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Rissa tra cani, Dobermann aggredisce il proprietario che cerca di separarli

(Credit: Laith Abushaar/Unsplash)
(Credit: Laith Abushaar/Unsplash) 
Testimoni hanno visto l'uomo intervenire nello scontro ed essere attaccato dal suo stesso cane. "Possibile caso di aggressività rediretta" spiega Luca Spennacchio, istruttore cinofilo e autore di numerosi libri sul comportamento dei cani
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Ha cercato di separare due cani che stavano litigando ed è stato aggredito proprio dal suo dobermann in maniera violenta. È successo nella città di Jervois, nell'Australia Meridionale. La polizia è intervenuta dopo aver ricevuto una segnalazione di un attacco di un cane nei confronti di un uomo ed è stata costretta a sparare all’animale. I testimoni affermano di aver visto l'intervento dell'uomo nella lite e il cane rivoltarsi contro di lui.

 

Il proprietario, un quarantenne, è stato portato in un primo momento all'ospedale di Murray Bridge, ma poi è stato necessario trasportarlo in elicottero al Flinders Medical Centre ad Adelaide. Qui è stato sottoposto a un difficile intervento chirurgico ma non è in pericolo di vita. Il portavoce della polizia ha comunicato che il cane è stato sottoposto ad eutanasia su richiesta del Comune.

 

"Casi come questo possono accadere, e non sono poi così rari, anche se non sempre così drammatici – spiega Luca Spennacchio, istruttore cinofilo, docente e autore di vari libri sui cani -  Un commento approfondito all’accaduto non mi è possibile perché le informazioni sono poche, non conosciamo il tipo di relazione tra il cane e la persona aggredita, e non basta sapere che l’uomo fosse il proprietario per capirlo. Non ci è nemmeno dato sapere lo stato di salute del cane: un comportamento molto violento da parte sua potrebbe avere avuto anche origini cliniche non monitorate”.

Il Dobermann è una razza nata recentemente, riconosciuta nel 1898, in Germania. La selezione da cui è nato non è chiara, la base è stata il pinscher, poi probabilmente il rottweiler, il levriero, l’antenato del pastore tedesco e altre ancora. Fu utilizzato nella Prima Guerra Mondiale per guardia ma anche per ricerca persone disperse. Si lega molto al proprietario, apprende con facilità ed è anche un bravo cane da compagnia. Secondo lo psicologo Stanley Coren va posizionato al quinto posto dei cani più intelligenti al mondo.

 

"L’accaduto sembra proprio un caso di aggressione rediretta, che in sostanza è un’aggressione rivolta verso terzi non coinvolti direttamente in un conflitto o con il fattore scatenante dell’aggressione. Questo comportamento può vedere come vittima sia un essere umano che un altro animale, un altro cane, per esempio, che in qualche misura si intromettono in uno scontro: in questo caso l’uomo ha cercato di intervenire per interrompere la violenta aggressione del suo cane ai danni di un altro soggetto", prosegue Spennacchio.

 

Ma perché può accadere una cosa simile? "Gli elementi da prendere in considerazione sono: il livello di eccitazione e lo stato emotivo del cane. Ovviamente quando un cane aggredisce un altro cane ci possono essere molte ragioni, per esempio difesa del territorio, problemi di socializzazione inter-specifica, paura, protezione di qualcuno o qualcosa, e via dicendo. In questi frangenti il livello di eccitazione del cane sale alle stelle, supportato da emozioni per lo più negative, come per esempio la paura o la rabbia. Quando un cane è in queste condizioni il suo stato di disposizione cambia da ‘riflessivo’ a ‘reattivo’, ed è qui che iniziano i guai. Tanto più è alto il livello di eccitazione (che prende il nome di arousal in psicologia) tanto più si aggrava la situazione perché un altissimo livello di reattività fa perdere di lucidità al soggetto, in questo caso al dobermann".

 

Questo è quello che probabilmente è accaduto in Australia, e non c’entra la razza del cane. "Questa sorta di annebbiamento e di risposta reattiva, veloce, condotta con la massima intensità possibile, espone chiunque si intrometta alla medesima aggressione che il cane stava conducendo verso un altro referente, a prescindere dal tipo di rapporto sociale esistente tra gli individui. Non è raro infatti vedere  i due cani di casa, che vanno sempre d’accordo, intervenire con violenza al cancello perché sollecitati da qualcosa (es.: un intruso, un altro cane, un gatto, il postino, ecc.) finire ad azzuffarsi solo perché nella foga si sono toccati. Il contatto fisico, in questi frangenti, è centrale. La sollecitazione tattile, quando un individuo è nello stato di eccitazione e reattività di cui sopra, è l’innesco del comportamento ridiretto. In sostanza il cane non si rende conto (non è lucido) di continuare l’aggressione sul proprio compagno umano".

 

In genere però, dopo un primo morso, il cane si rende conto di quello che sta succedendo e interrompe l’aggressione. Perché in questo caso non è avvenuto? I motivi possono essere tanti. "il cane poteva in quel momento soffrire di un dolore violento, o avere un dolore cronico che è esploso in quella precisa circostanza, oppure perché nel difendersi, l’uomo ha fomentato ancor di più l’aggressione impedendo al cane di ritrovare lucidità… sono però solo supposizioni che richiederebbero, come detto, un’analisi più approfondita".

L’intervento in una rissa tra cani è un argomento molto complesso che merita un capitolo a parte. Bisognerebbe sempre mantenere il sangue freddo, non urlare, non intervenire se non in alcuni casi e con determinate mosse. Ma questa è un’altra storia.

 

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