Artigiani sì, ma tecnologici: parte la selezione per l’incubatore del Centro per l’Artigianato Digitale

Tempo fino al 16 gennaio per candidarsi. Le edizioni precedenti hanno già aiutato a crescere 24 maestri della ceramica, del vetro, del gioiello e della filiera del mobile

Artigiani sì, ma tecnologici. Magari con il laser in pugno. A proporre questa prospettiva è il CAD, Centro per l’Artigianato Digitale di Cava de’ Tirreni (Salerno), che per la terza volta lancia una selezione di artigiani da far crescere nel suo incubatore. La “call” è aperta fino al 16 gennaio per artigiani di ogni condizione (operatori individuali, aziende con esperienza alle spalle o startup).

Il CAD nasce da un’idea del centro di ricerca, consulenza e formazione Medaarch, che dal 2007 lavora per sostenere artigiani, professionisti e startupper e fornire consulenza a istituzioni, comuni, Regioni e Camere di Commercio nell’elaborazione di strategie che guardano alla costruzione di un futuro artigiano in chiave tecnologica. Dal 2018 hanno trovato posto nell’incubatore del CAD, e sono state avviate verso un nuovo destino tecnologico, 24 realtà artigiane: da qui sono passati maestri della ceramica, del vetro, del gioiello e della filiera del mobile. Dicono da Merdaarch che questi ventiquattro “hanno trovato nelle tecnologie della manifattura digitale la possibilità di crescere esaltando la propria vocazione e proiettandola nel futuro, mettendosi al passo con le esigenze di una filiera contemporanea, senza tralasciare le esigenze di sostenibilità e del design dell’economia circolare”.   

Esempi di storie di successo: Luca Colacicco, maestro del legno di Matera, che è partito dalla falegnameria di un’azienda di terza generazione e con la tecnologia digitale si è aperto a nuovi mercati, esponendo le proprie opere a Londra. C’è Martina Marchi, ceramista di Salerno, che da una formazione classica è passata al taglio laser e adesso produce mattonelle in maiolica in cui proprio grazie al laser “ferma” il colore e riesce a fare incisioni che impreziosiscono le creazioni. Ci sono Martina Pagano e Giorgia del Basso, che due anni fa hanno dato vita a un atelier di sartoria e tintura ecosostenibile innestando il proprio lavoro tra manifattura tradizionale e innovazione. E c’è Marianna Capuano, maestra del vetro che grazie al digitale ha imparato un modo più funzionale e veloce di progettare le proprie creazioni in vetro Tiffany. 
“Siamo abilitatori nella crisi e traghettatori verso il nuovo” dichiarano i fondatori di Medaarch, Amleto e Gianpiero Picerno Ceraso e Francesca Luciano. “Esiste una via mediterranea all’innovazione che mette al centro l’uomo e fa delle tecnologie digitali uno strumento per ridisegnare il nostro abitare il mondo. L’artigianato non è in antitesi con la tecnologia. Ad esempio le mani sono lo strumento del ceramista con cui lavora al tornio; attraverso esse l’artista si confronta con la materia e affina sempre più la sensibilità nell’utilizzo della forza per plasmare l’argilla. Al pari delle mani ci sono oggi strumenti nuovi, digitali, con cui è possibile model-lare la materia e anche per questi c’è bisogno di affinare la sensibilità per il loro utilizzo. Ci piace pensare che le nuove tecnologie siano uno strumento in più nella cassetta degli attrezzi dell’artigiano: si sbaglia, si commettono errori, si producono imperfezioni così come con tutti gli altri strumenti”.

info@medaarch.com – www.medaarch.com

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