Salvatore Cuffaro: “Non mi posso più candidare ma con Lagalla risorgerà la Dc”

L’ex presidente siciliano: «Ho scontato la pena»

«Che doveva fare? Andare a farsi linciare?». Totò Cuffaro, leader della nuova Dc siciliana, difende il candidato sindaco di centrodestra Roberto Lagalla, che lunedì ha disertato la commemorazione di Falcone dopo le polemiche sui suoi sponsor, lo stesso Cuffaro e Dell’Utri, pregiudicati per reati di mafia.

Lei avrebbe fatto altrettanto?
«Sì, per evitare contestazioni in un clima da gogna. Ma avrei fatto lunedì quello che Lagalla ha fatto ieri, andando da solo sotto l’albero Falcone».

Anche lei non ha partecipato alle commemorazioni.
«Ho pregato per Falcone da solo in chiesa. Non vado sotto un palco armato contro di me».

Armato da chi?
«È un’aggressione scatenata da mass media e artisti di una certa sinistra giustizialista. Una sceneggiata».

Sceneggiata ricordare le condanne dei mentori del probabile sindaco di Palermo?
«Lagalla non era il mio candidato, ho aderito per ultimo».

Era suo assessore.
«Quindici anni fa, prima di diventare rettore».

Dell’Utri ha spostato Forza Italia su di lui.
«Dell’Utri non è protagonista di niente. Ha solo detto una banalità, che è il candidato migliore. E a differenza di me, non ha peso elettorale».

Vi accomunano le sentenze.
«Io non ho il concorso esterno».

Favoreggiamento alla mafia, fa differenza?
«Non ho mica dato soldi o manovalanza alla mafia. Una notizia su un’indagine, avrei dato».

Che è arrivata a un boss. Per questo è un pregiudicato.
«In primo grado la condanna era senza aggravante mafiosa. Anche il procuratore della Cassazione era d’accordo».

E il favoreggiamento semplice non vale?
«Un reato da nulla, se non c’è la mafia».

Ma è normale guidare un partito con questo fardello, per giunta a Palermo?
«La Costituzione vale anche per me. Ho fatto i miei errori, mi sono costituito in carcere, ho scontato la pena senza giorni di permesso. Il giudice che me li ha negati li ha concessi a Brusca».

Brusca ha collaborato con lo Stato, lei no.
«Io non ho commesso 90 omicidi».

Le resta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
«Non mi posso candidare, ma nessuno può vietarmi di far risorgere la Dc con gli ideali e senza prebende».

Sicuro? Niente prebende?
«Altri tempi».

Oltre la legge, c’è l’opportunità.
«Nella coscienza di ciascuno. Ma quella del Pd non si sveglia nei Comuni in cui hanno bisogno di me per fare le liste».

Per Maria Falcone lei non è adamantino.
«In passato no. Ora sì».

Sente leader nazionali?
«Ho ricevuto tante telefonate di solidarietà da Roma».

Come vanno le elezioni?
«Lagalla vince al primo turno e la Dc supera il 5%».

E il fattore mafia?
«Ai palermitani interessano traffico, rifiuti e 1200 bare accatastate da un anno e mezzo senza degna sepoltura».

E poi che farà?
«Sono amareggiato, psicologicamente distrutto. Faccio le liste per le regionali, entro fine anno lascio e torno in Burundi a fare il medico».

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

3 mesi a 1€, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Del Vecchio, nelle lacrime dei suoi dipendenti la storia di un'impresa italiana: "Era uno di noi"

Risotto integrale al limone con crudo di gamberi e pomodorini al timo

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi