Lagarde, addio tassi negativi e stop ai sostegni. Alla Bce finisce l’era del denaro gratis

La presidente traccia la strada per la normalizzazione della politica monetaria: va fermata l’inflazione

Dal dicembre dell’anno scorso, la Banca centrale europea ha iniziato il suo percorso verso la normalizzazione delle politiche monetarie. Tale processo ha preso il via con l’annuncio da parte nostra che nel primo trimestre di quest’anno avremmo posto fine agli acquisti degli asset netti nell’ambito del Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP), e così è stato. Il processo è proseguito con l’annuncio di una data conclusiva per gli acquisti netti nell’ambito del Programma di acquisto di attività della Bce (APP). Con l’evolversi delle prospettive di inflazione, abbiamo anche adeguato la nostra comunicazione relativa alla probabile tempistica di aumento del tasso di interesse, in linea con la nostra guidance prospettica.

Il clima mutevole

La normalizzazione non è un concetto predefinito: dipende dal clima che si trova ad affrontare e dalla natura degli choc che colpiscono l’economia. Oggi le nostre economie stanno tornando ad aprirsi, ma non stiamo rientrando nel mondo che ci siamo lasciati alle spalle all’inizio del 2020, quando è esplosa la pandemia. A quei tempi, l’economia della zona euro aveva vissuto un periodo prolungato di inflazione troppo bassa con una media dell’1,1 per cento dal 2012. I fattori che spiegano questa bassa inflazione erano complessi, riflettevano un’interazione della persistente debolezza della domanda, di forze strutturali e di aspettative di un’inflazione strisciante (...). Esisteva un rischio concreto che si consolidasse e questo è il motivo per cui le politiche della Bce si sono concentrate sull’allontanamento di questo ambiente disinflazionistico. Oggi le condizioni sono cambiate in maniera significativa. Tre choc simultanei hanno spinto l’inflazione a livelli record.

Per prima cosa abbiamo dovuto far fronte a una serie di shock per i prezzi degli imput e dei costi dei generi alimentari. C’è il mancato rispetto da parte dell’Opec Plus degli obiettivi di produzione e poi vi sono le ricadute negative e le complicazioni dovute alla guerra in Ucraina. Tutto ciò ha portato a un’impennata dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari.

In secondo luogo, abbiamo affrontato choc sia alla domanda sia alla offerta di beni industriali. La domanda è stata alimentata dalle politiche di stimolo delle economie più importanti e da un cambiamento forzato durante la pandemia nella spesa al consumo dai servizi ai beni. D’altro canto, l’offerta è stata compressa da una fiacca ripresa della produzione industriale dovuta ai lockdown, ai colli di bottiglia dei trasporti e della logistica e dalle politiche “zero Covid” in Cina.

Terzo, abbiamo avuto lo choc provocato dalla riapertura delle economie dopo i lockdown che ha innescato una rapida inversione di marcia della domanda di servizi. Oltre a tutti questi choc, stiamo assistendo anche a un’inversione parziale di alcuni dei trend strutturali che hanno contribuito a mantenere bassa l’inflazione negli ultimi dieci anni(...). Quando gli choc dell’offerta svaniranno, è improbabile che facciano ritorno le dinamiche disinflazionistiche dell’ultimo decennio.

Prospettive della crescita

Nella zona euro varie e diverse forze hanno caratterizzato la crescita, il mercato del lavoro si è ripreso più rapidamente del previsto e la disoccupazione è ai minimi storici. In ogni caso, la zona euro non si trova alle prese con una situazione tipica di domanda aggregata in eccesso o di surriscaldamento economico. Sia i consumi sia gli investimenti restano ben al di sotto dei rispettivi livelli di prima della pandemia e ancora più sotto rispetto ai loro trend di prima della crisi. Adesso, oltretutto, le prospettive sono oscurate dagli choc negativi che colpiscono l’economia. Lo si deduce dal fatto che, nel prossimo trimestre, inflazione e crescita si muoveranno in direzioni opposte. In particolare, gran parte dell’inflazione che stiamo sperimentando oggi proviene da fuori della zona euro. Questo funge alla stregua di una “tassa” commerciale che riduce gli introiti totali dell’economia (...). E i nuclei familiari sono tra coloro che soffrono maggiormente a causa dei più alti prezzi delle importazioni con salari non ancora in fase di recupero (...).

Il percorso

Con le prospettive di inflazione che si sono spostate significativamente più in alto rispetto al periodo prepandemico, è opportuno aggiustare le variabili nominali, tra cui i tassi di interesse. Questo non costituirebbe un inasprimento della politica monetaria, mentre lasciare immutati i tassi in questo clima costituirebbe un alleggerimento delle politiche monetarie che non sarebbe giustificabile. Sulla base delle prospettive del momento, è probabile che ci troveremo nella posizione di poter uscire dai tassi di interesse negativi entro la fine del terzo trimestre.

La fase successiva della normalizzazione delle politiche monetarie dovrebbe essere guidata dall’evoluzione delle prospettive di inflazione a medio termine. Se constateremo che si stabilizzerà al 2 per cento, si renderà opportuna un’ulteriore normalizzazione dei tassi verso il tasso neutro. Se, in conseguenza di uno choc positivo della domanda, l’economia della zona euro si surriscaldasse, avrebbe senso che i tassi ufficiali fossero alzati in modo sequenziale al di sopra del tasso neutro. Questo garantirebbe che la domanda torni in linea con l’offerta e che le pressioni inflazionistiche si allentino.

La situazione con cui siamo alle prese oggi, tuttavia, è complicata dalla presenza di choc negativi sull’offerta. Questo sta creando ancora maggiore incertezza circa la velocità con la quale si affievoliranno le pressioni sui prezzi, circa l’evoluzione della capacità in eccesso e circa la misura in cui le aspettative di inflazione continueranno a restare ancorate al nostro obiettivo.

In tale contesto, nell’adeguamento delle politiche monetarie si rendono pertanto necessarie gradualità, opzionalità e flessibilità (...). Qualora fosse necessario, potremo studiare e dispiegare nuovi strumenti atti a garantire la trasmissione della politica monetaria a mano a mano che ci inoltreremo lungo la strada della normalizzazione, come abbiamo mostrato in passato in molte occasioni (...). In definitiva, per la nostra politica abbiamo un’importante punto di riferimento: un’inflazione a medio termine del 2 per cento. E prenderemo tutti i provvedimenti necessari a far sì che così accada.

Traduzione di Anna Bissanti

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