Armi e oro, il G7 accelera con l’embargo sul metallo russo

Biden chiede più equipaggiamenti per il contrattacco di Kiev ad agosto

DALL’INVIATO A SCHLOSS ELMAU. Mentre il presidente americano Joe Biden sorvola l’Atlantico diretto al G7 bavarese, fonti dell’Amministrazione Usa lasciano trapelare che i Grandi hanno già un’intesa su come colpire nuovamente le casse di Putin. Il nuovo capitolo delle sanzioni prende di mira l’oro, scatterà infatti a breve un divieto di import del metallo prezioso che per la Banca Centrale moscovita è uno degli asset più redditizi. L’obiettivo è quello di ridurre ulteriormente le entrate nelle casse russe e quindi diminuire gli investimenti militari. La Russia ha estrae il 10% dell’oro mondiale e la sua produzione è triplicata dal 2014 quando ha annesso la Crimea.

L’accordo potrebbe essere annunciato già questa mattina quando i lavori dei Sette Grandi al Castello di Elmau, al confine con l’Austria, inizieranno. Imponenti le misure di sicurezza. I manifestanti però tenuti a debita distanza. A Monaco – due ore e mezzo distante da quest’angolo di Baviera – ieri hanno sfilato appena 3500 dimostranti rispetto ai 20mila previsti.

L’attenzione oggi sarà sui temi economici e sul piano infrastrutturale globale – strategico per gli statunitensi poiché in essi vedono un elemento per ridurre la penetrazione cinese in alcuni mercati emergenti. Se la Cina farà capolino sul tavolo del G7 e per gli americani uno dei problemi più urgenti è bloccare «le pratiche economiche coercitive di Pechino», sarà però l’Ucraina a tenere banco. Soprattutto domani quando interverrà in teleconferenza Zelensky. Ieri gli ucraini hanno sottolineato che la ritirata da Severodonetsk – ormai totalmente in mano russa – è tattica e prelude a una riorganizzazione. È una tesi che venerdì era stata anticipata dal Pentagono. Per Kiev la svolta del conflitto arriverà in agosto, quando potrà scattare una controffensiva. È quello il momento in cui si ritiene che gli armamenti occidentali promessi saranno tutti a destinazione. Ieri sono stato dispiegate alcune batterie di missili a lungo raggio (Himars). La Casa Bianca è consapevole delle difficoltà di far arrivare le armi. Non solo in tempi rapidi ma anche quelle giuste. Addestrare gli ucraini a usarle richiede tempo e impone di sottrarre intere unità al campo di battagli affinché si formino.

Attorno al tavolo del summit i Grandi dovranno anche discutere sulle prospettive e su quale strategia imboccare. Ambienti diplomatici sintetizzano che «bisognerà discutere della fine» del conflitto. John Kirby, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Usa, ha detto che «nessuno sa cosa accadrà». Certo le posizioni – ben nascoste dietro rinnovate e sperticate lodi di unità fra alleati – non sono univoche: Boris Johnson ieri ha detto di temere pressioni su Zelensky affinché accetti la pace; Macron resta ancora legato a una visione per cui la Russia non deve essere umiliata e Scholz persegue nel metodo di mantenere un canale con Putin. Non ne hanno invece gli americani. Nemmeno sulla questione del grano, insieme al tetto dei prezzi dell’energia, la più spinosa. Kirby ha detto di «non essere a conoscenza di un dialogo Usa-Russia sul grano». Biden – hanno spiegato fonti dell’Amministrazione – sosterrà la necessità di «stabilizzare il mercato dell’energia» e offrirà aiuto agli europei alle prese con il dibattito sul tetto del prezzo del petrolio.

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