In Germania mancano i medici e l’aborto si fa in videochat

La ginecologa Jana Maeffert nel suo studio di Berlino, dove pratica aborti in telemedicina

Mancano medici, Berlino lancia l’interruzione di gravidanza in videochat: «Pillole inviate per posta, sono sicure»

Lena è incinta, ha 26 anni, vive a Passau, nel Sud della Germania, e vuole abortire. Ha ricevuto per posta due pillole da ingerire e insieme al suo fidanzato Tom sta per accendere l’IPad che la collegherà con la dottoressa a Berlino, a 600 chilometri di distanza, che la aiuterà ad interrompere la sua gravidanza. A casa, in telemedicina. La coppia ha preso questa difficile decisione perché entrambi sono molto giovani, gli scarsi mezzi economici non danno loro la tranquillità giusta per mettere su famiglia. E in un momento delicato hanno avuto la sfortuna di abitare in quella zona della Baviera lontana da Monaco in cui i medici abortisti sono spariti.

Restano solo sette ospedali in tutto il Land, per un totale di 70 professionisti che l’anno scorso si sono dovuti fare carico di 12.400 interruzioni volontarie di gravidanza. Nessuna clinica pratica più questo servizio tra Bassa Baviera, Alto Palatinato e Svevia, racconta la coppia (identificata con nomi di fantasia per mantenere l’anonimato) alla Bayerischer Rundfunk, la tv pubblica bavarese, che conferma il dato statistico. Dal 2003, il numero delle strutture che effettuano aborti in Germania si è dimezzato. Le donne più colpite sono quelle delle regioni rurali, ma anche nei Länder meridionali cattolici mancano dottori. Così, la ragazza di Passau ha trovato a Berlino i ginecologi disponibili ad assisterla. Si è rivolta al progetto sperimentale di quattro dottoresse dell’associazione Pro Familia, che in collaborazione con l’Ong Doctors for Choice, spinte dalla pandemia, hanno cercato un modo per continuare a garantire a casa il diritto all’aborto, tra lockdown e assenze del medici per malattia. Il Regno Unito aveva fatto da apripista, legalizzando gli aborti a distanza e portando risultati rassicuranti: gli scienziati inglesi hanno confrontato 30 mila casi di assunzione di pillola abortiva in telemedicina con 22 mila casi in studio. La percentuale di insuccesso non cambiava: il rischio di sanguinamento grave era dello 0,05%. «La procedura è sicura come di persona», spiega Jana Maeffert, una delle fondatrici del progetto che nel 2021 ha ricevuto 140 richieste di aborto a distanza, metà dei quali dalla Baviera. L’anno scorso, in Germania, sono stati effettuati 99 mila aborti in tutto, in forte calo rispetto agli anni precedenti (nel 2012 erano 106 mila).

Come funziona

Prima che le pazienti possano procedere con un aborto in telemedicina, «devono sostenere un colloquio con un’infermiera, spiegando le motivazioni della scelta. Vengono sottoposte a domande dei tipo: vuoi davvero farlo? Come sarai supportata? Hai già figli? Puoi organizzare l’assistenza ai piccoli durante la procedura?», raccontano le ginecologhe. Superato questo step, le pazienti devono caricare una serie di documenti su una chat sicura, protetta da un codice personale, inclusa un’ecografia e un’assicurazione stipulata dopo una consulenza legale. Tre giorni dopo, ricevono per posta due pillole abortive e gli antidolorifici necessari. A questo punto fissano un appuntamento in videochat con il medico che supervisiona la pratica e ingeriscono la prima pastiglia. Nelle 48 ore successive la seconda, per innescare l’emorragia. Due settimane e mezzo dopo, la donna eseguirà un test di gravidanza per confermare che non è più incinta. Solo in caso di complicanze, chi è al suo fianco la accompagnerà in ospedale. «Il nostro telefono di guardia è sempre acceso», continuano le dottoresse.

Il governo conservatore della Baviera non ha certo accolto a braccia aperte il nuovo servizio di Berlino: secondo la legge regionale, gli aborti in casa sono illegali. Il ministero del Land ha contattato i centri di consulenza con la raccomandazione di non sponsorizzare la via telemedica. Mentre le associazioni anti-abortiste in tutta la Germania stanno facendo forte pressione, con manifestazioni fuori dagli ospedali e ricorsi, per disincentivare le interruzioni volontarie di gravidanza nel Paese. Al contrario, il governo federale del socialdemocratico Scholz ha avviato l’iter per modificare la legge (controversa eredità dell’era nazista) che vieta ai medici di pubblicizzare gli aborti.

«La generazione più giovane dei nostri medici - spiega Maeffert - non ha imparato ad eseguire la procedura perché un tabù circonda ancora l’aborto in università». Man mano che vanno in pensione i dottori formati negli Anni 60, non sempre si trova qualcuno per rimpiazzarli. Per questo, il pool di Berlino rivendica l’importanza della telemedicina: «Le pazienti non devono trovare scuse per assentarsi dal lavoro o cercare chi badi ai figli». Senza contare il beneficio di trovarsi tra le mura domestiche, vantaggio non da poco per affrontare un passaggio così delicato per la vita di una donna o di una coppia. 

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