Il voto per il Colle riveduto dalla Rete e l’appello ai politici: non vi appropriate di ironia e satira

Sembrava pronto ad andarsene, dopo sette anni sul Colle. Invece Mattarella si riavvicina alla presidenza. Con qualche dubbio? Secondo questo meme, sì

Mantenete quel barlume di decoro che ci permetta di urlare che il re è nudo senza che prima lo facciate voi

Lasciateci lavorare.

Dico a voi, mille e rotti grandi elettori, rotti in special modo a tutte le avventure, poco avvezzi alla misura: lasciate a noi sciocchezzari l’agio del lazzo e della denigrazione. Permetteteci l’iperbole, il ribaltamento, l’eccesso. Mantenete quel barlume di decoro che ci permetta di urlare che il re è nudo senza che prima lo facciate voi, di indicarvi idealmente le pudenda a favore di camera. E di Camera.

Imitate Enrico Letta, che si finge morto dacché ha abbandonato la Ville Lumiére e al momento pare pure che basti. Non sciacquatevi le ascelle col disinfettante in pubblico, come Gasparri. Non sparate nomi a caso come Salvini, roba che neanche al Triello dell’Eredità, in una parabola degenerativa alla Amici Miei, in cui quello che doveva schiaffeggiare i passeggeri alla stazione, d’un tratto, sale sul treno, si affaccia, e riesce a tirarsi ceffoni da solo. Non berciatevi dietro tra alleati. Nei corridoi, come i La Russa coi Tajani. O al telefono, come le Casellati coi Berlusconi. O nei talk show, come i fuori dal coro coi fuori di testa. E diversi da nessuno.

Non sbirciate la calligrafia delle schede come nel Quesito della Susi, sperando di cogliere sul fatto i traditori. E soprattutto: non mandate sms, whatsapp, piccioni viaggiatori, criceti ammaestrati, mentre presiedete la seduta che potrebbe issarvi al Colle, con Fico a farvi da quinta, a sbuffare compunto, come quei personaggi della lunga serialità comica che nascono Pierini e muoiono Muccini. Non creati nuovi gruppi parlamentari pur di farvi votare, a un’ora dalla chiama, buttando dentro parole arcane: Costituzione, Ambiente, Lavoro. Il CAL. Roba che manco Ciampolillo. Bastava aggiungere Democrazia e Onestà per ottenere un acronimo ancora più torrido.

Non prevenite i meme ancor prima di esserne vittime. Perseguite il barlume ultimo della consapevolezza, della misura. Finché si può, finché ce n’è.

Non passate da seconda carica dello Stato a quinta ricarica del cellulare, non esponetevi ai tweet col volto ghignante di Prodi, finalmente manlevato dai suoi 101 grazie ai 382 di MeC. Non innescate la condivisione a raffica del gesto dell’ombrello di Boldi e De Sica, della foto in pelliccia indossata senza figurare da volpe, mai, o degli screenshot di Whatsapp, falsi ma verosimili, in cui pietite voti sbagliando numero.

Non diteci che ci credete o ci avete creduto, alle promesse di Salvini e Berlusconi: ci piace immaginare di essere governati, gestiti, presieduti da gente che è più sveglia di noi.

Imparate, per quanto si può, la lezione: i social si ispirano, non si imitano. Altrimenti finite come l’uomo che sussurrava ai pieni poteri. Colui che Morisi convinse di essere addirittura un kingmaker. E adesso si ritrova a dover scegliere tra Draghi, Mattarella, Casini: un tecnocrate, un riluttante, un democristo che i meme se li produceva in proprio su Instagram, facendosi fotografare tra insaccati debordanti e maionesi vegane. Like zero, fatto senza precedenti, per Pierferdinando, una catastrofe.

Imparate, ove vi aggradi, da colui che è divenuto il Chuck Norris mite. L’uomo dalle mille imprese. L’assenza presente. Il cultore dell’immobilità proattiva le Bimbe del quale, su Instagram, immaginano fiction prossimo-venture in cui il giovane Mattarella è interpretato da Luca Argentero, MeC la recita Anna Mazzamauro, Iginio Massari replica Mario Draghi.

Il presidente di tutti, quello che super partes saprebbe persino tradurlo. Anzi: l’ha tradotto in pratica. L’unica figura istituzionale la cui storia personale avesse peso e densità prima e a prescindere dai byte che noi mestieranti del cancelletto gli avremmo dedicato.

Non è un caso che un’altra figura soltanto, in questi giorni tra Pippo Franco e realtà, sia uscita con le ossa integre: Giorgia Meloni. Con un candidato di area che ha esondato la medesima, anche perché vasto come la Provincia di Cuneo. E con una ritrovata parentela coi tempi in cui, finiana tra i finiani, non si faceva dettare la linea dal suo social media manager. Guadagnando consensi, rinculando sulla via di Fiuggi.

Chissà, magari continua.

Intanto, però, lasciateci lavorare.

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