All’aeroporto di Kabul madri lanciano i bambini oltre il filo spinato, raffiche di mitra tra la folla

Checkpoint sulle strade verso l’aeroporto: «Passano solo gli stranieri». Spari sulla folla ad Asadabad. A Fiumicino atterrate 202 persone: tra loro l'attivista Zhara Ahmadi. Di Maio: priorità è la protezione dei civili. La cronaca della giornata

Il caos a Kabul continua, con gli scenari che si complicano a causa dei checkpoint che i taleban hanno predisposto sulle strade che portano all’aeroporto come riportato dalla Bbc: «i talebani starebbero facendo passare solo gli stranieri». Un ufficiale afghano ha raccontato a Skynews anche il dramma delle madri afghane: «è stato orribile, le donne hanno lanciato i loro bambini oltre il filo spinato all'aeroporto chiedendo ai soldati di prenderli». Alcuni bimbi «sono rimasti impigliati nel filo spinato». Ed è notizia di oggi che sono state identificate le due persone cadute dall'aereo nel video mostrato da tutte le televisioni del mondo nei giorni scorsi: sono un giovane medico e un ragazzo di 17 anni.

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È atterrato intanto all'aeroporto di Fiumicino il Boing KC 767 con a bordo 202 afghani da Kabul, in Afghanistan. All'interno dell'aereo anche l'attivista Zhara Ahmadi e personale della fondazione Veronesi. La grande fuga da Kabul non si ferma: migliaia di afghani in pericolo sono saliti sugli aerei verso l’Occidente, i decolli si sono succeduti per tutta la giornata e andranno avanti fino almeno a fine mese.

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Di Maio: dentro insieme, fuori insieme
«La prima tra le priorità è la protezione dei civili» ha detto, secondo quanto si apprende, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio al G7: «Manteniamo una presenza diplomatica in aeroporto per facilitare le operazioni di evacuazione, insieme a una squadra militare italiana e in stretto coordinamento con i partner internazionali a terra. Dobbiamo garantire la massima solidarietà e collaborazione per portare a termine le operazioni di evacuazione. Come abbiamo sempre detto: “dentro insieme, fuori insieme”. Questo deve continuare ad applicarsi». 
Domani alle 14.00 il ministro Luigi Di Maio parteciperà alla riunione straordinaria dei ministri degli Esteri della Nato. 

Kabul, il dramma all'aeroporto: bambini passati di mano in mano oltre il muro di cinta

Gli scontri
Le proteste con i manifestanti che sventolano il tricolore nazionale, in alcuni casi dopo aver strappato la bandiera bianca dei taleban, sono i primi segnali di un'opposizione popolare alla salita al potere degli studenti coranici. Dopo Jalalabad ieri, gli scontri più duri si sono spostati a Asadabad dove gli spari sulla folla hanno fatto registrare almeno due morti e almeno otto feriti: secondo la testimonianza ad Al Jazeera di testimoni oculari i talebani avrebbero sparato quando una persona tra la folla ha accoltellato un loro combattente. «Centinaia di persone sono uscite in strada» ha riferito da Asadabad il testimone di Reuters Mohammed Salim, «diverse persone sono rimaste uccise e ferite nella calca e negli spari da parte dei talebani».

Kabul, folla all'aeroporto: la raffica di spari

Ci sono state proteste simili anche a Jalalabad e nel distretto di Paktia. Il 19 agosto l'Afghanistan celebra la sua indipendenza del 1919 dal controllo britannico. Ieri, i taleban hanno aperto il fuoco sui manifestanti che sventolavano il tricolore a Jalalabad, uccidendo tre persone. Il vice presidente Amrullah Saleh, che sta cercando di mettere in piedi un'opposizione ai taleban, ha espresso sostegno ai manifestanti col tricolore nazionale. Gli spari sulla folla da parte dei taleban continuano anche a Jalalabad e a Khost i fondamentalisti hanno imposto il coprifuoco per impedire alla popolazione di protestare contro di loro. 

