Pandemia, guerra, materie prime: da Davos scatta l’allarme salari. Dallo stipendio al posto di lavoro ecco cosa rischiano i lavoratori

Le tensioni internazionali rischiano di far deragliare l’espansione globale: c’è un rischio contagio per tutti

La crisi globale è alle porte. Prima la pandemia, poi la guerra, poi le tensioni sulle materie prime rischia di far deragliare l’espansione globale. Ma, come avvisano gli economisti presenti al World economic forum, c’è un rischio contagio anche per gli stipendi dei lavoratori.

Il rischio è quello di una tempesta perfetta. A cui, avvertono i due terzi degli economisti presenti a Davos, si aggiungerà una “diminuzione dei salari”. Vale a dire, nuovi poveri. La crisi della globalizzazione, l’emergenza alimentare e l’inflazione possono cancellare posti di lavoro e ridurre gli stipendi. È per tale ragione che mai come quest’anno è difficile interpretare i nuovi assetti globali che si stanno delineando al World economic forum. Tanto per i decisori quanto per i protagonisti del mondo imprenditoriale e finanziario. Le incognite sono numerose, la coperta (dopo due anni di pandemia) è molto corta per troppi Paesi, e i timori di una sbandata sono al rialzo. Primo fra tutti, quello di una recessione tecnica nell’eurozona, che potrebbe aumentare le divisioni fra i Paesi del Nord e quelli del Sud.

Sembrano finiti i tempi del moderato ottimismo sul futuro. Prima ci ha pensato il Covid-19 a gettare ombre sull’economia globale. Poi, dopo le efficienti campagne vaccinali dell’Occidente, ci ha pensato la Russia di Vladimir Putin, invadendo l’Ucraina e ridisegnando gli scenari mondiali. Secondo gli economisti del World economic forum, non saranno poche le tendenze che si osserveranno nel corso dei prossimi mesi. Prima di tutto, e questa è forse la novità più inattesa dalla platea di Davos, i salari diminuiranno: due terzi dei capi economisti prevedono che “i salari reali medi diminuiranno nel breve termine nelle economie avanzate”. Secondo, la maggior parte dei capi economisti intervistati prevede un'inflazione elevata o molto elevata nel 2022 in tutti i mercati ad eccezione di Cina e Asia orientale. Un fattore che dovrà essere preso in considerazione dalle istituzioni monetarie globali, dalla Federal Reserve statunitense alla Banca centrale europea (Bce), che dovranno utilizzare molto gradualità nel ricalibrare la propria politica di tassi d’interesse. Una sfida complicata, che potrebbe avere conseguenze sulla crescita economica mondiale e determinare squilibri sui prezzi per svariate classi di asset. Ma, soprattutto, nuova povertà per le fasce più vulnerabili della popolazione mondiale.

C’è però uno spettro ancora più spaventoso, se possibile, che aleggia sopra il centro congressi di Davos. Nei prossimi tre anni, i capi economisti prevedono che l'insicurezza alimentare sarà più grave nell'Africa subsahariana, nel Medio Oriente e nel Nord Africa. Nella traiettoria attuale, il mondo è sulla buona strada per la peggiore crisi alimentare della storia recente, aggravata dall'ulteriore pressione dei prezzi elevati dell'energia. Mancano i cereali di base, mancano gli oli per cucinare, il prezzo di frutta e verdura aumenta, la carne costa sempre più, i fertilizzanti sono introvabili. Uno scenario che, a livello geopolitico, potrebbe causare tensioni, sofferenza e un nuovo ordine mondiale. Qualcosa di molto simile a un riassetto degli equilibri di potere. I quali potrebbero essere anche il frutto delle fermentazioni sul versante delle materie prime. “Scosse telluriche”, le ha definite il Fondo monetario internazionale (Fmi) poche settimane fa.

Di sussulti si tratta. E potrebbero essere più persistenti delle stime. Molto dipenderà dalla durata della guerra in Ucraina e dalla “Zero Covid Policy” applicata dalla Cina, che sta bloccando industrie e porti con serrati lockdown a macchia di leopardo. Come fanno notare gli esperti presenti a Davos, le multinazionali stanno riallineando le catene di approvvigionamento lungo le faglie geopolitiche, rischiando una nuova cortina di ferro economica e ulteriori spirali dei prezzi al consumo, elemento che potrebbe esacerbare le già esistenti disuguaglianze. La sofferenza delle filiere produttive e logistiche potrebbe, inoltre, portare a scelte costose nelle economie in via di sviluppo. Per gli economisti a Davos, questi Paesi devono giungere a compromessi fra il rischio di una crisi del debito e la sicurezza alimentare ed energetica. Non sarà un compito facile arginare le spirali populiste e autoritarie.

Le praterie per i partiti politici più estremisti e anti-sistema potranno aumentare al peggioramento del quadro economico. In quest’ottica, non lasciano ben sperare le indiscrezioni che giungono dal Fmi, che potrebbe dover tagliare ancora le stime di crescita mondiale, già sforbiciate di recente. Lo ha anticipato la direttrice Kristalina Georgieva in un'intervista a Bloomberg a margine del Wef. “Primo, stretta delle condizioni finanziarie. Secondo, apprezzamento del dollaro. Terzo, rallentamento della crescita in Cina. Tutto questo fa sì che un futuro peggioramento non sia da escludere”, ha detto Georgieva. Parole che fanno il paio con quelle della Germania. “In Europa e negli Usa cresce l’inflazione, c’è una crisi energetica, alimentare e climatica e temo una recessione mondiale”, ha spiegato il vice cancelliere e ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck.

Mai come in questa fase storica, spiega Saadia Zahidi, direttrice generale del Wef, serve una nuova collaborazione fra pubblico e privato, tra istituzioni governative e universo imprenditoriale. “Siamo al culmine di un circolo vizioso che potrebbe avere un impatto sulle società per anni. La pandemia e la guerra in Ucraina hanno frammentato l’economia globale e creato conseguenze di vasta portata che rischiano di vanificare i guadagni degli ultimi 30 anni”, dice Zahidi. Pertanto, “i leader devono affrontare scelte difficili e compromessi a livello nazionale quando si tratta di debito, inflazione e investimenti. Tuttavia, i leader aziendali e di governo devono anche riconoscere l'assoluta necessità della cooperazione globale per prevenire la miseria economica e la fame di milioni di persone in tutto il mondo. L'incontro annuale del World Economic Forum di questa settimana fornirà un punto di partenza per tale collaborazione", ha chiosato Zahidi.

La precarietà dello scenario globale è evidente nella cittadina svizzera. Le preoccupazioni di banchieri e imprenditori sono elevate, e nessuno si nasconde dietro metafore. Il nuovo paradigma mondiale è in divenire. L’esito delle trasformazioni in corso, tuttavia, è ancora incerto. Ed è questo ciò che intimorisce di più il parterre di Davos.

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