Covid, i contagi calano. Il tasso di positività scende dello 0,9, adesso è al 15,6%

Oggi 184.615 positivi, 316 i decessi

Calano da 196.224 a 184.615 i contagi oggi in Italia dove si contano però altri 316 morti. Il tasso di positività scende dello 0,9 al 15,6% mentre nelle terapie intensive c’è un letto in meno occupato mentre sono 339 quelli in più presi da pazienti Covid nei reparti di medicina.

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In Lombardia sono 1.337 i contagi in meno rispetto a ieri mentre in Piemonte sono 2.406 sempre con il segno meno. In Liguria i contagi passano invece 5.984 a 6.692.

Sono 17.956 i nuovi casi diCovid-19 rilevati in Veneto nelle ultime 24 ore, un dato ancora in calo rispetto a ieri quando se ne sono contati 19.811. Dall'inizio della pandemia il totale dei contagi è 830.517. L'incidenza è dell'11,71% su 153.357 tamponi.

Oggi nel Lazio su 25.567 tamponi molecolari e 69.001 tamponi antigenici, per un totale di 94.568 tamponi, si registrano 10.272 nuovi casi positivi (-1.755). Sono 34 i decessi (+19) ma il dato comprende recuperi di notifiche. 1.620 i ricoverati (-9), 204 le terapie intensive (+2) e +4.207 i guariti. Il rapporto tra positivi e tamponi è al 10,8%. I casi a Roma città sono a quota 5.061.

Nella settimana dal 5 all'11 gennaio si rileva un aumento del 49% dei nuovi casi di Covid-19, che sono stati un milione e 207.689 rispetto agli 810.535 della settimana precedente. In forte crescita sono anche i casi attualmente positivi: sono 2.134.139 rispetto a 1.265.297 della settimana precedente, pari a +68,7%. Mentre l'incidenza di nuovi casi di infezione da Sars-Cov-2 in 56 province supera i 2000 casi per 100.000 abitanti. Lo rileva il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe che parla di «misure insufficienti a frenare la salita dei contagi». «Nell'ultima settimana - dichiara Nino Cartabellotta, presidenteGimbe - si è registrata un'ulteriore impennata di nuovi casi che hanno superato quota 1,2 milioni, con un incremento che sfiora il 50% rispetto alla settimana precedente e una media giornaliera che aumenta da 128.801 del 5 gennaio a 172.559 l'11 gennaio (+34%)».

In tutte le Regioni si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi: dallo 0,5% dell'Umbria al 208,7% della Liguria. Le 56 Province in cui l'incidenza supera i 2.000 casi per 100.000 abitanti sono: Rimini (4469), Forlì-Cesena (3462), Ravenna (3382), Modena (3340), Firenze (3031), Lodi (3016), Monza e della Brianza (2858), Bologna (2806), Varese (2776), Trento (2774), Sondrio (2771), Brescia (2751), Reggio nell'Emilia (2722), Milano (2636), Prato (2625), Pisa (2615), Como (2596), Napoli (2584), Verbano-Cusio-Ossola (2575), Pavia (2567), La Spezia (2531), Pistoia (2529), Rovigo (2483), Aosta (2452), Lecco (2451), Caltanissetta (2435), Parma (2402), Verona (2390), Cremona (2389), Teramo (2385), Genova (2377), Savona (2349), Ferrara (2344), Chieti (2328), Lucca (2324), Bergamo (2320), Terni (2311), Mantova (2224), Arezzo (2222), Imperia (2206), Cuneo (2187), Piacenza (2173), Bolzano (2168), Biella (2163), Massa Carrara (2160), Vicenza (2133), Siena (2131), Livorno (2120), Pordenone (2105), Treviso (2082), Trieste (2071), Salerno (2047), Pescara (2041), Torino (2036), Caserta (2031) e Asti (2028).

È stabile al 27%, in Italia, secondo i dati Agenas, la percentuale di posti nei reparti di area non critica occupati da pazienti Covid, ma in 24 ore, cresce in 9 regioni: Campania (26%), Friuli (27%), Lombardia (32%), Marche (27%), PA Trento (25%), Puglia (18%), Sicilia (33%), Toscana (23%), Umbria (31%). È stabile al 18% anche la percentuale di terapie intensiva occupate da pazienti Covid, ma cala in 8 regioni: Basilicata (1%), Campania (11%), Liguria (18%), Trento (30%), Piemonte (23%), Sardegna (13%), Sicilia (20%), Valle d'Aosta (13%). Altre 6 superano il 20%, (Friuli, Marche, Toscana, Trento, Piemonte, Lazio) e, a livello giornaliero, il tasso cresce in 4: Abruzzo (al 19%), Friuli (23%), Marche (23%), Toscana (22%). Stabile in Calabria (20%), Emilia Romagna (17%), Lazio (21%), Lombardia (17%), Bolzano (17%), Molise (5%), Puglia (10%), Umbria (16%), Veneto (20%).

Gimbe elabora i dati forniti dalle regioni all'Agenas all'11 gennaio scorso. E spiega che «l'enorme quantità di nuovi casi in continua crescita sta progressivamente saturando gli ospedali sia perché `incontra´ una popolazione suscettibile troppo numerosa (2,2 milioni di 0-4 anni non vaccinabili, 8,6 milioni di non vaccinati e oltre 15 milioni in attesa della terza dose) sia, in misura minore, per i fenomeni di `escape´ immunitario della variante Omicron». In particolare nello scenario regionale, contenuto nel monitoraggio indipendente Gimbe, relativo al numero di posti letto disponibili per pazienti Covid prima di raggiungere le soglie del 20% per le intensive e il 30% per l'area medica per il passaggio in zona arancione, emerge che Calabria e Piemonte sono a 0 posti disponibili in intensive e in area medica, Liguria 0 area medica e 1 posto in intensiva, Sicilia 0 in area medica e 4 intensive. La Valle d'Aosta ha zero posti letto in area medica e 1 in terapia intensiva, avvicinandosi alla fascia arancione; se si considerano le aree mediche, con zero posti la Lombardia è in arancione ma conserva ancora 50 posti nelle terapie intensive; la Pa di Trento ha all'attivo 33 posti in area medica mentre ha zero posti disponibili in terapia intensiva e quindi si affaccia alla zona arancione; il Friuli Venezia Giulia ha in arancione le terapie intensive perché ha zero posti, mentre ha 30 posti in area medica; le Marche sono in arancione per la disponibilità di posti in terapia intensiva ma hanno 49 posti in area medica; il Lazio si presenta con zero posti per le terapie intensive ma 343 per i posti in reparto; il Veneto zero posti in terapia intensiva ma 296 posti disponibili in area medica; la Toscana zero posti in intensiva ma 402 disponibili in area medica. L'Umbria ha all'attivo 1 posto in area medica e 3 in terapia intensiva.

«C'è un dibattito che abbiamo innescato noi sulla definizione di caso» Covid, «in linea con l'Ecdc che dice che ci sono due criteri: avere malattia respiratoria acuta o sintomi simil-influenzali e il tampone positivo, che sia antigenico o molecolare. Quindi il paziente positivo, ma senza sintomi, non è un caso». Così il presidente del Veneto, Luca Zaia, durante il punto stampa sulla situazione Covid. «Questo cambia la storia del Covid, è il grande dibattito internazionale», ha sottolineato. «La Regione Veneto chiederà che siano adottate le linee guida Ecdc», ha aggiunto. Questo «non significa fare un magheggio sui numeri», ha assicurato il governatore, ricordando «il caso tipico della partoriente che arriva in ospedale e risulta positiva senza sintomi: noi chiediamo questa quota di pazienti, che non è vastissima, sia depennata dalle statistiche». 'Ecdc, il massimo organo europeo per le pandemie definisce un paziente Covid quando il soggetto è ammalato, con una malattia respiratoria acuta o una sindrome simil-influenzale quando il tampone è positivo, che sia antigenico o molecolare. Lo ha ricordato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia nel consueto punto stampa. «Cosa significa? - Si chiede Zaia -.Che il paziente senza sintomi o il paziente che ha sintomi ma non è positivo, non è un `caso´. Questo cambia tutto - ha commentato Zaia -. Ovvio che la perplessità è che tanti positivi asintomatici comunque portino in giro l'infezione, Dai dati che abbiamo sembra che la quota dei sintomatici si stia abbassando moltissimo, è fondamentale e le Regioni lo chiederanno, adottare le linee guida Ecdc sui «casi». Un altro dato è quello sui ricoveri ospedalieri - ammonisce Zaia -. Quelli che definiamo `Covid per caso´, ovvero chi scopre per caso di essere positivo, come la partoriente che va in ospedale e in sede di tampone pre-ricovero e scopre di essere positiva. Quindi chiediamo che questa quota venga depennata dalle statistiche e non vengano conteggiati ai fini della classificazione delle zone».

Credo che il dibattito dovrebbe spostarsi, adesso, su come ragionare di una semplificazione di ciò che oggi non è più compreso dai cittadini, dalle famiglie, da chi lavora, da chi va a scuola». Ad affermarlo è il presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, intervenendo alla trasmissione `Tagada´` su La7. Per tornare alla quotidianità, ha osservato, «perché aspettare tanti giorni, ad esempio se si è asintomatici o se si è contatto stretto e non si ha nessun sintomo? Perché dovere aspettare tanti giorni» o osservare lunghe «quarantene?». In un incontro con le istituzioni locali e i presidenti di Provincia emiliano-romagnoli, ha aggiunto Bonaccini, «abbiamo deciso di indicare alcune soluzioni al Governo o meglio richieste di semplificazione: in Emilia-Romagna noi lunedì partiremo con la sperimentazione» dell'autotesting, ha concluso: «Vogliamo responsabilizzare le persone e permettere loro di essere anche più veloci».

Omicron buca i vaccini ma non la loro capacità di proteggerci dal rischio ospedalizzazione

Citando i dati del Sud Africa, il consigliere della Casa Bianca, Anthony Fauci, ha mostrato che con l'arrivo di Omicron l'efficacia dei vaccini contro l'infezione è scesa dall'80% al 33%, mentre la protezione contro il ricovero in ospedale è passata dal 93% al 70%. «Per fortuna, però, sappiamo che con la dose booster gli anticorpi neutralizzanti contro Omicron aumentano di 38 volte, per cui è importante farla», ha detto Fauci. Anche i dati della Gran Bretagna mostrano che la dose booster ha ridotto di oltre l'80% il rischio di ricovero. Il booster con gli attuali vaccini anti-Covid offre dunque una buona protezione contro Omicron, per cui al momento non servono nuovi vaccini specifici per questa variante, è la conclusione di Fauci.

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