Come Moncler è arrivata in cima alla classifica dei brand sostenibili

Per il secondo anno consecutivo l’azienda si posiziona al primo posto negli indici Dow Jones Sustainability. Quali politiche ha adottato per conseguire questo successo?

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Moncler Grenoble piumino reversibile. Un lato in nylon riciclato, l'altro in poliestere riciclato. Courtesy of Moncler 
Industry Leader del settore ‘Textiles, Apparel & Luxury Goods’ negli indici Dow Jones Sustainability (DJSI) World e Europe: per il secondo anno consecutivo è Moncler a ottenere il prestigioso titolo, posizionamento che “testimonia quanto la sostenibilità sia sempre di più un asset strategico per lo sviluppo di Moncler. Un impegno verso tutti gli stakeholder, un dovere morale verso i nostri figli ed il futuro di tutti” commenta Remo Ruffini, Presidente e Amministratore Delegato dell’azienda.

In molti ricorderanno che Moncler negli anni passati era stata travolta da un’ondata di polemiche e indignazione legate alle proprie modalità di produzione, alla tracciabilità della filiera e al benessere degli animali, ma è proprio dal momento di ‘crisi’ (sia di immagine che di indici di borsa) che ha saputo reinventarsi, cavalcando la nuova ondata di sensibilità ai temi legati all’ambiente. E rinnovandosi fino ad ottenere il primo posto in una classifica decisamente prestigiosa. Il Dow Jones Sustainability Index valuta infatti le aziende più performanti sulla base di criteri ambientali e sociali – e naturalmente economici – che vengono analizzati da S&P Global, la principale società mondiale di rating, benchmark e analisi.
Ma veniamo al lato pratico: grazie a cosa Moncler si è piazzata in cima alla classifica Dow Jones dedicata alla sostenibilità? Innanzitutto, dal 2015 la piuma acquistata è tracciata e certificata secondo il protocollo DIST- Down Integrity System & Traceability, che garantisce, nello specifico, la sua provenienza da una filiera in cui è by-product (ovvero, proviene da oche allevate per la filiera alimentare, non sottoposte ad alimentazione forzata) e assolutamente non spiumate da vive. Importante specificare che la filiera è verificata da un ente terzo per quanto riguarda gli aspetti etici e sociali. Ma l’azienda è sempre più attenta anche alle esigenze di chi vuole del tutto evitare la piuma animale, e infatti un altro dei fattori per cui è stata premiata è l’introduzione progressiva di sempre più tessuti e accessori a basso impatto ambientale, come fibre bio-based o provenienti da riciclo.

Ancora, il 90% del packaging di prodotto viene realizzato con materiali sostenibili. I poli produttivi italiani e esteri (uno in Romania) sono alimentati al 100% da energie rinnovabili, e negli ultimi tre anni la produzione ha ridotto le emissioni CO2 dirette del 30%. Ciliegina sulla torta, Moncler si sta dedicando ad iniziative benefiche come la donazione di capi ad Unicef, accordi con Intesa Sanpaolo per concedere linee di credito ‘sustainable’ legate a obbiettivi di riduzione dell’impatto ambientale.
Proprio quest’anno l’azienda ha presentato il nuovo Piano Strategico di Sostenibilità Moncler Born to Protect, che si focalizza su cinque priorità strategiche: cambiamenti climatici, economia circolare, catena di fornitura responsabile, valorizzazione della diversità e supporto alle comunità locali. Per il futuro infatti l’obbiettivo è arrivare alla carbon neutrality, ovvero il raggiungimento di zero emissioni, oltre che conseguire il completo riciclo degli scarti di produzione, utilizzare solo nylon sostenibile, eliminare la plastica monouso.