Taglio delle tasse, dagli 80 euro di Renzi ai 55 euro di Draghi: chi guadagna e chi perde dalla riforma

La rimodulazione degli scaglioni e delle aliquote volute dal governo impatterà soprattutto sui redditi medi

Dagli 80 euro di Renzi ai 55 euro di Mario Draghi: si potrebbe sintetizzare così, la riforma fiscale messa in cantiere dal governo con la manovra finanziaria. Una riforma che insiste sul ceto medio con vantaggi progressivi per i redditi fino a 50mila euro che si azzerano gradualmente a quota 75mila euro. Così come Renzi aveva tagliato le imposte per i redditi fino a 25mila con i celebri 80 euro, Draghi replica lo schema – intervendo, però, sulla rimodulazione delle aliquote – cercando di dare ossigeno alla classe media. 

L’aliquota più bassa resta, dunque, al 23% fino a 15mila euro, mentre la seconda – quella che riguarda lo scaglione tra i 15 e i 28mila euro – scende dal 27 al 25%. Tagli anche alla terza aliquota che passa dal 38 al 35%, ma solo per i redditi fino a 50mila euro. Oltre il tetto dei 50mila euro l’imposta sale direttamente al 43%: scompare quindi l’aliquota del 41% che inglobava i redditi tra i 55 e i 75mila euro. 

I benefici maggiori, di conseguenza, si concentrano nella fascia tra 40 e 50mila euro. Gli effetti positivi, però, si vedranno anche per le fasce di reddito più basse. 

Ecco cosa cambierà. 

Per la fascia fino a 15mila euro, non succederà nulla: l’aliquota resta al 23%, anche se il governo vorrebbe intervenire sulla no tax, alzando la soglia dagli attuali 8mila euro. Chi ha un imponibile da 15mila euro continuerà a pagare 3.450 euro l’anno. 

Le cose cambiano nello scaglione successivo (15-28mila euro) perché l’aliquota scende dal 27 al 25% con un beneficio progressivo all’aumentare del reddito. Nell’impostazione attuale, infatti, con un imponibile da 28mila euro si versavano al fisco 6.960 euro l’anno, dal 2022 l’erario incasserà 6.700 con un beneficio netto di 260 euro l’anno. 

Il guadagno sale a 320 euro annui per i redditi da 30mila euro con le imposte in calo da 7.720 a 7.400 euro. Anche perché il terzo scaglio viene completamente rimodulato: includerà i redditi tra i 28 e i 50mila euro (prima arrivava fino a 55mila euro) con un’aliquota rivista dal 38 al 35%. Chi guadagna 40mila euro, quindi, anziché versare al fisco 11.520 euro l’anno, ne pagherà 10.900: 620 euro meno, 51 euro netti in più in busta paga al mese. Il vantaggio massimo riguarda i redditi da 50mila euro: le imposte calano da 15.320 a 14.660 euro, 660 euro l’anno o 55 euro al mese. 

Il beneficio si riduce progressivamente oltre i 50mila euro con il passaggio nell’aliquota successiva del 43%: un reddito da 55mila euro che versava 17.200 euro al fisco ne verserà 16.810, 390 in meno. Il vantaggio cala a 290 euro l’anno per gli imponibili da 60mila euro con le tasse in calo da 19.250 a 18.960. Beneficio ridotto quasi a zero per i redditi da 75mila euro: l’Irpef scende di appena 10 euro, da 25.420 a 25.410 euro l’anno. Abbastanza per confermare che l’intervento del governo è a esclusivo vantaggio della classe media e delle meno abbienti. 

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