Il Covid dimezza i viaggi: persi 53 miliardi in un anno, la crisi travolge gli alberghi

Coldiretti rileva un calo del 58% nella spesa per il cibo in vacanza. Le numerose proteste di questi giorni hanno alle spalle i dati Istat: minimo storico per turismo e intera filiera agroalimentare a rischio

L’emergenza per la pandemia mette in ginocchio il turismo. Sono 53 i miliardi di euro persi nelle spese turistiche in Italia nel 2020. Aumenta di conseguenza anche la crisi per ristoranti, bar, centri benessere e alberghi.

Un terzo delle perdite hanno infatti colpito i consumi in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche l'acquisto di cibo di strada e souvenir delle vacanze. La spesa in vacanza per il cibo è scesa precisamente a 17,5 miliardi, in calo del 58%: il minimo da almeno un decennio. È questo il quadro delineato dalla Coldiretti sulla base dei dati Isnart-Unioncamere in occasione della divulgazione dei dati Istat sui viaggi dei residenti in Italia, che nel 2020 toccano il minimo storico a 37 milioni e 527 mila, con una drastica flessione rispetto al 2019 che riguarda le vacanze (-44,8%) e ancora di più i viaggi di lavoro (-67,9%). 

A tal proposito l’Istat registra che le strutture ricettive collettive, rispetto al 2019, hanno perso complessivamente il 53,2% dei viaggi dei residenti e il 55,3% dei pernottamenti. Tra queste strutture, rileva che le più colpite sono gli alberghi: -57,8% di viaggi e -62,2% di notti.

Le conseguenze

Gli effetti delle assenze di turisti stranieri e italiani ha però avuto un impatto pesante sia su bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie e agriturismi presenti in Italia, costretti alla chiusura e alla limitazione dell'attività anche durante le festività, sia sulla sopravvivenza di tesori agroalimentari unici al mondo legati alla storia e all'economia dei territori.  Questi ultimi - sottolinea la Coldiretti - sono il simbolo della grande creatività, tradizione, qualità e sicurezza alla base del successo del Made in Italy nel mondo.

L'intera filiera agroalimentare ha disdetto ordini per le forniture di molti prodotti: dal vino all'olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità, che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori, come quello ittico e vitivinicolo, la ristorazione - precisa la Coldiretti - rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Senza turismo – si evidenzia - sono a rischio anche i 5.266 i tesori alimentari tradizionali dei borghi d'Italia custoditi da generazioni dagli agricoltori e salvati per sostenere la rinascita del Paese.

C’è poi il paradosso degli agriturismi: strutture spesso situate in zone isolate, con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all'aperto, sono forse i luoghi più sicuri perché è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza fuori dalle mura domestiche. In questo contesto, infatti, le distanze si misurano in ettari e non in metri.

Le prospettive future

In questo scenario di difficoltà arriva una svolta di speranza con l'annunciato passaporto vaccinale Ue per l’estate. C’è uno spiraglio di riapertura per il 2 giugno: è quello che ipotizza il ministro del turismo Massimo Garavaglia.

Questo tipo di ritorno alla normalità potrebbe salvare un comparto strategico del Paese che si compone di 612mila imprese e rappresenta - sottolinea la Coldiretti - il 10,1% del sistema produttivo nazionale e il 12,6% dell'occupazione nazionale secondo Unioncamere.

Gli obiettivi

Un patrimonio da salvare dunque non solo per il valore economico, storico, culturale ed ambientale, ma anche per la sopravvivenza della popolazione nelle aree interne più isolate, proprio nel momento in cui il Covid pone l'esigenza di cambiare la distribuzione demografica della popolazione e ridurre la concentrazione nei grandi centri urbani.

Sulla base di questi dati, riusciamo a comprendere meglio ciò che sta spingendo in questi giorni migliaia di ristoratori, commercianti ambulanti e di abbigliamento, baristi, sale da ballo, gioiellieri, albergatori, estetisti e agenzie di viaggio a scendere in piazza per protestare contro le misure di contenimento, che stanno continuando a gravare sulle loro tasche e sulla loro condizione.

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