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Intanto continuano i contatti dell'ex presidente afghano Hamid Karzai dopo la resa di Kabul ai taleban. L'ambasciatore pakistano a Kabul, Mansoor Ahmed Khan, ha reso noto di aver parlato con Karzai e Adbullah Abdullah, inviato per i colloqui di pace del governo di Ashraf Ghani. Su Twitter Khan ha riferito di «colloqui costruttivi sugli sforzi per una stabilità duratura in Afghanistan» mentre in un tweet sul profilo dell'ex presidente Karzai si legge che al centro del confronto c'è stata «l'attuale situazione» in Afghanistan e «il processo politico inclusivo con legittimità nazionale e internazionale». Secondo i media pakistani, l'ambasciatore è tornato in Afghanistan la notte scorsa su istruzioni del premier Imran Khan.

La lettera dal fronte della resistenza a nord
L'Afghanistan è nelle mani dei taleban ma c'è una valle che resiste: nel Panjshir il figlio del leggendario comandante Massoud, Ahmad, rompe gli indugi e annuncia la nascita di un fronte armato contro i nuovi padroni di Kabul. «Sono in Panjshir, con combattenti pronti di nuovo contro i taleban. Abbiamo tante armi, che abbiamo immagazzinato negli anni sapendo che questo giorno poteva arrivare» scrive lo stesso Massoud in appello pubblicato dal Washington Post. «Abbiamo anche le armi di chi si è unito a noi nelle ultime 72 ore, e i soldati dell'esercito che hanno rifiutato di arrendersi, disgustati dalla decisione dei loro comandanti» di abbandonare città e villaggi davanti all'avanzata talebana. Nella Valle «sventolerà la bandiera dell'Alleanza del Nord» quella issata dal padre nel 1996 contro i taleban. «Gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno lasciato il campo di battaglia, ma l'America può ancora essere “un grande arsenale per la democrazia” come disse Franklin Roosevelt» avverte Massoud.

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«Le nostre disponibilità militari non dureranno per sempre. finiranno velocemente finché i nostri amici in Occidente non troveranno una strada per equipaggiarci senza ulteriori ritardi» è il suo appello. In Panjshir si sarebbero tessute le trame dell'alleanza con l'ex primo vicepresidente afghano del deposto governo di Kabul, Amrullah Saleh, il «presidente ad interim legittimo» del Paese, come si è dichiarato nelle ultime ore, all'indomani di altre dichiarazioni di fuoco contro i taleban: «Noi afghani dobbiamo dimostrare che questo non è il Vietnam e i Talebani non sono affatto i Vietcong» ha tuonato lanciando l'appello a «unirsi alla resistenza».

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Nel suo scritto, Massoud parla di altri militari «in cammino verso la Valle» e anche di «unità delle Forze speciali che si sono già unite alla lotta». Le notizie di questo “esodo militare” erano iniziate a spuntare nei giorni scorsi in molti resoconti e soprattutto sui quotidiani indiani: molti ufficiali afghani sono stati infatti addestrati a New Delhi. «C'è ancora speranza, combatteremo» riferiva uno di questi soldati: «Sono nascosto, i taleban mi cercano. Mio fratello è già arrivato in Panjshir, io non sono riuscito ancora». Secondo alcune fonti sarebbero centinaia, addirittura «migliaia» gli afghani che si sono rifugiati nella Valle, e quelli che ci si stanno dirigendo, non riuscendo a lasciare il Paese. Molti altri ancora inseguono la speranza, la leggenda del passato, vanno in Panjshir per combattere. E hanno trovato qualcuno disposto a farlo: «Non importa cosa succeda, con i mujaheddin difenderemo il Panjshir, ultimo bastione della libertà afghana» promette il figlio del comandate Massoud. 

