Fusione nucleare: c’è tanta Italia nei magneti più potenti al mondo accesi in Giappone

E’ l’energia del futuro che imita i processi che avvengono nel cuore delle stelle

Accesi i magneti superconduttori dell'impianto sperimentale giapponese IT 60SA per la fusione nucleare, l’energia del futuro che imita i processi che avvengono nel cuore delle stelle. L'impianto, al quale l’Italia ha dato un importante contributo, fa parte del progetto Broader Approach ed è attualmente il più avanzato al mondo per la fusione, in attesa che si accenda il reattore sperimentale del progetto internazionale Iter. 

L’accensione dei magneti dell'impianto JT-60SA è il primo passo verso la produzione del primo plasma, prevista il 17 aprile. Nato da un accordo fra Europa e Giappone destinato ad accelerare lo sviluppo dell’energia da fusione, il risultato di oggi è stato accolto con entusiasmo dall’agenzia dell’Unione Europea F4E (Fusion for Energy). «E' una notizia molto positiva per il ruolo della ricerca e dell'industria italiana», commenta l'Enea, che ha contribuito alla realizzazione dell'impianto Jt 60SA.

All'Enea il governo italiano ha infatti attribuito il compito di fornire metà delle bobine superconduttrici, i principali sistemi di alimentazione elettrica alternata/continua e altri sistemi. Sempre dall'Italia il Consorzio RFX di Padova, per conto del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr), ha contribuito a realizzare i sistemi di protezione degli avvolgimenti superconduttori e dei sistemi di alimentazione. «Si tratta - rileva l'Enea - di realizzazioni complesse e innovative, che hanno visto il forte coinvolgimento di industrie nazionali attraverso contratti di fornitura verso Enea e Consorzio RFX, cosicché JT-60SA contiene un importante contributo della più avanzata tecnologia italiana». 

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