Salerno, capo ultras e avvocato truffano 160mila euro ai genitori di un tifoso morto in un incidente

38 le misure cautelari. Agli indagati è contestata l’aggravante di aver approfittato della condizione di minorata difesa delle vittime, dovuta allo stato di sofferenza psicologica derivante dalla morte del ragazzo

Anche un avvocato e uno dei leader degli ultras della Salernitana figurano tra gli indagati dalla Dda di Salerno nell'ambito dell'inchiesta che ha portato questa mattina all’esecuzione di 38 misure cautelari.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei Carabinieri del Nucleo investigativo di Salerno, coordinati dalla Dda, tre indagati, tra cui un avvocato e uno dei leader del tifo organizzato locale, avrebbero commesso una truffa nei confronti dei genitori di un ventenne, anch'egli appartenente agli ultras granata, deceduto in un incidente stradale mortale.

Secondo la ricostruzione fatta propria dal gip nell'ordinanza, il capo del gruppo ultras, sfruttando la fiducia a lui riconosciuta proprio in quanto leader della tifoseria organizzata, sarebbe riuscito a carpire la buona fede dei genitori della vittima ai quali avrebbe indicato il legale per le procedure assicurative relative alla morte del figlio. L'avvocato, mediante la falsificazione totale o parziale della documentazione fiscale attestante presunte spese sostenute per il funerale della vittima e le successive consulenze tecniche di parte, avrebbe indotto in errore i familiari circa gli oneri complessivamente a lui dovuti, appropriandosi della somma di 160mila euro dal totale del risarcimento liquidato dall'assicurazione per l'incidente, ripartendola con il capo ultras e un altro indagato.

A tutti gli indagati è contestata l'aggravante di aver approfittato della condizione di minorata difesa delle vittime, dovuta allo stato di sofferenza psicologica derivante dalla morte del giovane. Parte della somma provento della truffa sarebbe stata poi riciclata attraverso una fattura falsa di 43.310 euro, emessa dalla società di consulenza di proprietà della moglie di uno dei tre.

Secondo quanto emerso dalle indagini la donna, legale rappresentante di un'impresa individuale con sede a Pontecagnano Faiano (Salerno), mediante l'utilizzo e la presentazione di dichiarazioni e di documentazione attestante cose non vere, avrebbe conseguito indebitamente un contributo a fondo perduto che lo Stato ha erogato al fine di sostenere le imprese colpite dall'emergenza Covid, ricavandone un vantaggio patrimoniale quantificato in 30.856 euro corrisposto dall'Agenzia delle Entrate mediante accreditamento diretto in conto corrente intestato al beneficiario. Da qui la connessa ipotesi di indebita percezione di erogazioni pubbliche.

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