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Italia: colloquio Di Maio-Blinken, Salvini: «Rischia di diventare piattaforma mondiale della droga»
A quanto si apprende il ministro Di Maio nella notte ha sentito telefonicamente il segretario di Stato americano Blinken per fare il punto sulla situazione in Afghanistan. Di Maio durante il colloquio ha ribadito l'importanza di agire con la massima unità, mettendo al primo posto il rispetto e la tutela dei diritti umani. Per quanto riguarda le operazioni di evacuazione da Kabul, Italia e Stati Uniti agiranno in stretto coordinamento, con la possibilità di condividere voli congiunti per l'evacuazione.

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«Non doveva finire così, 20 anni di sacrifici per poi scappare vigliaccamente dalla sera alla mattina. Ho sentito l'ambasciatore afghano, più tardi sentirò l'ambasciatore pakistano, perché il Pakistan è il regista di quello che sta accadendo – ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, a Morning News su Canale 5 – Che è un problema per quelle donne, per quei bambini, ma anche per noi. Mettiamole in sicurezza subito, ma non possiamo permettere che l'Italia, che già è il campo profughi d'Europa, accolga altre decine di migliaia di persone. Anche perché il rischio terrorismo è concreto: noi non riusciamo a intercettare un rave party di ragazzini di 16 anni e vogliamo far entrare questi? Chiedo al Governo che rimanga una rappresentanza italiana, anche per controllare e aiutare a ricostruire. Perché se fuggono tutti restano Cina e Turchia e lì rischia di diventare la piattaforma mondiale della droga». 

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I profughi in Europa da Kabul e Tashkent
I primi afghani collaboratori dei francesi sono arrivati all'aeroporto di Parigi-Charles de Gaulle. Un aereo militare ha trasportato piu' di 200 passeggeri, 25 dei quali francesi e una larga maggioranza di afghani, soprattutto donne e bambini. Si tratta del secondo arrivo a Parigi di un volo del ponte aereo messo in piedi dalla Francia per evacuare francesi e afghani dal paese finito nelle mani dei taleban, operazione che potrà durare alcuni giorni. Il primo volo lunedì ha trasportato principalmente francesi. «Ve lo dovevamo. Benvenuti» ha scritto via Twitter il presidente Emmanuel Macron.

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Anche in Spagna è atterrato il primo volo decollato da Kabul con spagnoli e afghani evacuati. I collaboratori afghani sono poco più di 50. L'aereo è atterrato alla base militare di Torrejo'n de Ardoz, a Nord-Est di Madrid. Si tratta di un Airbus A400M, uno dei tre che il governo spagnolo ha messo in campo per creare un ponte aereo per esfiltrare gli spagnoli bloccati dall'arrivo dei talebani e anche gi afghani che hanno lavorato per la Spagna e i loro familiari. In Germania due velivoli di Lufthansa e Uzbekistan Airways sono atterrati questa mattina all'aeroporto di Francoforte con a bordo in totale circa 500 persone prelevate a Kabul.

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«La stuazione è terribile» ha raccontato all'arrivo uno di loro descrivendo la situazione nella capitale afghana: «Non c'è altro che caos, il mondo deve aiutare il popolo afghano», ha detto un altro passeggero appena sbarcato e citato dalla Dpa. I due velivoli erano decollati dalla capitale uzbeka Tashkent, dove la Bundeswehr ha organizzato un centro di prima accoglienza e raccolta delle persone fatte uscire dall'Afghanistan. Altri voli provenienti da Tashkent sono attesi in giornata in Germania. 

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Erdogan: non saremo deposito Ue per rifugiati 
«L'Europa non può evitare questo problema» dei migranti dall'Afghanistan «chiudendo i suoi confini per garantire la propria sicurezza» ha detto stasera il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un discorso alla nazione dopo una riunione del suo gabinetto. «La Turchia non ha l'obbligo di essere il deposito dell'Europa per i rifugiati» .

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