L’associazione Giustizia per Taranto: “Poniamo fine a questo intollerabile stillicidio, non ci sono tutele per la salute e per i lavoratori”

Le reazioni dopo l’arresto del commissario straordinario dell’Ilva Enrico Laghi

«L'ulteriore conferma che questa fabbrica può restare in piedi solo attraverso un sistema marcio che soffoca il nostro territorio». Dalla città della più grande acciaieria d’Europa arrivano i commenti all’arresto di Enrico Laghi, commissario straordinario dell’Ilva dal 2015 al giugno 2018. Un nuovo terremoto per presunti favoritismi al siderurgico. «Aggiustamenti di vicende giudiziarie, corruzione, accreditamento di personaggi ambigui e tanta altra roba da rabbrividire» dice ancora l’associazione Giustizia per Taranto che torna a chiedere la chiusura del siderurgico «ora e per sempre, ponendo fine a questo stillicidio intollerabile».

L’accusa riguarda un altro filone dell’inchiesta che ha coinvolto l’ex procuratore di Taranto, Carlo Capristo, gli avvocati Piero Amara e Giacomo Ragno, il poliziotto Filippo Paradiso e il commercialista Nicola Nicoletti. Un «preciso disegno criminoso» dice la procura di Potenza.

Quando era commissario straordinario, Laghi avrebbe ricevuto dalla procura guidata da Capristo la «particolare e favorevole attenzione alle esigenze di Ilva in As» con «utilità e vantaggi processuali». Laghi «acquisiva maggiore credito presso il governo e i ministri competenti quale abile e capace manager risolutore delle questioni giudiziarie, economiche e patrimoniali». Negli atti si parla di lui come «soggetto attivo della corruzione in atti giudiziari» nonché «mandante delle attività illecite materialmente compiute da Nicoletti». Quest’ultimo è stato invece consulente dei commissari e delegato «a seguire e coordinare- sulla base delle loro direttive, ma di fatto con ampia e notevole autonomia- le vicende gestionali, produttive e legali» che riguardavano lo stabilimento ionico.

Per l’associazione Genitori Tarantini «l’arresto di Laghi fa il paio con quello di Capristo che, quando era a capo della procura tarantina, ha mosso le sue pedine affinché l’Ilva godesse di favori a scapito ovviamente dell’ambiente, della vita e della salute dei cittadini di Taranto e, in particolare, dei bambini. Sono cose inaccettabili in uno Stato democratico - dice il portavoce Massimo Castellana- e che si ripresentano ogni volta che si parla di questa acciaieria. Qui tutto sembra essere concesso per favorire la produzione, nulla viene concesso per tutelare la salute e i lavoratori e nulla si fa affinchè le produzioni ecocompatibili con il territorio possano finalmente vedere un futuro possibile».

Sulle notizie di queste ore interviene anche l’eurodeputata tarantina Rosa D’Amato. «Lo stabilimento cade a pezzi, mettendo a rischio operai e cittadini. E a tenerlo in vita è un sistema marcio di connivenze: dallo Stato ai Riva, fino ai commissari governativi di Renzi, ai Mittal, ai ministri e parlamentari che alimentano il mostro con denari pubblici fino al prossimo morto, fino al prossimo studio epidemiologico. Una fabbrica al centro di indagini, processi, condanne e attorno una città che prova a emergere dalle sabbie mobili, ma che più si muove, più lo Stato la lascia affondare».

L’arresto di Laghi arriva nel giorno in cui nell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, sono partite altre tredici settimane di cassa integrazione e alla vigilia dell’incontro tra azienda e sindacati in programma domani pomeriggio a Roma. Mentre le organizzazioni delle tute blu attendono una convocazione dal governo per conoscere il piano industriale e le ricadute in termini occupazionali. «Queste notizie ormai non ci meravigliano più, ma fanno male- commenta il coordinatore provinciale dell’Usb di Taranto Franco Rizzo in viaggio verso la capitale- e come sindacato siamo colpiti dal fatto che, anche di fronte a un tema importante come la salute e la sicurezza, prevalga l’interesse economico. Laghi non è una figura di secondo piano, ma una persona di fiducia di molti governi. Quanto è trapelato sino a questo momento da questa inchiesta ci lascia storditi e ci fa pensare, ancora una volta, di come funziona il sistema Paese in Italia. E, in particolare, questa fabbrica».

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