Si scalda la corsa per Confindustria, incontro a sorpresa tra Bonomi e Mattioli

In arrivo il deposito delle autocandidature per la guida di viale dell’Astronomia.  

L’ha chiesto lui o l’ha chiesto lei? Ovviamente ognuna delle due parti indica l’altro. Fatto sta che a poche ore dalla scadenza del 5 febbraio per la presentazione delle autocandidature, due dei tre candidati in corsa per la presidenza di Confindustria prima si sono sentiti al telefono e poi si sono incontrati a colazione.  Da una parte il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, e dall’altra l’attuale vicepresidente con delega all’internazionalizzazione, la torinese Licia Mattioli.  Ovvero quello che radio-Confindustria accredita con il candidato più forte e la sua competitor più probabile.

Se sia stato Bonomi a fare il primo passo o sia stata una decisione dell’ex presidente dell’Unione industriale torinese, ovviamente, cambia il senso dell’incontro. Difficile immaginare un accordo tra i due ancor prima di aver iniziato a misurare i rispettivi consensi. Più facile immaginare una alleanza anti-Bonomi allargata al presidente degli industriali bresciani, Giuseppe Pasini, che appena una settimana fa aveva portato dalla sua il presidente di Federlegno Emanuele Orsini. Un contatto con Mattioli ci sarebbe stato ma non avrebbe portato ad alcun risultato. Diverso il discorso su Andrea Illy, sulla carta indicato come il quinto possibile candidato per il dopo-Boccia, che nei giorni si è fatto per primo da parte e che potrebbe decidere di appoggiare a sua volta Pasini.

Radio-Confindustria attribuisce a Bonomi molte più firme delle 18 (su 178 componenti del Consiglio generale) richieste per presentare l’autocandidatura.  Ma anche gli altri due possibili candidati dovrebbero aver raggiunto la soglia di sicurezza superando la quota minima. Anche messi assieme però Mattioli e Pasini non dovrebbero raggiungere i consensi di cui gode il presidente di Assolombarda, l’associazione territoriale più forte di tutta Confindustria. Bonomi, infatti, dalla sua avrebbe anche gli industriali di Roma e del Lazio, buona parte della Lombardia, e poi le associazioni di Bologna, Modena e Parma in Emilia e e quelle di Padova, Treviso e Venezia in Veneto. Con la Mattioli sarebbero schierati il Piemonte, la Valle d’Aosta e la Liguria,  e poi le associazioni di Como, Verona, Belluno, la Romagna e la Toscana Sud.  Il terzo incomodo, ovvero Pasini, oltre alla sua Brescia avrebbe invece l’appoggio di Lecco e ovviamente di Federacciai e - grazie a Orsini - potrebbe contare anche sui voti di Federlegno, dei costruttori dell’Ance e della filiera dell’automotive dell’Anfia.

Bonomi e Mattioli hanno raggiunto o stanno cercando un accordo?  Pasini per certi versi ci spera, perché in questo modo può pensare di intercettare molti consensi da Nord a Sud, perché l’unione tra gli altri due candidati oggi di fatto antitetici tra loro, potrebbe far franare le rispettive basi elettorali. I messaggi però che arrivano da Torino come da Milano sono netti: e così se Bonomi non sarebbe per nulla propenso a fare accordi, allo stesso modo Mattioli sarebbe fermamente decisa a proseguire la sua corsa. Salvo sorprese, ovviamente. Perché come insegna la storia di Confindustria fino all’ultimo tutto è ancora possibile.

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