Strong Sea, il progetto che mira a ripulire il mare del Golfo dell’Asinara

Ispra in collaborazione con altri 5 enti da settembre si occuperà della rimozione delle attrezzature da pesca finite sui fondali

Un progetto per la tutela, conservazione e miglioramento dello status degli habitat, scelti per il loro elevato valore ecologico e ambientale e per la loro rappresentatività nell’area di studio.

Al fine di aiutare l’ambiente infestato in ogni dove da ciò che l’uomo disperde, le iniziative si moltiplicano e fra queste il monitoraggio realizzato da ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e dal Parco Nazionale dell’Asinara nell’ambito del progetto STRONG SEA – Survey and TReatment ON Ghost nets SEA LIFE, utili a rilevare e mappare la presenza di ALDFG (Abandoned, Lost or otherwise Discarded Fishing Gear), attrezzi da pesca abbandonati o smarriti che giacciono nell’ambiente marino, deturpando e distruggendo gli habitat praterie di Posidonia oceanica e Coralligeno.

Gli ALDFG rinvenuti in hotsposts identificati nell’area di studio, verranno rimossi in una fase successiva senza arrecare ulteriori danni all’habitat, o inattivati, in modo da ridurre al minimo la pesca fantasma, evitando di stressare oltremisura gli habitat sui quali insistono.

Il progetto, finanziato nell’ambito del programma LIFE, settore prioritario Natura e Biodiversità, sui fondi stabiliti nella programmazione 2014-2020, è formalmente iniziato nel dicembre del 2021 e ha una durata di 5 anni.

ISPRA svolge la sua attività in cooperazione con il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna, il Parco Nazionale dell’Asinara - Area Marina Protetta, MCM Consorzio Coop Produzione Lavoro e Agris - Agenzia Regionale per la Ricerca in Agricoltura.

«Le rimozioni – come ha spiegato dai dirigenti di ISPRA  - verranno effettuate a settembre e saranno condotte da biologi marini che opereranno secondo il principio della tutela degli habitat interessati, mirando a tutelarne lo stato di conservazione. Vista la complessità delle immersioni, i ricercatori si avvarranno della preziosa collaborazione dei sommozzatori della Polizia di Stato, già presenti durante le operazioni di monitoraggio appena concluse».

Per il Commissario e il Direttore del Parco Nazionale dell’Asinara Gabriela Scanu e Vittorio Gazale, si tratta di un servizio concreto e fondamentale a favore della tutela dei fondali dell’area del Golfo dell’Asinara e che vede lavorare insieme un partenariato qualificato e autorevole e le marinerie dei pescatori che in questo modo vengono ulteriormente sensibilizzati su una pesca responsabile.

«Le attività si sono svolte in tre fasi – spiega Francesco Urzì, Surveying Engineer e ROV Pilot. – La prima fase, con strumenti di precisione come il Multibeam, la seconda fase con strumenti acustici di altissima precisione come il sailscanner e la terza fase con strumenti visivi come il ROV, dotato di due telecamere, una a bassa risoluzione e una ad altissima risoluzione, che permettono di fare un confronto sui target rilevati nelle precedenti fasi».

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