteva fortissimo. La mia risposta - a ripensarci mi fa ridere - è stata: "Ma certo!". Poi ci siamo abbracciati e concessi un lungo bacio che ha ridato calore ai nostri corpi avvolti dal gelo newyorkese.  

Come in un film, di nuovo, ho pensato mentre percorrevamo strade deserte e come in una scena di “Ghost”, individuiamo un uomo che ci segue, alle nostre spalle. "Amore, è stato bello. Se dovesse rapinarci, sono felice che tu abbia visto l'anello", mi dice Ale. Solo suggestione... l’agitazione lascia spazio a risate irrefrenabili: il cofanetto che conteneva l'anello si illuminava quando veniva aperto, una cafonata tremenda”.   

La notte successiva, mentre le due coppie festeggiano il capodanno nell’attico di un grattacielo, a una festa esclusiva a cui hanno potuto accedere grazie a appartenente “a "un newyorkese amico di James Franco” che Chiara ha conosciuto anni prima per lavoro, e mentre la sua amica Stefania si appresta a spegnere le candeline per il suo compleanno, il 1 gennaio, ecco che anche il suo compagno si inginocchia e le chiede di sposarlo. “I due futuri mariti avevano programmato tutto assieme e comprato perfino gli anelli nella stessa gioielleria di Napoli. Hanno impiegato più di sei mesi per organizzare il viaggio e renderci felici”.  

Chiara e Alessandro nel giorno del loro matrimonio, a Napoli foto ©Alessandra Finelli  

 

La coppia, oggi 

“Del nostro matrimonio se ne parla ancora, tra gli amici: celebrato sulla spiaggia di Napoli, a Sohal Beach, nel luglio 2015, in una delle giornate più calde di tutti i tempi. Ero circondata dalle mie damigelle e indossavo un abito disegnato su misura, con tantissimo pizzo, dall’atelier Acquachiara. Sono andata verso mio marito sulle note di “Young and beautiful” di Lana del Rey, precedentemente registrata da me in studio. Ale ha pianto tutto il tempo, come il protagonista di “Dawson’s Creek", tanto da non riuscire a leggere le promesse. Della prima notte di nozze invece ricordo solo la scena di me che vado a struccarmi mentre lui collassa sul letto. Lo avevamo messo in conto, e programmato con largo anticipo la nostra "vera" prima notte di nozze per la sera successiva, in un hotel sul lungomare di Napoli. Il 31 luglio 2018 è arrivata Mia. La luce dopo un periodo buio: la morte di mio papà, un trasloco faticoso e un aborto spontaneo, vissuto senza sapere di essere incinta. Durante la gravidanza a Mia era stato diagnosticato un problema all’aorta; tra esami e broncoscopie con anestesie e ricoveri abbiamo vissuto i suoi primi mesi in un limbo di attese devastanti fino alla notizia miracolosa: sembra che la nostra “Iron Girl” non dovrà operarsi al cuore. Sulla parete di quel loft affittato a New York c’era un messaggio che oggi campeggia sul muro della sua stanza: “The best is yet to come”. Il meglio deve ancora venire.